Vita bella. Per tutti

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«In una vita c’è posto per tutto: per una fede in Dio e per una fine miseranda. Io posso… essere accanto ai moribondi, agli affamati, ai maltrattati, ma posso anche essere vicina al gelsomino e a quel pezzo di cielo dietro le mie finestre». Queste righe, scritte nel luglio del 1943, da Etty Hillesum, giovane donna olandese, di origine ebraica, caricata su un vagone merci e trasportata ad Auschwitz dove avrebbe trovato la morte, mi sono tornate alla mente pensando alla “Giornata della vita” che celebreremo, domenica 2 febbraio, nelle nostre comunità.

MENO RETORICA

È ormai la trentaseiesima e il pericolo della routine è grande. Forse è necessario fermare il suono di parole fin troppo familiari e pensare alla realtà che significano. Anche perché, a ben pensarci, una festa per ricordare il valore la vita è già segno di qualcosa di consunto: la nostra civiltà quando vuole rimettere al centro questioni o situazioni dimenticate inventa feste e ricorrenze. Che sia così anche per le nostre chiese?

Il pericolo c’è ed i segnali sono molti. Attorno alla vita – e alla vita dei bimbi, in particolare –  si rischiano di spandere fiumi di retorica. Anche noi cristiani a volte diamo l’idea di essere preoccupati – e giustamente – della vita nascente ma siamo muti e rassegnati sulla pervasiva cultura di morte che ci attanaglia. In difesa e accanto alla vita nascente, va amata e tutelata, con ogni sforzo, la vita di tutti: dei disperati che attraversano il mare sui gommoni; dei bambini che muoiono di freddo nei campi nomadi; delle donne violate e uccise; delle vittime incolpevoli delle bombe “intelligenti”; dei condannati a morte; degli affamati del Terzo mondo e degli annoiati del Primo. Dei bimbi malnutriti e dei bimbi allevati, asfissiati e ingrassati dentro un tempo rubato, invaso, commercializzato. E poi la vita va difesa dal delirio di onnipotenza di quanti manomettono i meccanismi più intimi e delicati, rischiando di far esplodere o deragliare o bloccare il cammino stesso della “naturale” evoluzione della vita umana. La vita, nelle società del consumo, va difesa perfino dall’idea della vita ad ogni costo. Insomma: a noi cristiani è chiesto più impegno feriale e meno retorica della domenica.

IMPEGNO ANCHE POLITICO DI OGNI GIORNO

Del valore della vita troppo spesso e troppo disinvoltamente parliamo per denunciarne l’assenza: si dimentica che esso non è un’evidenza “celeste”; è invece evidenza resa visibile, giorno dopo giorno, dalle forme concrete ed effettive dei rapporti umani, dalla responsabilità che, a volte, ha il nome della denuncia, altre volte il nome della cura  e dell’impegno, anche politicoBattersi per la vita significa riflettere su quale sia una vita degna dell’uomo, di ogni uomo. Significa gridare, sempre, che nessuno è di troppo. Il Dio dei cristiani nei piccoli e in coloro che vivono situazioni di minorità ha identificato la stessa verità di Dio. L’incarnazione attesta e disvela la nostra incomparabile dignità. Se Dio si è fatto uno di noi, non è più possibile distruggere l’uomo, umiliarlo, torturarlo, venderlo, comprarlo, rubargli l’infanzia. Gesù è vero uomo e vero Dio. E dunque se si tocca l’uomo si tocca Dio. Ferire l’uomo è ferire Dio.

“PASSI DI COTONE”

In uno splendido racconto, lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano narra di un medico che lavora tra bambini abbandonati di un ospedale del Salvador. La sera di Natale sta per andare a casa dopo un turno lunghissimo e sente, nel corridoio dietro di lui, dei “passi di cotone”. Si volta e vede un bambino con gli occhi già grandi, già consumato dalla malattia, che gli dice: «Senti, dillo… dillo… a qualcuno che io sto qui». Ecco, forse dovremmo metterci in ascolto, ogni giorno, dei “passi di cotone” per dire che ci sono, in ogni parte del mondo, piccoli e poveri che chiedono di essere riconosciuti nel volto e accolti nella carne.

La gloria di Dio è l’uomo vivente ha scritto sant’Ireneo. Perché la vita sia, e sia in abbondanza. Per tutti.

IL TUO PARERE

La vita bistrattata. O la vita accolta, spesso inaspettatamente. Ogni forma di vita. Hai qualcosa da dire da raccontare?

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1 commento

  1. Fabio Gualandris on

    Sono certo e ne ho le prove che molti di quanti si pongono domande sul significato della vita e si impegnano concretamente in difesa di quella nascente, vanno alla ricerca del bene in ogni loro agire, sanno commuoversi ma anche e soprattutto muoversi. Giovani Paolo II diceva che l’umanità è a un bivio: o una nuova cultura per la vita o la morte. Il tempo che viviamo pare sia quello dei diritti da riconoscere, i più svariati … ma spesso manca una presa di coscienza, che è assunzione di responsabilità, che sono i doveri. Sono convinto che il vero diritto è quello del più debole e cosa c’è di più debole di un bambino non ancora nato, o esiste davvero un diritto all’aborto? Lo diciamo questo, o è politicamente scorretto? Il diritto alla vita è riconosciuto anche dalla convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia all’articolo 6, norma disattesa. Il diritto alla vita è alla base di tutti i diritti, trovo ipocrita parlare di diritti e soprassedere su questo o addirittura in certi casi combatterlo.
    Tutto ciò premesso, ritengo importante che la Chiesa italiana, in controtendenza, una volta all’anno faccia bene ad invitare tutti a fermarsi per aiutare la coscienza di ognuno di noi per riflettere sui temi della difesa della vita, in particolare la più debole, quella nascente e quella che si sta spegnendo.

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