Qui Filippine

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Sono Alessandra Emide, originaria di Serina in Valle Brembana. Mi trovo nella comunità del Focolare a Cebu City, Filippine, dallo scorso dicembre. Sono contenta di scrivere queste righe per il settimanale diocesano “SantAlessandro”, un po’ perchè porto il suo stesso nome, un po’ perché devo molto alle mie origini bergamasche, mi hanno dato la tempra giusta per affrontare tante sfide nella vita… Come questa che mi è capitata: andare dall’altra parte della Terra, in un arcipelago di 7000 isole ai confini dell’immenso Oceano Pacifico, le isole Filippine.

Non è stato facile adattarsi a un mondo completamente diverso, pieno di sfide, di problemi, di piaghe sociali e di corruzione purtroppo, come sono tanti paesi del così detto Terzo Mondo, però anche ricco di umanità e di valori che in Occidente si stanno un po’ perdendo. Non sono da sola in questo nuovo ambiente, non ce l’avrei mai fatta, ma sono stata accolta e amata da tutta la comunità dei Focolari qui.

Non è possibile raccontarvi tutto quello che ho vissuto e compreso da quando sono arrivata, mi limito a quest’ultimo mese dopo il terremoto e il tifone che hanno colpito le nostre zone.

Quando c’è stato il terremoto nell’isola di Bohol, lo scorso 15 ottobre, abbiamo contattato i nostri amici che vivono lì, e grazie a Dio stavano tutti bene. Abbiamo cercato di capire con loro cosa era più necessario, e abbiamo iniziato a raccogliere e inviare gli aiuti. Il terremoto fortunatamente non ha distrutto i campi di riso, quindi a parte la mancanza di acqua ed elettricità, il cibo non mancava. Abbiamo inviato tende, materassini, zanzariere, coperte e quanto poteva servire per costruire un alloggio temporaneo a quanti avevano perso la casa. La cosa difficile a Bohol era raggiungere le località più lontane, alle quali si poteva arrivare solo con la barca e a piedi, perché le vie di comunicazione erano interrotte dalle crepe create dal terremoto. I giovani si sono subito messi a disposizione con generosità, e hanno organizzato una spedizione lì per portare aiuto a circa duecento famiglie di un quartiere su un’isola che era lontana dai centri di distribuzione degli aiuti. La nostra casa a Cebu si è riempita di sacchi e sacchi con beni di prima necessità comprati grazie alla comunione dei beni di tanti, e alle donazioni che arrivavano.

Stavamo ancora lavorando per organizzare una seconda spedizione, quando lo scorso venerdì 1 novembre è passato il super tifone, che qui nelle Filippine si chiama Yolanda. Premetto che le Filippine sono abituate ai tifoni, ogni anno nella stagione delle piogge sono innumerevoli, e si danno i nomi in linea con le lettere dell’alfabeto. Peresempio, dopo Yolanda, è già passato un altro tifone che si chiama Zenaida, ma non aveva la forza del precedente, e per fortuna non ha causato gravi danni.

Abbiamo iniziato a vedere anche noi, quasi increduli, le immagini che la TV locale inviava da Tacloban, la città nell’isola di Leyte che insieme ad altre vicine si è trovata al centro del tifone, ed è stata praticamente rasa al suolo. L’allarme di evacuare era stato dato dalle autorità locali alcuni giorni prima, specie agli abitanti della costa, purtoppo però non tutti hanno voluto lasciare le loro case «Siamo qui da tanti anni, di tifoni ne abbiamo passati tanti…». Però questo tifone aveva una forza inaudita, 230 km orari e più, come non avveniva da anni, e ha causato un’onda dall’oceano che in pochi minuti ha sommerso parte della città, mentre il vento fortissimo ha spazzato via tetti, case, alberi, qualsiasi cosa. I morti, solo nella città di Tacloban, sono più di diecimila.

A Tacloban conosciamo tantissimi cari amici, e la prima preoccupazione è stata quella di rintracciarli, sperando che fossero ancora vivi. Le comunicazioni con loro erano praticamente impossibili, perché non c’era elettricità, né segnale internet, né telefono. Solo dopo due tre giorni siamo riusciti ad avere i primi contatti. Un nostro amico è riuscito a telefonarci salendo al terzo piano di uno dei pochi edifici in muratura rimasti in piedi, dove c’era segnale telefonico. Lui e la famiglia si sono salvati chiudendosi nel bagno della casa, unica parte solida, mentre il resto, con pareti e tetto di legno, è stata spazzata via dal vento.

