Donne società Chiesa

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Cara suor Chiara, nel nuovo governo Renzi le donne sono esattamente la metà e non per compiti di seconda fila: ministero degli Esteri, ministero della Difesa… Tu che sei monaca come vedi questa che sembra essere una grande conquista, anche se, forse, un po’ in ritardo, del mondo femminile? Sei d’accordo con l’entusiasmo dell’opinione pubblica o la tua sensibilità monastica ti suggerisce che la promozione della donna dovrebbe percorrere anche altre strade?

Ritengo sia un dato positivo la presenza, nel nuovo governo, di un considerevole numero di donne, con incarichi di indubbia responsabilità. È un chiaro segno di riconoscimento e di fiducia, è un apporto femminile nella conduzione del paese che oltrepassa le eccellenti competenze personali, e apre all’accoglienza del loro apporto alla realtà, il loro contributo nel difficile momento storico che il paese sta attraversando.

Oggi è un fatto reale che le donne siano sempre più protagoniste della storia comune, civile, sociale. Forse è stato un cammino lento, ma le trasformazioni culturali esigono la pazienza e la preparazioni dei tempi lunghi. La promozione della donna rimane una dimensione molto complessa. Il rischio è che una certa aspirazione delle donne a partecipare all’avventura umana, sia ancora troppo legata all’imitazione di modelli maschili. È molto evidente che l’immagine femminile che emerge dai mezzi di comunicazione e dal modello culturale dominante, è quello della donna ancora oggetto di consumo e di piacere. Deve compiersi, in profondità, un cambiamento del ruolo femminile! La donna deve riconoscersi ed essere riconosciuta nella sua originalità e unicità, nel suo stare di fronte all’uomo in parità di dignità; deve accogliersi nella sua diversità ed entrare in una relazione di reciprocità e non di sfida o imitazione di un modello altro da lei.

A lei è chiesto di portare il suo specifico apporto di riflessione e di pensiero, di intuizione, nel mondo civile e religioso. È necessario un maggiore riconoscimento per l’insostituibile contributo del “genio femminile”in una realtà in cui il pensiero dominante rimane, comunque, quello maschile. Forse, oltre che riflettere e teorizzare occorre dar spazio. Esiste un approccio alla realtà, a Dio, tipico delle donne: esse riescono a recuperare lo spirito delle realtà umane nel livello germinale, sono più capaci di capire, di creare relazioni. Sono fatte per la vita , nella sua valenza di amore, di dolore, di lotta e di resa, di desiderio e di attesa. La storia ci ha donato e ci dona, figure femminili stupende nel mondo civile e religioso, qualcuna nel silenzio e nel nascondimento, altre sulla scena del mondo.

Le donne sono state le discepole più vicine a Gesù e, nella storia dei primi secoli della chiesa e a ogni svolta epocale, sono sempre state presenti con il loro diverso contributo. Quando sono fedeli a se stesse hanno una tenacia e una perseveranza che non ha confronti. Sanno abbracciare i piccoli e grandi valori donando la loro vita, nella oblatività e nella fedeltà. Sanno raccontare la Buona novella della vita che rende l’umile quotidiano foriero di eternità. Non possiamo tacere come il magistero degli ultimi papi abbia arricchito la riflessione sulla donna e come papa Francesco abbia individuato la necessità di un mutamento globale di prospettiva invitando a riflettere a fondo sul ruolo femminile nella Chiesa per un recupero della sua presenza. Riconosciamo con gratitudine i segni positivi che attendono di essere portati a compimento e per questo «Ringraziamo per tutte le manifestazioni del genio femminile, perché siano attentamente riconosciute, valorizzate, perché tornino a comune vantaggio della Chiesa e di tutta l’umanità. Perché tutte le donne ritrovino in questo mistero se stesse e la loro suprema vocazione».

Se vuoi scrivere alla “posta di Chiara” clicca qui: lapostadichiara@santalessandro.org.

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1 commento

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    silvana messori on

    Gesù fu il vero “rivoluzionario” riconoscendo la donna e valorizzandola; Marta e Maria…e altre, volti noti per chi di Vangelo vive in ruoli diversi ma non contrapponendone i ruoli, rispettandone le “vocazioni”, di ognuna. Culture, religioni, e tempi diversi dimostrano il pro ed il contrario di tutto, quindi non è questione di riconoscimento come numero di presenze qui o là, ma come dovrebbe succedere anche per gli uomini “maschi”, riconoscerne il “ruolo” in preparazione e competenza, senza paletti di sorta, indipendentemente se uomo o donna(per eccellenza, in numero, vincerebbero le donne..). Speriamo che in tempi come questi, dove spesso , si vedono uomini e donne con “armi per uccidere” in mano, si possa trovare quel pensiero di allontanamento di ogni forma di violenza perpetrata da “uomini contro altri uomini” siano essi donne… o, uomini.

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