Santa Lucia calling

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo racconto di un lettore, Italo Santagata

SANTA LUCIA AL TELEFONO

«Sono Agata».

«Ciaaao!È tanto che non ti sento».

«Comeva in sede?»

«Sonopresa, il solito dicembre».

«Immaginoche sei presa: con tutti quelli che ti adorano in giro per il mondo».

«Davvero?»

«Si, io dico sempre: Tutti pazzi per Lucy».

«Lasolitaburlona!Ma mi avrai chiamata… ».

«Perun motivo?Sarebbepiù bello se non ci fosse,ma temo sempre di disturbare».

«Figurati,tu disturbare».

«Dopo le feste lo farò più spesso, prometto. Ho chiamato per i bambini di Catania; tempo fa avevi chiesto se potevo pensarci io».

«Confermo,mi faresti un grosso piacere».

«Sai,avevo proprio voglia di fare due chiacchiere con te, così ho pensato di telefonare».

Con un tono scanzonato Agata le dice che i doni non sono tanti perché i catanesi non celebrano Santa Lucia; lì da loro festeggiano la ricorrenza soltanto i pochi immigrati dal Nord, quelli della Lega insomma.

Fatta la precisazione, Agata inizia a dettare l’elenco dei regali: dolci, mandarini, bambole, pupazzetti e qualche giocattolo. Improvvisamente-smette di-parlare e a Lucia-arrivano urla, rumori, frasisconnesse.È spaventata. Trascorre qualche minuto prima che Agata torni al telefono.

«Scusa Lucia, ma è successa una cosa terribile», la voce è turbata. «Due mafiosi sono entrati nell’ufficio di sotto; sanno che qui prepareremo i regali e vogliono il pizzo. Il ragazzo è impaurito».

Lucia, anima celestiale in tutti i sensi, resta senza voce:una cosa del genere nemmeno la concepisce.

Alla fine, quasi balbettando, riesce a chiedere: «Ma sono ancora lì?»

«No, se ne sono andati. Non preoccuparti, so cosa fare».Agata si è già ripresa. Lucia no.

«Senti,lo dico a Lui; questo è troppo».

«Ricorda che lo sa. Invece sai cosa faccio io?» Agata è tornata quella di prima, ironica e spavalda a un tempo. .

«Dimmi, dimmi, Madonna santa», piagnucola Lucia facendosi il segno della croce.

Agata le espone la sua idea:

«Trovo un altro lavoro per il ragazzino dell’ufficio e i doni li consegno io. Così quelli del pizzo lo prendono… ».

«Ma Agata! Qui le parolacce… ricorda che Lui, oltre a tutto il resto, è pure onni-sente».Lo spavento le sta passando e riemerge il suo umorismo da Paradiso.

«Scusa,hai ragione, però quelli te le tirano fuori. Dai vivi, qui in periferia, prendiamo il buono e il cattivo».

«Me ne accorgo», fa Lucia sorridendo. Quindi più seria: «Adesso capisco perché gli anni scorsi i regali erano tanti: metà saranno andati a cosa loro».

«Lo penso anch’io», conferma Agata e ricomincia con la lista. Lucia, ogni tanto, suggerisce una correzione ispirata dall’esperienza o legata alle disponibilità. Agata invece è sempre brillante e fa ridere Lucia intercalando inflessioni sicule con altre toscane o venete. In breve completano il lavoro e si mettono d’accordo sul luogo dove fare arrivare i pacchetti, il giorno prima del tredici. Poi Agata chiede:

«Hai ancora un po’ di tempo?»

«Per te sempre», dice Lucia con enfasi, felice di quella divagazione dal tran tran quotidiano.

Agata le chiede se possono fare un po’ di gossip, visto che, da quando è in Terra, lei non sa più niente dei Capi. Lucia acconsente ma – pare Fazio con la Litizzetto – raccomanda cautela.

«Ci mancherebbe», la rassicura Agata e, per iniziare, domanda: «Gesù,l’hai visto di recente?»

«Non molto, dev’essere impegnato in qualche progetto. L’ho incontrato un mese fa e gli ho fatto trovare le caldarroste: ne va matto».

«Delle caldarroste? Fosse vero sarebbe uno scoop da sballo».

«Fosse?Certo che è vero, se te lo dico io! Guarda, agli scoop puoi aggiungerne un altro: pare che lo Spirito, sotto sotto, faccia follie per le ciliegine».

«Ma va… devo proprio telefonarti più spesso; queste cose mi fanno impazzire. E dimmi: come fate con le castagne».

«Niente di speciale. Averle è il meno. Per il fuoco e la padella chiamiamo il Diavolo».

«Già, tanto il coperchio non serve», commenta Agata con arguzia.

«Poi facciamo venire Toglidalfuoco».

«Mai sentito; chi è costui?»

«Ti spiego. Satana è molto dispettoso:mica t’avvisa se stanno per bruciare».

«Manco a dirlo», fa Agata con voce convinta.

«Allora interviene Toglidalfuoco. Come toglie lui le castagne non c’è nessuno».

Agata ride di gusto sbattendo più volte la mano sulla cornetta. Dice a Lucia di non ricordarla tanto

spiritosa. Chissà quanti politici vorrebbero avere a disposizione un Toglidalfuoco. Poi aggiunge:

«Cosa segui dei regali di Natale?»

«Do una mano più che altro per le consegne».

«Ma cosa mandate?»

«Di tutto: ogni paese ha le sue esigenze; noi però cerchiamo di aiutare chi ha bisogno. Il maestro in questo campo è Gesù», afferma Lucia col tono di chi la sa lunga.

Agata ci pensa un momento, poi chiede: «Perché Gesù?»

