Quale amore

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I capelli bianchi ravviati con cura, con un’eleganza composta, il viso ancora bello nonostante i segni del tempo, un’anziana signora si china sul marito, malato di Alzheimer, con struggente tenerezza. È così che incontriamo Mirella negli scatti di Fausto Podavini. Foto in bianco e nero in cui i chiaroscuri sono un riflesso d’emozione, intensissimi, e ci parlano d’amore. Il Progetto MiRelLa è un percorso che porta, un passo dopo l’altro, a scoprire una particolare specie d’amore: un tessuto fine di pazienza e dedizione, un amore difficile, che proprio per questo muove qualcosa di profondo nell’animo di chi lo guarda.

È il percorso che il fotografo romano quarantenne Fausto Podavini ha realizzato nel corso di quattro anni: ha seguito l’impegno quotidiano di Mirella e la dedizione con la quale ha accudito nella sua casa di Roma il marito Luigi colpito dal morbo di Alzheimer. Mirella bacia Luigi disteso sul letto con lo sguardo perso nel vuoto. Lo specchio la riflette mentre in bagno, con infinita delicatezza, lo aiuta a lavarsi. E ancora altre due immagini in bianco e nero: Mirella seduta di fronte alla scrivania, voltata di spalle all’obiettivo, un muro nudo come sfondo. E poi ancora lei, in cucina, sorpresa in un momento di relax, lo sguardo verso lo schermo della televisione dove ci sono due ragazzi che si baciano.

«Questo lavoro fotogiornalistico – spiega Fausto Podavini – nato con il preciso scopo di sensibilizzare e di far riflettere, è nato nel lontano 2006 quando fu diagnosticata una demenza senile a Luigi, anche se poi, di fatto, la malattia sarebbe iniziata in seguito. La volontà di fare un lavoro sull’Alzheimer è nata anche dallo studio della sindrome e dalla scoperta che è una malattia che «sta colpendo persone sempre più giovani» spiega Podavini. In una società come la nostra dove la bellezza è tutto e l’amore di solito è rappresentato attraverso immagini di gioventù e perfezione fisica, colpisce l’idea del fotografo di ritrarre l’amore nelle sfaccettature più nascoste e che certamente esiste nel quotidiano ma non è mai messo in evidenza in maniera adeguata. È questa la grande intuizione di Podavini che dichiara «mi occupo di reportage sociale per cui ho spesso affrontato questo tipo di lavori, anche se MiRelLa è diverso perché non parla solamente della malattia ma in questo progetto c’è un po’ tutto: l’amore, la dedizione, la sofferenza, la speranza, la vita e la morte». Una cosa è certa: dall’osservazione attenta e sensibile delle fotografie traspare il grande amore di Mirella per Luigi, insieme per più di quarant’anni, e la malattia sembra scivolare in secondo piano. E Fausto Podavini chiarisce: «Era proprio questa la finalità del progetto». Per la pubblicazione del libro fotografico è stato attivato su internet «un crowdfunding, ovvero una raccolta fondi a cui, a ogni quota versata corrisponde una “ricompensa”. Nello specifico era possibile in sostanza comprare il volume in pre ordine. Il libro è stato poi prodotto dalla casa editrice Silvana Editoriale». È possibile trovarlo direttamente nel sito internet del fotografo – www.faustopodavini.eu. Un’esperienza come questa che nasce dall’osservazione di una malattia che cancella le persone, perché non solo devasta il corpo, ma lentamente divora la memoria e la personalità, ha lasciato in Podavini «tantissime cose che sicuramente mi hanno arricchito come uomo. Ho ricevuto molti messaggi sia da persone Italiane ma in moltissimi casi da persone che vivono in altre parti del mondo, come Spagna, Messico, Francia, Germania, Austria, Brasile, Olanda e molti altri. A dimostrazione del fatto che questo è un lavoro universale e che certe situazioni sono diffusissime in ogni parte del mondo».

Il reportage ha vinto il prestigioso World Press Photo nella categoria Daily Life Stories, Storie quotidiane, e cinque di queste foto sono in questo periodo esposte presso il Forte di Bard in Valle d’Aosta fino al 6 gennaio 2014 nella mostra appunto del World Press Photo, che presenta le immagini più rappresentative che per un anno intero hanno accompagnato, documentato e illustrato gli avvenimenti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo. «ll World Press Photo – sottolinea Podavini – è sicuramente uno dei concorsi di fotogiornalismo più importanti a livello internazionale e grazie a questo premio ho avuto la possibilità di parlare attraverso la fotografia della sindrome di Alzheimer ad un pubblico più vasto».

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