Rinascita

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A Natale festeggiamo una nascita: e sono molti i modi in cui un uomo può <nascere>, in senso simbolico, nella vita, anche più di una volta. Abbiamo scelto di raccontare, per Natale, alcune storie che in modi diversi parlano di speranza. E di “nascita”, reale o simbolica.

“Quando guardo mio nipote, che ha due anni, capisco perché valeva la pena di fare tanta fatica”. Gianni ha iniziato da poco la sua “seconda vita”: fa il magazziniere, abita in una casa in affitto, ha una donna accanto che gli vuole bene.

A guardarlo ora non sembra possibile che abbia passato l’inferno. “Ho avuto a che fare con la droga per la prima volta intorno ai trent’anni – spiega -. Non è stata una scelta consapevole, sono finito nella compagnia sbagliata e non me ne sono reso conto. Provavano gli altri, ho provato anch’io. Pensavo che avrei potuto prenderne un po’ una volta ogni tanto, mi faceva sentire bene. Credevo di poter smettere quando volevo. Invece ho perso tutto”. E’ stato un attimo: “Ero sposato, avevo due figlie ancora piccole e mia moglie mi ha buttato fuori di casa. Ci siamo separati, per un po’ non le ho più potute vedere. Ero io che mi vergognavo, mi sono allontanato. Ho speso tutti i miei risparmi, ho perso il lavoro. Anche i miei genitori mi si sono rivoltati contro. Mi sono ritrovato per strada, dormivo alla stazione di Bergamo”. Il mondo che ruota intorno alle autolinee è infido: spaccio, droga, debiti. “A un certo punto sono finito anche in carcere”. Gianni però ha trovato un angelo custode: una donna che gli voleva bene, che gli è stata vicina e lo ha aiutato a rimettersi in piedi.

“Quando sono uscito dal carcere siamo andati a vivere insieme, poi ci siamo sposati. Per un po’ è andato tutto bene, ma poi siamo andati in crisi, abbiamo incominciato ad allontanarci. Un giorno lei mi ha detto che voleva lasciarmi. Mi sono trovato da solo in una casa che mi sembrava ostile. Non sapevo più che cosa fare, mi sentivo vuoto, e così sono caduto di nuovo nello stesso errore: ho ricominciato a drogarmi. E’ stato ancora peggio della prima volta. Stavo male sia moralmente sia fisicamente. Ho perso anche quel poco che ero riuscito a ricostruire. Sono tornato alle autolinee, solo. Non avevo più nessuno, non avevo un posto dove stare. Ho toccato il fondo, mi sono sentito un uomo finito. Poi a un certo punto ho incontrato don Fausto Resmini, ho incominciato ad andare a passare la notte al dormitorio di Sorisole. E’ stato il primo passo, mi ha fatto riflettere. Ma che cosa ho fatto? Che uomo sono diventato? Mi sono chiesto. Non ero certo di riuscire a tirarmene fuori. Anzi, all’inizio pensavo che non ce l’avrei fatta. Ma ho incominciato a pensare che genere di padre ero stato per le mie figlie, ho pensato che dovevo provarci per me stesso, per ritrovare la mia dignità di uomo e per loro, per poter ricominciare a vederle, per stargli vicino”. Il percorso di recupero non è facile, passa per tappe successive: <Mi hanno dato la possibilità di mettermi alla prova, di costruire un progetto per cambiare vita>. Un lavoro complesso, che passa attraverso il sostegno costante dei servizi della Caritas. “Quando ho saputo poi che mia figlia era incinta, ho capito che avevo fatto la scelta giusta e che non dovevo più tornare indietro. Un bambino in arrivo: è stata una gioia enorme, mi ha dato speranza e forza”. Un passo alla volta, Gianni è riuscito a costruirsi faticosamente un’autonomia: “Ho ricominciato da capo, ho trovato un nuovo lavoro. Prima facevo il muratore, adesso non posso più, ho avuto dei problemi di salute. Ma come magazziniere vado bene. Sono molto contento del posto che ho trovato. Certo, rimediare agli errori del passato è difficile, dovrò lavorare a lungo prima di riuscire a liberarmi dei debiti. Devo stare molto attento alle spese, faccio una vita semplice, ma non mi lamento di certo. Continuo a tornare nella comunità che mi ha ospitato all’inizio, e adesso ci vado come volontario, cerco di aiutare chi inizia adesso lo stesso percorso che ho fatto io. Ho ricevuto molto, ora è anche il mio turno di fare del bene agli altri. Ci provo almeno. Passerò il Natale con le mie figlie, con il mio nipotino. Ci sono ancora tante cose che devo risolvere, lo so. Ma com’è importante per me adesso poter fare il nonno: mi riempie il cuore”.

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