Presentazione

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Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore… (vedi Vangelo di Luca 2, 22-40). Per leggere i testi liturgici della festa della Presentazione del Signore, clicca qui.

TRA PRESENTAZIONE DI GESÙ E PURIFICAZIONE DI MARIA

La festa della “Presentazione di Gesù al tempio”, che si celebra il 2 febbraio, prevale sulla normale “domenica del tempo ordinario”. La festa è chiamata, popolarmente, “Candelora”, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo «luce per illuminare le genti», come il bambino Gesù viene chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al tempio di Gerusalemme: vedi il vangelo di oggi.

La festa era anche anche chiamata della Purificazione di Maria. La madre era considerata impura dopo il parto e doveva “purificarsi”. La cerimonia aveva luogo il quarantesimo giorno: il 2 febbraio è, effettivamente, a 40 giorni esatti dal 25 dicembre. I genitori dovevano offrire un sacrificio al tempio. Questo stabiliva la legge. Luca, nel suo racconto, insiste molto proprio sull’osservanza della Legge. Giuseppe e Maria appartengono a quel “popolo di poveri” che amano Dio, osservano la sua legge, sono buoni e giusti.

I “POVERI DI DIO” PROTAGONISTI

Giuseppe e Maria, dunque, si recano al tempio, centro religioso e politico di Israele. Lì trovano, loro “poveri di Jahvè”, altri poveri come loro, Simeone e Anna. Chi sono costoro? Non si sa. Non si deve neppure sapere, sembra dire Luca. Non sono personaggi ufficiali; si trovano ai margini della vita pubblica, ma sono al centro della storia della salvezza. Luca dice infatti che lo Spirito Santo li aveva ispirati (lo ripete più volte, Luca, questo particolare, così come aveva ripetuto più volte il particolare dell’osservanza della Legge) e così avviene che l’attenzione di Simeone e Anna non è attratta dal tempio e dal suo splendore, ma da un Bambino e da due giovani genitori sconosciuti. In loro e non nei molti ori e nell’incredibile splendore dell’immensa costruzione sacra si rivela la misericordia di Dio.

In un certo senso il tempio serve da sfondo alla vera rivelazione. Al centro di tutto sta il Bambino. Simeone lo prende in braccio. Si potrebbe dire che Simeone “espropria” i genitori del Bambino il quale, infatti, appartiene a tutta l’umanità e non soltanto a Maria e Giuseppe.

Simeone, con il Bambino in braccio, esclama il suo “cantico”. L’ora della partenza per lui è arrivata, ma essa coincide con l’arrivo della salvezza: i suoi occhi l’hanno vista. La sua partenza, di conseguenza è “nella pace”, come si conviene al servo che è rimasto fedele per tutta la sua esistenza al Padrone che lo amato e salvato. Ma quella salvezza, che parte dai bambini, dai vecchi, dalla parte fragile dell’umanità, è per tutti. Proprio perché è capace di salvare gli umili e i poveri, coloro ai quali nessuno pensa, Dio è capace di salvare ogni uomo.

A questo punto il cielo luminoso dell’infanzia è come se si rabbuiasse. Simeone parla alla madre e dice che Gesù da alcuni sarà rifiutato: è l’aspetto tragico della salvezza, la divisione fra chi si salva e chi no, fra chi accetta e rifiuta. Il bambino diventerà segno di contraddizione e lo sarà in maniera speciale e dolorosa proprio per la madre. Simeone lo preannuncia a Maria: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima».

Il racconto si conclude con il ritorno alla normalità. Il bambino cresce soprattutto in sapienza, nella “intelligenza spirituale” che si rivelerà nella “scappata” di alcuni anni dopo che Luca racconterà nel passaggio immediatamente successivo. E crescerà nella grazia di Dio, il che susciterà la meraviglia e lo stupore della folla.

GLI ESTREMI FRAGILI DELLA VITA

Il racconto della presentazione al tempio, ha come protagonisti un Bambino e un vecchio: l’inizio e la fine della vita, i punti di passaggio, pieni di speranza e di paure: la vita appena cominciata o la vita che sta per finire. Noi abbiamo la tendenza a rifiutare la vita che comincia – di bambini ne nascono sempre di meno – e a temere la vita che finisce – la vecchiaia è un grave problema personale e sociale. Ora come si può vivere bene la vita normale di tutti i giorni se non riusciamo ad accettare con apertura di cuore i punti deboli della vita? Non si può vivere il quotidiano se non si accetta lo straordinario. Il Bambino presentato al tempio significa che tutta la sua umanità è messa davanti a Dio. E, nella sua umanità, la nostra, con i suoi fragilissimi inizi e la sua fragilissima fine. E, tra gli inizi e la fine, sta la vita “banale”, quotidiana, quella a cui ritorna Gesù con i suoi genitori dopo al Presentazione al tempio. Tra Betlemme e il Calvario sta Nazaret. Tutto è davanti a Dio, tutto è offerto a lui.

IL  TUO PARERE

I bambini sono oggetto di paure, di attenzioni eccessive, di violenze… Come si spiegano queste stridenti contraddizioni? E i vecchi…? Proviamo a confrontare i nostri problemi con la dolcezza della scena evangelica di oggi…

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