«Pervia delle quantità: Lui fa la moltiplicazione… ».

«Sì, dei panettoni e delle spigole»,interrompe Agata.

«Be’, servisse, perché no?» continua Lucia divertita.

La conversazione scivola via leggera e le due sante fanno a gara nel rendere scintillante il discorso.

Lucia, per la posizione che ricopre e per la capacità di essere amabile con inarrivabile semplicità, è a conoscenza di quasi tutto ciò che succede in Cielo, quindi anche dei fatti divertenti, mentre Agata è di natura aperta, sagace ed esplosiva.Non avesse argomenti, ma è difficile immaginarlo, li inventerebbe.

«Guarda che non sono frottole quelle che ti ho raccontato», ricomincia Lucia «anche quassù ci sono cose serie e cose spassose. Se fosse tutto in un modo o tutto nell’altro, sai che noia!».

«Però per me tieni da parte quelle allegre», insisteAgata «delle altre ne ho avuto abbastanza in vita».

«Hai mille e una ragione. Allora te ne racconto una bella. Avrai sentito parlare della Gallina dalle uova d’oro».

«Sì, in una favola».

«In Cielo le favole diventano realtà. La Gallina è qui da Loro: fa un uovo all’anno, oro rosa dentro e giallo fuori, uno spettacolo».

«Come lo sai? Ci hai fatto una torta?» è la battuta di Agata.

«No, niente torte». Lucia diventa seria quando il discorso s’avvicina molto a Dio. «Sotto una bellissima campana di cristallo, conservano tre uova; quella in centro, avvolta da una luce soffusa, ogni tanto diviene trasparente: il tuorlo, rosa come ti dicevo, fluttua all’interno».

«Fluttua?Ma come fa l’oro… »,Agata è sbalordita.

«Non chiedermelo, non lo so e non te lo dicono. Assomiglia alla questione della trinità».

«E dell’uovo, diciamo d’annata, cosa ne fanno?» chiede Agata con interesse.

«Per Pasqua lo assegnano a una persona. Essere scelti da Loro è come ricevere un super nobel. In

Italia, l’ultimo» conclude Lucia, prevenendo la domanda di Agata, «è andato alla Montalcini. Scusa un attimo, devo dire una cosa a quello là… ».

Agata la sente parlare fitto fitto con qualcuno e ne approfitta per pensare al ragazzo che avrebbe dovuto occuparsi della consegna dei doni; senza lavoro per lui non sarebbe un bel Natale. Un’idea ce l’ha, ma il problema è realizzarla: a volte, l’assenza di materialità complica le cose. Ma ecco che torna Lucia.

«Scusa ancora eh, ma era Luca. In questo periodo segue tutto il Medio Oriente; mi ha incaricato di salutarti tanto»: «Grazie, Lucia. Se lo rivedi ricambia, lo ammiro molto. Volevo farti l’ultima domanda: che fanno Loro per Natale? Festeggiano?»

«Nulla di particolare, si riuniscono e invitano qualcuno con cui amano conversare: quest’anno ci saranno i Re Magi. La Madonna prepara il pranzo».

«Maria? Ma è brava in cucina?»

«Bravissima, eccezionale con i dolci. Mi viene in mente… questo sì che è uno scoop… in gennaio uscirà Il cucchiaio della Madonna».

«Non ci posso credere!»

«Credici,credici».

«Quindi chiuderanno con la torta paradiso, immagino».

«Ofcourse» ormai Lucia è preda dell’atmosfera ridanciana. «Sai chi arriva per il caffè?»

«Fammi pensare… non mi viene in mente nessuno, magari un napoletano famoso… ».

«Ma no, vengono Bonolis e Laurenti».

«Dai,mi prendi in giro».

«Niente di più vero».

«Ecome finisce-come-in Tv?»fa Agata ancora incredula..

«Indovinato! Del resto, quello che vedete, mica l’ha inventato qualcuno: è tutto preso dal cielo».

Le due ragazze scoppiano in una fragorosa risata.

«Ciao Lucia, sei fantastica».

«Ciao Agata, fatti viva più spesso.Ti voglio bene. Auguri»,

Per chi non ci credesse, va detto che Lucia ha dimenticato aperto un collegamento e la telefonata è andata in onda per tutto il firmamento.

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2 commenti

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    Italo Santagata on

    Una breve nota storica.
    Sant’ Agata nacque a Catania o Palermo nel 246 circa e morì, martire cristiana, a Catania il 5 febbraio 261.
    Santa Lucia nacque a Siracusa nel 283 e morì, anche lei martire cristiana, a Siracusa il 13 dicembre 304). Pare che la madre di Lucia, Eutichia, fosse ammalata da anni e Lucia la convinse ad andare in pellegrinaggio con altri siracusani a Catania, dov’era il sepolcro di Sant’Agata. Qui pregarono affinché la santa intercedesse per la guarigione della donna.
    L’autore.

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      silvana messori on

      a Italo e a tutti coloro che usano la propria mente.. in arte! ciò che si.. intravede.. è la grandissima ed ispirata “fantasia” che moltissimi di noi, sanno esprimere, a dispetto di tutti coloro che disprezzano, il popolo italiano, fatto solo di gente che mangia pizza, beve a gogo.. che suona il mandolino(peraltro bellissimo strumento).. ecc., ma la maggioranza degli italiani, sono onesti…. generosi, laboriosi.. ed usano la mente per creare.. creare.. e donare, compresi i santi!. Grazie a S.Lucia, a S. Agata…che hanno ispirato una così bella e divertente telefonata! Proseguiamo il nostro cammino.. fiduciosi nel futuro.. sm

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