Crisi e solidarietà

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I numeri della crisi che arrivano ogni giorno e da tutte le parti sono sconfortanti. Le cifre globali confermano le notizie locali e queste rimandano a quelle. Da qualunque parte si guardi si è sempre costretti al dato bruto del lavoro che non c’è e del generale disagio nel quale si è costretti a vivere. Le belle notizie sullo stato dell’economia sono talmente esili che annegano nel mare delle altre notizie, quelle brutte.

Una delle belle notizie è l’allargarsi della solidarietà. Istituzioni e privati sono diventati più generosi. Anche la Caritas di Bergamo, come tutte le altre Caritas, comprese le molte che si trovano nelle parrocchie, documentano l’allargarsi del disagio e il diffondersi di situazioni di bisogno anche a molte famiglie italiane. Sicché si sta vivendo un paradosso: spesso colore della pelle, cultura, religione ci dividono. Il bisogno ci unisce e si è costretti a guardarci in faccia più di quanto non lo facessimo prima.

Ma con una annotazione, ci sembra, necessaria. La solidarietà che sta fiorendo da molte parti non dovrebbe essere soltanto figlia della crisi. Perché gli altri ci sono sempre e, tra gli altri, i poveri. “I poveri li avete sempre con voi”, dice Gesù, rispondendo alle preoccupazioni economiche di Giuda, nel vangelo di Giovanni. Anche in tempi di benessere, infatti, basta alzare gli occhi sopra i nostri orizzonti e di poveri se ne trovano ovunque. Anzi, non bisogna neppure alzare gli occhi, perché tanta gente deve fuggire da guerre e miserie, dal Sud e dall’Est del nostro mondo. Hanno imparato la strada, ormai, e arrivano a casa nostra.

Ma allora l’emergenza di questi ultimi anni potrebbe ricordarci una verità ovvia: per vivere bene bisogna vivere con gli altri, sempre, in tempi di crisi e in tempi di benessere. La solidarietà, cioè, non è un lusso di qualche mese gramo, da archiviare alla svelta, ma un modo di vivere. Si vive meglio, si è più uomini se si coltivano e si allargano i legami, se noi siamo attenti agli altri e gli altri sono attenti a noi. Nessuno certo si augura una crisi, ma quando una crisi arriva può perfino diventare una scuola di vita.

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2 commenti

  1. valter dadda on

    Carissimi della redazione, alcune volte, anche le parole sono solidarietà se scritte con la giusta sensibilità. Condivido e apprezzo il vostro pensiero. Grazie

  2. Giovanni Ronchi on

    ” I poveri, li avrete sempre con voi “. Tema la solidarietà permanente. A mio parere,da un punto di vista cristiano, questo implica un’educazione alla solidarietà, che trova, fondamento nella compassione ( patire con ), perché se io non vivo dentro di me il disagio, la sofferenza di chi devo aiutare, allora non faccio della solidarietà, ma svolgo un lodevole compito, una lodevole mansione da dipendente,volontario o altra fattispecie. presso un ente,un’associazione o altro. Papa Francesco ha più volte detto che la Chiesa non è una O.N.G. Il cristiano offre l’acqua all’assetato non solo per assolvere ad un dovere umanitario ma perché lui stesso era un assetato, che avendo accettato e bevuto l’acqua offerta alla Samaritana, non solo offre una bottiglia d’acqua alla persona che ha sete, ma gli testimonia, senza proselitismo, chi disseta in eterno, Gesù. Si obietterà, di fronte all’urgenza di soddisfare dei bisogni vitali, ci vogliono soluzioni concrete, non eteree parole. Certo, ma la solidarietà ha anche uno scopo educativo, non deve essere fine a sé stessa, o strumentalizzata da interessi economici, con all’infinito gli stessi soggetti attivi e passivi. Due sponde separate, per paradosso, dagli aiuti. Chi è aiutato, in virtù del gratuito gesto d’amore che riceve, è invitato per quel che può, a collaborare con chi l’aiuta. Aiutati che Dio t’aiuta …… Mille gli esempi che si potrebbero fare: chi ha pasto gratuito: lavi il piatto, pulisca i tavoli, i pavimenti ecc..; chi è alloggiato: tenga in ordine gli alloggi, faccia manutenzione alle strutture ecc. ecc.; ………tutti vivi ed attivi in un mondo solidale ove i poveri sono a tempo determinato.

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