Bersagli facili

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L’Eco di Bergamo ha riferito di una faccendaccia umiliante: alcuni passanti, probabilmente giovani, hanno sparato da una automobile a trans e prostitute, nella zona di Filago e Brembate. Sulla vicenda ha preso posizione con una dura nota la Fondazione Gedama Onlus di Ponte san Pietro che lavora per il ricupero e il reinserimento delle donne di strada.

Per leggere per intero la notizia clicca qui: L’Eco di Bergamo.

Di fronte a un fatto del genere nasce la domanda, scontata quanto spontanea: ma perché lo fanno? Intanto, una prima annotazione che viene dalla stessa notizia. Simili bravate sono già successe altrove: gli eroi in questione sono soprattutto imitatori. Questo suggerisce già una semplice considerazione. Imitare è tipico di chi non ha una straordinaria personalità, non sa mediamente quello che deve fare e, quindi, fa quello che fanno gli altri. Diciamo che, fondamentalmente, l’imitazione è segno abbastanza sicuro di debolezza.

Ma torniamo ad alcuni particolari della spedizione così come l’abbiamo letta. Chi ha sparato si trovava in macchina, mentre le ragazze si trovavano ai bordi della strada. Dunque gli aggressori hanno agito da una facile posizione di forza e hanno agito contro persone che non si aspettano quel comportamento. La sorpresa ingigantisce la forza di chi spara e la debolezza di chi subisce. Tipico anche questo di soggetti deboli. Proprio perché sono deboli si sentono in dovere di esibire forza e attingono forza là dove è più facile: agendo di sorpresa su ragazze inermi che si trovano ai bordi delle strade e si aspettano tutt’altro che un fucile puntato.

Ma le verità più inquietanti vengono dalla domanda più semplice: perché sparano? Per punire, per spaventare, per divertirsi? Quello che è certo è che hanno usato delle ragazze – quelle ragazze già gravate da probabili problemi, da probabilissime forme di debolezza – come semplice bersaglio. Dietro quella bravata sta dunque l’atteggiamento razzista di chi riduce l’altro a qualcosa che serve per sé. Certo, c’è da dire, ahimè, che questo aspetto della bravata ha diversi tratti in comune con quella degli “utilizzatori finali” (ve la ricordate l’espressione resa famosa dai processi di cui le cronache politiche hanno lungamente parlato?) delle donne di strada. Quelle donne, appunto, vengono utilizzate, non rispettate ovviamente, e tanto meno amate.

Quindi diamo la caccia agli idioti di Filago e di Brembate. Ma, quand’anche si riuscisse a scovali, non pensiamo di aver risolto il problema. Di idioti resta pieno il mondo e di utilizzatori finali e intermedi, pure.

Raccontiamo la storia dei volontari della Fondazione Gedama, sulle rotte della prostituzione bergamasca

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