Film da fiaba

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Il Natale, inteso nel senso più lato possibile, ha spesso ispirato il cinema che ha utilizzato i temi legati alla sua tradizione o, semplicemente, la «cornice» un po’ fiabesca che gli è stata cucita intorno, per realizzare una serie di pellicole sull’argomento. Sgomberiamo subito il campo dai nostrani «Natale a…» ambientati via via, anno dopo anno, a Cortina, in India, ai Caraibi, in Sud Africa, a New York, a Rio, in crociera ecc. ecc. o, ancora, dimentichiamo le variazioni sul tema tipo Vacanze di Natale, una serie di pellicole in cui variava solo l’anno di produzione (“Vacanze di Natale ’90”, ’91, ecc.) o film tipo il pur ottimo “Parenti serpenti” (1992) di Mario Monicelli (a cui si è ispirato Fausto Brizzi per il suo “Indovina chi viene a Natale? Con Diego Abatantuono, attualmente nelle sale), perché il Natale è solo il pretesto per far riunire i parenti e innescare così il meccanismo narrativo.

E concentriamoci, senza nessuna pretesa di esaustività, su alcuni film diventati ormai dei classici del genere edificante-natalizio. L’opera letteraria più saccheggiata dal cinema in questo campo è sicuramente “Canto di Natale” di Charles Dickens, portato sullo schermo con diverse varianti (perfino in un cartoon Disney interpretato da Topolino “canto di Natale di Topolino”). Il racconto è incentrato sulla figura del ricco e avarissimo Ebenezer Scrooge che, la notte di Natale, riceve la visita di tre spiriti del Natale: il passato, il presente e il futuro. Un racconto dal taglio gotico che serviva a Dickens per stigmatizzare e criticare le condizioni di estrema povertà di molti strati della popolazione dell’Inghilterra di fine ‘800. Più o meno direttamente, si ispirano a quel racconto film come “S.O.S. Fantasmi” (1988) di Richard Donner nel quale Bill Murray interpreta un facoltoso dirigente di una rete televisiva che odia il Natale e adora il dio dell’audience. Tre spettri si incaricheranno di riportarlo sulla retta via.

Molto più riuscito “A Christmas Carol” (2009) di Robert Zemeckis, dove il talento camaleontico e istrionesco di Jim Carrey si può dispiegare in tutta la sua bravura interpretando sia il personaggio di Ebenezer che gli spettri. Realizzato con la tecnica cosiddetta di “motion capture”  (letteralmente “cattura del movimento”) il film trasforma gli attori, tramite dei sensori posizionati sul viso e sul corpo, in sagome da disegno animato ma mantenendo contemporaneamente le loro fisionomie originarie, creando così l’illusione di un’animazione viva e veramente reale. Lo stesso Zemeckis l’aveva già usata nel 2004 per realizzare “Polar Express” un altro film a tema natalizio nel quale Tom Hanks, è il capotreno di un convoglio che viaggia verso il Polo Nord per arrivare alla casa di Babbo Natale. Tra i più notevoli film natalizi c’è sicuramente “Il miracolo della 34a Strada” (1947) di George Seaton nel quale si racconta di Kris Kringle che viene ingaggiato dai grandi magazzini Macy’s di New York per impersonare Babbo Natale, ma lui sostiene di esserlo veramente. Per la critica si tratta di una “deliziosa commedia fantastica alla Frank Capra, forse il migliore film natalizio nella storia di Hollywood per la sapiente miscela di sentimento e umorismo; l’esaltazione della fantasia e della buona volontà si accompagna a soffici, ma precise, notazioni satiriche sull’ideologia americana del successo, del dollaro, del carrierismo, del consumismo, di un pragmatismo che appiattisce e deprime la vita e i rapporti sociali”.

Per la cronaca ci piace segnalare anche due film anomali ma curiosi nel panorama delle pellicole natalizie: “Babbo bastardo” (2004) di Terry Zwigoff nel quale Billy Bob Thornton interpreta un Babbo Natale brutto, sporco, cattivo e ubriacone che odia i bambini e, insieme ad un nano suo complice vestito da elfo, progetta di svaligiare il grande magazzino in cui lavora; e il delizioso cartoon di Henry Selick e Tim Burton, “Nightmare Before Christmas” (1993) con gli indimenticabili protagonisti tra cui Jack Skeletron che si sostituisce a Babbo Natale e porta ai bambini dei regali “mostruosi”. Ma forse il film più natalizio di tutti, e torniamo all’inizio, chiudendo il cerchio – e lo abbiamo appositamente lasciato per ultimo – resta il film-capolavoro di Frank Capra, “La vita è meravigliosa” (1946). George Bailey (James Stewart), un bravo e onest’uomo è deciso a togliersi la vita in seguito ad un tracollo finanziario. Gli appare però il suo angelo custode nelle vesti di un arzillo vecchietto che gli mostra come sarebbe il mondo senza di lui. Per Morando Morandini: “È il film di Natale per eccellenza, uno dei capolavori del cinema sentimentale di tutti i tempi. L’americano Robert Sklar ha scritto che ha due registi: Frank Capra e Dio, realizzatore di miracoli nel film, ma anche autore di un film dentro il film. Stewart dà il meglio in un personaggio che passa dall’ottimismo al pessimismo più nero come la commedia passa dal comico all’incubo, dal documentario alla favola.

 

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