Il problema più immediato era la mancaza di cibo e acqua…il tifone aveva distrutto tutto, e già nei primi giorni tanta gente disperata ha dato l’assalto ai negozi e ai centri commerciali, anch’essi danneggiati dal tifone, per potersi procurare cibo. Era, ed è tuttora, difficile recarsi sul posto portando beni e aiuti, sia perché le strade sono interrotte, sia perché si rischia di essere derubati prima di arrivare a destinazione. Comunque, in questi giorni, l’esercito filippino sta cercando di garantire la sicurezza, e la comunità internazionale sta portando aiuti; tanta gente vuole andarsene da lì, e le code di attesa per prendere l’aereo o la nave sono di migliaia di persone. Qui a Cebu abbiamo accolto diverse famiglie di sfollati, sia a casa nostra, sia nel nostro Centro Sociale Bukas Palad («A mani aperte»).  Avevano bisogno di tutto: lavarsi, mangiare, dormire, vestirsi….ma soprattutto avevano negli occhi ancora l’orrore di quello che avevano vissuto, i tanti morti che il tifone ha lasciato per le strade, l’ansia per i loro parenti ancora dispersi, e l’incredulità e la gratitudine a Dio per essere ancora vivi. Attorno a loro si è stretta tutta la comunità dei focolari qui a Cebu, ed era commovente vedere l’aiuto generoso di tanti. Chi sta mettendo a disposizione il proprio tempo, facendo turni per essere presenti qui e accogliere quelli che arrivano, chi prepara da mangiare, fa la spesa, chi mette a disposizione il computer e il telefono per aiutare i sopravvissuti a rintracciare i loro parenti altrove nelle Filippine, per poterli raggiungere, o per cercare chi della famiglia è ancora disperso. Tanti stanno venendo la sera, dopo il lavoro, per preparare i pacchi con i beni di soccorso da inviare. Questa settimana siamo riusciti ad inviare un primo camion di aiuti, con cinque giovani dei nostri che si sono offerti per la spedizione, ed è arrivato a destinazione a Ormoc, una città non lontana da Tacloban. Oltre non si poteva proseguire, ci hanno detto che lungo la strada c’era il rischio di essere rapinati. La partenza dei nostri cinque amici è stato un momento commovente: abbiamo pregato tutti insieme chiedendo protezione per loro, perché tutti sapevamo bene che rischiavano la loro vita e non era sicuro quando sarebbero potuti tornare (le navi che viaggiano da Leyte a Cebu sono sommerse di profughi, ci sono code d’attesa di migliaia di persone). Ieri sono riusciti a tornare, e tutti eravamo ad aspettarli e li abbiamo accolti con gioia! Tra oggi e domani si sta organizzando una seconda spedizione. Alcuni dei nostri di Tacloban hanno deciso di non lasciare la città, a rischio della propria vita e della loro famiglia, per non abbandonare gli altri amici ancora dispersi e andare in loro soccorso.

Qui a casa è bello vedere come man mano che passano i giorni, chi è arrivato prima si mette ad aiutare i nuovi che arrivano, cucinando, pulendo, rimanendo svegli fino a tarda sera per aspettare chi sta venendo ancora, o semplicemente ascoltando le loro storie. Alcuni sono già ripartiti, per Manila o altre città, accolti presso parenti e amici.

Posso dire personalmente che questa esperienza mi ha impresso nell’anima un solo pensiero: tutto passa, non rimane niente, niente, niente nella vita, soltanto l’amore che diamo e riceviamo, i rapporti veri che costruiamo….sono quelli che ci rendono veramente PERSONE. Tutto il resto è un’aggiunta. L’amore, direi l’Amore con la A maiuscola, quello che ti rende capace di amare chiunque, non solo la tua famiglia, ma riconoscere un fratello e una sorella in chiunque ti passa accanto. L’Amore pronto a mettere a rischio la propria vita per salvarne altre, l’Amore che non risparmia tempo, forze, ore di sonno, per mettersi a disposizione degli altri. Quell’Amore che se vissuto non solo personalmente ma reciprocamente e con l’adesione esplicita di due o più, porta in sè la presenza potente di un “Altro”, che si stabilisce in mezzo a noi, e opera, consola, suggerisce idee, illumina, porta avanti ogni cosa, guarisce i cuori, infonde nuova forza e nuova speranza. È Lui, Dio, che vogliamo offrire alle persone ferite, nel corpo e nello spirito, insieme a tutto il sostegno concreto che l’Amore ci suggerisce.

Per chi volesse aiutare concretamente i Focolari nelle Filippine e Alessandra Emide nell’assistenza agli sfollati ecco i dati per poter fare dei versamenti bancari. La causale del versamento è  «Aiuto per le vittime del tifone Yolanda».

METROPOLITAN BANK & TRUST COMPANY
Cebu Guadalupe Branch
6000 Cebu City – Cebu, Philippines
0063-32-2533728

Bank Account name:  WORK OF MARY/FOCOLARE MOVEMENT FOR WOMEN
Euro Bank Account no.:  398-2-39860031-7
SWIFT Code:  MBTCPHMM

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