Uomini lenti

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Un uomo cammina da solo, appoggiandosi a un bastone, lentamente, fino a raggiungere il portone di una chiesa. Un altro attraversa la strada, curvo, malfermo sulle gambe, cercando sostegni occasionali. Ogni tanto si ferma a riposare, mentre intorno la città corre veloce. Sceglie un punto di vista volutamente marginale Michael Nyman per il suo video «Slow walkers», tra i momenti più poetici e intimisti dell’applaudito concerto del compositore e pianista inglese, accompagnato dalla sua band, a Casa Dalmine Tenaris sabato sera nell’ambito di «Contaminazioni contemporanee» per BergamoScienza.

Racconta la fragilità, con tutta la sua dignità, la sua solitudine. E con essa getta uno sguardo obliquo, lento, sul mondo, e costringe anche noi, incatenati alla sua musica ipnotica, a fare lo stesso, a cambiare prospettiva. È una magia anch’essa fragile ma che colpisce profondamente e risuona nell’anima. Nyman è diventato famoso per le sue melodie «sensibili» (una su tutte, la colonna sonora di «Lezioni di piano»), che fanno vibrare corde inaspettate con i loro moduli sonori essenziali, ripetuti ogni volta con piccole variazioni, con gli strumenti che dialogano creando relazioni inedite. Il suo discorso musicale è insieme quotidiano (la ripetizione richiama in fondo un po’ la routine di ogni giorno) e «visivo», da film, appunto, ma soprattutto nei casi più felici, come questo di «Slow walkers», sa essere ironico, profondo e spiazzante.

 

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