Moccia, mocciosi

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Bamboccioni di tutto il mondo unitevi! È nelle sale da qualche giorno il nuovo film di Federico Moccia, “Universitari – Molto più che amici” con il quale il regista, scrittore e sceneggiatore prosegue la sua indagine nel mondo dei ragazzi dopo i vari “Amore 14”, “Tre metri sopra il cielo”, “Scusa ma ti chiamo amore”, “Scusa ma ti voglio sposare” (ma perché chiede sempre scusa? Mah!). Certo, sparare su un film di Moccia (o sui suoi romanzi) è come sparare sula Croce Rossa: «Come prima, peggio di prima» (Maurizio Porro sul Corriere della Sera), «Improbabile quasi tutto» (Paolo D’Agostini, La Repubblica), «forse nemmeno i mocciosi stavolta gradiranno», (Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano, «Desolante commediola di rara inconsistenza» (Maurizio Acerbi, Il Giornale) e via denigrando anche se forse, tutto sommato, questa sua ultima fatica si lascia anche vedere. Ma non è questo il punto.

REALISTICO? SOLO UN PO’

Il punto è: sono proprio così i ragazzi di oggi? O non sarà che a forza di darne un’immagine distorta crediamo che siano proprio così? Certo questi film (e i romanzi di Moccia) partono evidentemente da una qualche base “realistica” ma, magari, quella del quartiere dove uno vive. Poi bisogna edulcorare il tutto smorzando sia i toni (eventualmente) drammatici che quelli troppo spinti sul versante trasgressivo, con il risultato di servire un brodino che va bene per tutti e quindi non accontenta nessuno. E allora preferiamo di gran lunga un film dichiaratamente goliardico come il landisiano “Animal House” (rivisto qualche sera fa al cinema) dove la follia liberatoria degli ultimi della classe (rappresenta dal Toga party) diviene epitome della liberazione di un’intera generazione (è ambientato negli anni Sessanta), che poi sarà quella sia della contestazione che quella travolta dalla guerra del Vietnam. E non è un caso se è proprio il cinema americano (senza adesso stare a farne la storia completa) che ha scritto i migliori film di ambiente scolastico.

SERI, SÌ, MA ANCHE GOLIARDICI

Solo negli ultimi anni ricordiamo “L’attimo fuggente”, per citarne solo uno, o il cinema francese con “Entre les murs” premiato a Cannes. Per trovare un esempio simile noi dobbiamo tornare indietro al 1988 con il film di Gianni Amelio “I ragazzi di via Panisperna” che raccontava gli anni di formazione della formidabile squadra di giovani e giovanissimi scienziati formata da Ettore Majorana, Bruno Pontecorvo, Edoardo Amaldi, Emilio Segrè, guidati da Enrico Fermi. Un film serissimo ma dove c’è anche spazio per un po’ di goliardia (erano comunque gli anni Trenta). Questo per dire che le due cose, serietà e goliardia, possono benissimo stare insieme senza recarsi danno a vicenda. Parlavamo di cinema americano e allora, concludendo questo brevissimo e assolutamente incompleto excursus, ci piace ricordare quello che per noi è uno dei film più struggenti sul passaggio dalla giovinezza all’età adulta, “American Graffiti” di George Lucas. L’ultima estate in provincia prima di partire per il college che cambierà, davvero, per sempre la vita dei protagonisti. E anche quella degli spettatori, cosa che un film di Moccia, detto con tutto il rispetto, non saprà mai fare.

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