Multi-Natale

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panettone dei poveri_postSe il mese di Ramadan (il periodo che i musulmani dedicano al digiuno), siamo spesso a cena da amici e parenti di mio marito, musulmano, di origine tunisina, per condividere i momenti quotidiani di «rottura del digiuno», comprensivi di giorno di festa finale, per par condicio le festività natalizie si passano insieme ai miei parenti cristiani. Professare due religioni diverse non è mai stato un problema: entrambi ne eravamo consapevoli sin dall’ inizio della nostra relazione, e non vi è mai stato il tentativo, né dall’una né dall’altra parte, di sopraffazione. Il rispetto per noi sta alla base di tutto e per questo motivo si cerca di condividere i momenti di festa e riflessione di ognuno. Nella vita di tutti i giorni, ci si confronta spesso e devo ammettere che proprio questo confrontarsi mi ha portata a riavvicinarmi alla religione, ad interrogarmi di più su questioni che spesso, essendo nati in un determinato contesto, si dà per scontate. La cosa più bella è scoprire insieme  quello che accomuna i due credi. Cosa è per noi Natale? La convivialità di una tavola apparecchiata, attorno alla quale sedersi con gioia e trascorrere la giornata insieme, senza la fretta impellente di dover ritornare al lavoro e poter chiacchierare del più e del meno con più spensieratezza con chi, solitamente, si trascorre meno tempo. Ed è anche l’occasione per trovare gli elementi che accomunano Islam e Cristianesimo: pochi sanno, infatti, che anche nel Corano si narra della nascita di Gesù. La differenza sostanziale sta nel fatto che per i musulmani Gesù, Isa, è il Messia, in arabo “Mâsih”, “l’Unto”, nel senso di investito di una particolare autorità spirituale, ossia un profeta, amato e rispettato. Vi è anche una Sura (ossia un capitolo del Corano) intitolata a Maria: la “Sura Maryam” (Maryam = Maria). La figura di Maria appare anche in altre due Sure e vi si narrano diversi episodi della sua vita: natività, ritiro nel tempio, annunciazione, parto e difesa dall’atroce calunnia della sua non verginità. Questo versetto, della Sura Âl-‘Imrân, racchiude la considerazione dei musulmani nei suoi confronti: “In verità, o Maria, Allah ti ha eletta; ti ha purificata ed eletta tra tutte le donne del mondo”. Tornando alle festività natalizie, il giorno di Natale è dedicato ai miei parenti materni, mentre S. Stefano ai familiari paterni. La nonna si cimenta ai fornelli, portando in tavola capretto con verdure e un dolce tipico dei suoi tempi: una sorta di “tiramisù dei poveri”, dalla tradizione contadina, fatto con strati di biscotti secchi alternati a strati di burro, zucchero e cacao amaro, l’alternativa al panettone, che in quegli anni era una leccornia da ricchi. A Santo Stefano, altra scorpacciata di cibo: l’unico accorgimento degli ultimi anni è che ora, oltre a stare attenti alla cugina vegetariana, si cerca di non cucinare un secondo di carne di maiale, che i musulmani non possono mangiare, per venire incontro ai gusti e alle abitudini di tutti.

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