Viaggiatori virtuali

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I giovani di oggi sono viaggiatori in molti sensi: secondo la ricerca degli oratori lombardi «Giovani e fede. Identità, appartenenza e pratica religiosa dei 20-30enni» lo sono un po’ meno dal punto di vista “fisico” perché la mobilità «viene avvertita come un peso più che come una chance, come una condizione subita più che un desiderio». Insomma: «i giovani conoscono molto bene la propria posizione, ma faticano a comprendere la direzione verso cui andare. Non a caso il “disorientamento” è una delle categorie che spesso vengono utilizzate per descrivere la generazione giovanile di oggi». Come rispondere a questo disagio? Sempre la ricerca di Odl individua la strada di «rilanciare luoghi educativi che aiutino il giovane nella costruzione della propria identità, che possano favorire la difficile unificazione del vissuto intorno al Vangelo. Se i giovani sono in un certo senso invisibili e frammentati in molte esperienze (come appare evidente, del resto, leggendo le interviste raccolte negli oratori cittadini e all’interno del nostro dossier, ndr), questo luogo vuole dare loro visibilità e soggettività reale, per far vivere una riscoperta vera del Vangelo e un’appartenenza significativa nella comunità cristiana e nel mondo».

L’allontanamento dalla fede che la ricerca descrive è relativo, come dimostra un altro, analogo studio svolto nel Nord Est e pubblicato nel volume «C’è campo?» edito da Marcianum Press: i ragazzi cercano soprattutto nuovi itinerari spirituali, modi di manifestare la propria fede più liberi e adatti a loro, con una spinta sull’individualità che deriva dalla natura della società contemporanea, fuori da itinerari precostituiti. Un profilo adatto ai «viaggiatori virtuali» che sono i ragazzi di oggi, sempre alle prese con uno schermo, sia quando giocano, sia quando studiano, sia quando vogliono parlare con gli amici. In questo si manifesta in modo chiarissimo lo scarto con le generazioni precedenti.

Certo, se si paragonano i dati della ricerca che riguardano gli indici di religiosità tradizionale facendo un paragone tra i padri (48-56 anni) e i figli, il cambiamento è impressionante. Le persone che sostengono di andare a messa almeno una volta al mese passano dal 47% al 26%; chi prega almeno qualche volta  alla settimana dal 58% al 28%. È molto diverso anche il modo di rapportarsi con la Chiesa cattolica come istituzione: chi ritiene di appartenere ad essa “senza riserve” o con “poche riserve”, dice la ricerca, passa dal 57% al 27%, col salto generazionale. La percentuale di coloro, invece, che dicono di non appartenere ad alcuna religione lievita dall’8% al 30%. C’è anche una fetta di persone secondo le quali la Chiesa cattolica “crea disagio”:  sono il 34% tra i padri e il 60% tra i figli e chi la ritiene “lontana” passa dal 51% (adulti) al 73% (giovani). Anche le convinzioni personali sono diverse: sono certi dell’esistenza di Dio il 50% dei padri e il 32% dei figli. E infine a non avere dubbi sulla resurrezione sono il 31% dei genitori e il 15% dei figli.

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