Teologia da record

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A Milano sono tante le scuole di teologia per laici aperte in questi anni, e il numero degli iscritti è notevole: si va da 150 fino a punte di 300-350, come nel caso di Abbiategrasso. E così la teologia diventa una materia “non solo per i preti”. E non si tratta poi solo di brevi cicli di incontri ma di cinque anni di studio, l’impegno richiesto, quindi, è notevole. E che l’adesione rimanga comunque alta è un segno del desiderio diffuso di approfondire e far crescere la propria fede: un segno importante, visto che secondo un recente sondaggio di Eurisko parecchi fanno confusione sui temi religiosi, anche quelli che dichiarano di aver ricevuto un’educazione cattolica. L’età media degli iscritti è intorno ai 55-60 anni, ma sono tanti (e in aumento) anche i trentenni e i quarantenni. Il primo anno è di solito il più “gettonato” perché si affrontano temi legati alla Bibbia, più accessibili perché si tratta di testi già conosciuti e ascoltati. Poi si passa ad aspetti più filosofici e qualcuno abbandona il campo, la maggioranza però arriva a concludere il percorso.

UNA RIFLESSIONE CRITICA

<Una riflessione critica sulla propria fede – dice  don Franco Manzi, docente di Ebraico e Sacra Scrittura, e dal 2012 direttore della Sezione parallela della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale nella sede di Venegono Inferiore – aiutata da un itinerario quinquennale, come quello delle Scuole di teologia per laici, potrebbe favorire una formazione personale capace poi di interagire in tutti i settori della vita, quindi non solo parrocchiale ed ecclesiale, ma anche civile>.

Anche a Bergamo stanno partendo gli incontri di “Invito alla teologia” promossi da Fondazione Bernareggi e Seminario di Bergamo: il primo appuntamento è stasera, 10 ottobre, al Centro Congressi di viale Papa Giovanni XXIII n. 106, e don Ezio Bolis parla di <Educare la fede a tenerezza ardente e tenerezza ineffabile – La lezione spirituale di Giovanni XXIII>.

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