Contagio di gioia

“Don Bosco è qui!”: è stato questo lo slogan che ha accompagnato la settimana che si è appena conclusa e che ha rappresentato una bella occasione per molti ragazzi e giovani della nostra diocesi per riflettere sulla figura di Don Bosco e sulla ricchezza della vita degli oratori che sono presenti nelle nostre comunità.
Come ha ricordato il vescovo Francesco, incontrando sabato sera gli adolescenti e i giovani, Don Bosco esercita un fascino particolare su tutti, in particolare su coloro che vivono l’oratorio ogni giorno. L’intuizione, o come ha detto proprio il vescovo, la “visione” di Don Bosco nel pensare una casa per i ragazzi che allora vivevano per strada è per noi oggi un’occasione imperdibile per rendere i nostri oratori sempre più una casa accogliente per tutti. Se per Don Bosco fare oratorio era semplicemente radunare i suoi ragazzi in un chiostro, spiegare loro il Vangelo, giocare e fare merenda, ai nostri giorni appare sempre più complicato coinvolgere le famiglie e soprattutto i giovani nella vita dell’oratorio.
Se si pensa ai giovani, essi hanno spesso già un rapporto conflittuale con la loro “prima casa”, tanto che la definizione di oratorio come “seconda casa” può sembrare addirittura opprimente. Proprio per questo negli ultimi anni gli oratori stanno affrontando la necessità di dover rivedere alcune proposte educative, cercando sempre più di intercettare i bisogni delle nuove generazioni.
Per riportare un esempio concreto di ciò, raccontiamo qui di un’esperienza particolare che hanno vissuto gli adolescenti dell’oratorio di Ponte San Pietro proprio la scorsa settimana. In occasione del passaggio dell’urna di Don Bosco, infatti, essi sono stati invitati, insieme ai loro genitori, a vivere una settimana di incontri e una tre-giorni di convivenza in oratorio, proprio per riflettere sull’oratorio, su come lo vivono e su come possa rappresentare per loro una casa. Le riflessioni scaturite dal confronto tra genitori e ragazzi sono certamente state utili per focalizzare l’attenzione su quali siano i “pilastri” fondamentali dell’oratorio, gli stessi che Don Bosco ha posto come base della sua azione educativa: innanzitutto l’accoglienza e la carità, passando poi per la volontà di mettersi in gioco e la condivisione, fino ad arrivare alla gioia, sulla quale proprio il vescovo Francesco ha incentrato parte della sua riflessione durante la veglia di sabato. Un ultimo tema importante scaturito dagli incontri è stato il tema della corresponsabilità, che invita tutti a prendersi cura dell’oratorio, ciascuno secondo i propri talenti.
L’annuncio del Vangelo come “contagio di gioia” è certamente ciò che deve guidare la vita dei nostri oratori, affinché siano luoghi dove i ragazzi possano crescere sentendosi accolti, dove le famiglie possano sviluppare una rete educativa, dove tutti possano sentirsi responsabili di un progetto più grande, quello che, come ha ricordato il vescovo, rende l’oratorio anche “casa dell’infinito”.

 

Ecco alcune foto della celebrazione di ieri in Cattedrale, l’ultima tappa del pellegrinaggio dell’urna nella nostra diocesi, e un video con alcuni momenti della festa degli ultimi tre giorni messi in linea dai Salesiani, che ringraziamo.