Volontari per caso

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I giovani lombardi non fanno volontariato: lo dice una ricerca effettuata da Ipsos per conto dell’istituto Toniolo nell’ambito del Rapporto giovani, la ricerca condotta in collaborazione con Fondazione Cariplo e Università Cattolica. Addirittura il 59% dei giovani tra 18 e 29 anni non ha mai vissuto un’esperienza di volontariato, e solo l’8,5% vi si dedica con continuità. Detto così, è un dato che fa squillare infiniti campanelli d’allarme: ma come, siamo sempre qui a parlare di solidarietà e del cuore grande dei bergamaschi, e poi i giovani non svolgono attività di volontariato?

E se guardiamo l’Italia in generale, secondo la ricerca va perfino peggio: i ragazzi che non hanno mai provato a fare volontariato arrivano al 64,7% (quasi sei punti in più della Lombardia). Il dato, certamente, lo dicono gli stessi ricercatori, sorprende «rispetto alla generale impressione di un universo giovanile particolarmente impegnato in questo settore. Anche in questo campo risulta una potenzialità inespressa».

In Lombardia i maschi che non si sono mai impegnati in attività gratuite a servizio degli altri sono il 64% rispetto al 54% delle donne. E ad avere avuto esperienze di volontariato in passato è il 20 per cento delle donne rispetto al 14,3% degli uomini. Per quanto riguarda chi si impegna attualmente però sono gli uomini a “vincere” con il 9% rispetto all’8% delle donne. Ci sono differenze sensibili a seconda dei livelli di scolarizzazione: tra chi ha un titolo di studio “basso” è il 67% a non aver mai fatto volontariato, contro il 51% di chi ha un titolo di studio alto. Tra i ragazzi con un titolo di istruzione superiore, quelli che fanno volontariato con continuità sono l’11,5%. E poi l’impegno diminuisce con l’età: la percentuale più bassa, il 7,4% dell’impegno continuativo appartiene ai 27-30 anni, mentre tra i 18-20 l’impegno continuativo è al 9,1% e saltuario all’11,9%.

Il panorama non cambia se parliamo di politica: soltanto il 3% circa dice di impegnarsi saltuariamente o con continuità attualmente in una formazione politica, gruppo o movimento. Per quattro giovani su dieci la politica è una cosa del passato.

Ma in mezzo a tutti questi numeri ce n’è uno che fa riflettere in modo particolare: oltre l’86% dei giovani dichiara di non appartenere ad alcuna associazione e solo il 3% dice di appartenere a più gruppi. È difficile quindi per i giovani di oggi trovare casa in gruppi strutturati, trovare un ambito in cui potersi pienamente riconoscere, seguire attività preordinate e organizzate, che richiedono un contributo di tempo e di forze fisso e continuativo. Sembra che l’influenza della famiglia non sia decisiva:  solo il 6,5 per cento dichiara che il nucleo familiare ha inciso “molto” nella propria decisione, il 20 per cento “abbastanza”, il 33 per cento “poco significativa”, il 40 per cento risponde che la famiglia non ha avuto alcuna incidenza.

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