Fascismo verbale

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Mi sono visto per intero il filmato dell’incontro di Grillo con Matteo Renzi. Roba da levare il fiato. Grillo ha parlato ininterrottamente e ha detto, ridetto e ripetuto che Renzi non è credibile, che è prigioniero dei poteri forti, che è vecchio, che è il nemico da battere. Renzi ha tentato alcune volte di interferire ma non è riuscito. E non è riuscito a parlare neppure Del Rio che sedeva accanto a lui. Tutto il filmato diceva chiaramente che Grillo non solo non voleva dire qualcosa di programma di governo, di riforme costituzionali, ma soprattutto era preoccupato di non lasciar dire nulla a Renzi. Anche i siti dei vari quotidiani nazionali dicevano esplicitamente che Grillo “non aveva fatto parlare Renzi”. Accanto a Grillo sedevano alcuni suoi compagni di partito. Non hanno detto bah. Ha parlato solo lui. Dunque lui parla a nome di tutti i suoi e ai suoi interlocutori impedisce di parlare.

E questo signore sarebbe il tutore della democrazia in Italia? Ci sono stati, nella storia recente del nostro Paese, alcuni capi supremi che non hanno lasciato parlare i loro avversari. Qualche volta, spesso, anzi, li hanno anche messi in prigione. Non erano a capo di governi democratici. Il Grillo torrenziale che non lascia parlare il Presidente incaricato è l’esponente di un fascismo verbale che lascia temere per altre forme di fascismo, che fanno venire i brividi.

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2 commenti

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    Mario Guerci on

    Coraggioso il breve editoriale di don Alberto.
    Rileggendo la storia del nazismo e del fascismo,
    emergono, pur nelle mille differenze di contesto e di dramatis personae, alcune preoccupanti affinità di stile.
    Non che alcune battaglie del M5S non siano encomiabili,
    ma l’impostazione complessiva di questo modo di
    “fare” (!!) politica evidenzia molti limiti, tra cui
    l’assenza di un vero dibattito democratico (non surrogabile dalla raccolta di opinioni on line) e di una seria selezione morale ed intellettuale della dirigenza del movimento e, soprattutto, la demonizzazione degli avversari con cui non si cerca, a priori, la pur minima convergenza programmatica. A suo modo, emerge come un fenomeno “identitario”, reazione tipica alla postmoderna liquefazione delle “grandi narrazioni”.

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    Giovanni Ronchi on

    Io non penso vi siano pericoli di deriva totalitaria conseguenti ai comportamenti di Beppe Grillo o militanti del M5S, certo è che alcuni comportamenti, nella forma li paventano. Uno di questi è quello tenuto da Beppe Grillo nel corso dell’incontro con Matteo Renzi, che io definisco innanzitutto, maleducato. Se colloquio doveva avvenire, tale doveva essere, Renzi avrebbe dovuto avere il tempo di esporre la scaletta dell’incontro, e Grillo ribadire che programma del M5S è quello di dar soluzione all’attuale sistema per iniziarne ex novo un’altro su basi talmente lontane dalle attuali che ogni parola sarebbe stata spesa invano e conseguenti cordiali saluti. Detto questo,ritengo che sia giunta l’ora che politici e non, mettano in pratica ciò che ci suggeriva il Vangelo di domenica ” il vostro parlare sia si o no ” perché se si continuerà a parlare il politichese, per difendere la propria personale poltrona, si giungerà alla ” primavera italica ” li si all’ora potrebbe arrivare il castigamatti che ci metterà tutti in riga….. Confido che il neo Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, riesca a rivoltare l’Italia come un calzino così da farne uscire tutti gli umori cattivi…. in caso contrario la vedo grigia………..e da che parte starò….

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