Aiuto alle Filippine

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“L’uomo che soffre ci appartiene”.  La frase di Giovanni Paolo II si può applicare alla missione costante della Caritas: organismo pastorale sempre in prima linea per i temi legati a Carità e solidarietà sul territorio nazionale conta 220 Caritas diocesane. Parte proprio dalla Caritas l’invito a dedicare la giornata di domani, 1° dicembre, alla raccolta di fondi per aiutare le popolazioni colpite dal tifone nelle Filippine.

I fondi raccolti, come spiega monsignor Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana dal gennaio 2012, serviranno ad aiutare realtà già attive sul territorio: “Non ci sovrapponiamo mai al lavoro ordinario ma offriamo supporto a chi nel posto conosce la situazione e può indicare dove finalizzare la nostra attenzione attraverso progetti mirati”.

Monsignor Soddu, secondo gli ultimi dati Istat, dal 2007 al 2012 le persone che nel nostro Paese vivono in grave difficoltà sono raddoppiate da 2,4 a 4,8 milioni. La situazione nelle mense Caritas registra questo peggioramento delle condizioni di vita?

“È evidente! Raccogliamo questo dato che viene gestito prima dai Centri di ascolto e poi dalle mense. Esse attivano nel territorio tutto quanto possa venire in soccorso a questo tipo di quotidianità”.

Dal 1° gennaio 2014 l’Unione Europea, che tramite l’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) distribuisce le derrate alimentari alle realtà assistenziali sparse sul territorio nazionale, ha deciso di interrompere il servizio principalmente a causa della crisi economica. Che cosa accadrà ora?

“Una cosa è chiara: quei 100 milioni che venivano stanziati dall’UE, che nel nostro caso servivano per acquistare dei beni di prima necessità per essere distribuiti attraverso il Banco Alimentare, le Caritas e Croce Rossa nelle diocesi in maniera capillare, verranno a mancare. Ci sarà piuttosto un contributo minore (5 milioni) per venire incontro alle povertà estreme”.

La Caritas insieme alle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) ha recentemente chiesto misure di sostegno del reddito nei confronti delle famiglie indigenti. Che cosa ritiene debba essere fatto al riguardo con maggiore urgenza?

“Riteniamo opportuno e urgente che ci sia da parte dello Stato e da parte della collettività un interessamento a favore delle povertà estreme. Non è dignitoso e nemmeno giusto che ci si interessi soltanto in chiave assistenzialistica, bisogna innescare qualcosa, come il REIS (reddito di inclusione sociale, che non è stato inserito nella Legge di Stabilità), prevedere, cioè, un contributo monetario diverso da famiglia a famiglia, per attivare un progressivo reinserimento nella società da parte delle persone che si trovano nello stato di assoluta povertà”.

Il naufragio di una nave in prossimità delle coste di Lampedusa avvenuta nell’ottobre scorso, che ha causato la tragica morte di 366 migranti, ha posto all’attenzione mondiale un dramma che è un’emergenza nazionale. Qual è il sistema di accoglienza che la Caritas sta effettuando?

“A Lampedusa vi è una criticità estrema dovuta al flusso di entrata nel centro di accoglienza che può ricevere soltanto 250 persone, sappiamo che invece ne ha accolte anche 1000. Quando io sono stato nell’isola c’erano 928 presenze. Occorre un maggiore coordinamento di tutti i servizi statali, quindi la Caritas si offre come “potenzialità in atto della carità”, sia lì a Lampedusa sia nell’offerta di luoghi di accoglienza che possano essere degni della persona. L’Europa e anche l’Italia devono fare la loro parte. Noi accogliamo dieci volte in meno rispetto alla Germania, questa accoglienza e questa attenzione deve essere maggiormente strutturata, organizzata all’altezza del rispetto della persona”.

Ha recentemente inaugurato a San Possidonio (Mo) l’ultimo centro di comunità dei 17 previsti e realizzati grazie alle offerte raccolte. Com’è la situazione nei luoghi colpiti dal sisma del maggio 2012 in Emilia e qual è stato il contributo della Caritas?

“A mio modo di vedere il contributo della Caritas è stato grande. Abbiamo definito il campo di azione che è consistito nel creare una rete di solidarietà a 360 gradi con la costruzione di 17 centri di comunità che sono il simbolo del rapporto di reciprocità che esiste tra le 220 diocesi italiane e le diocesi colpite dal sisma. Rispetto a quello che ci eravamo proposti le sbavature sono state minime: ho riscontrato una grande soddisfazione da parte dei vescovi e dei parroci di quelle diocesi. La popolazione emiliana che si è molto distinta, ha visto che gli aiuti ricevuti sono stati un volano sia dal punto di vista sociale sia da quello umano. Hanno compreso che non erano rimasti soli nella tragedia e questo li ha aiutati nella ricostruzione”.

“Non date ai figli pane sporco”. È stato questo l’anatema del Santo Padre per fermare la “dea tangente” pronunciato a conclusione dell’omelia della Messa dell’8 novembre alla Domus Santa Marta. Cosa pensa dell’uso del denaro che si fa nella società di oggi?

“Importante è la visione critica e l’utilizzo morale dei soldi. Il fine specifico non sono i soldi ma il servizio alla persona. Tutto il movimento pecuniario non deve essere fine a se stesso ma sempre riportato al bene dell’individuo. Le tangenti (il pane sporco a cui si riferisce il Papa) e tutto quello che gira intorno deve essere assolutamente bandito. Questo non deve valere una volta per tutte ma deve essere un’azione costante da parte della Chiesa e da parte della Caritas all’interno della Chiesa. Credo che sia proprio questo uno dei motivi che dà grande credibilità e visibilità a Caritas”.

 

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