Saperi (in)utili

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C’è la crisi? Togliamo risorse alla cultura. Meno mostre, meno spettacoli, non ci sono soldi. La biblioteca? Può anche restare aperta un po’ meno, i nuovi progetti aspetteranno. Oggi spesso funziona così: sulla breccia quello che rende, via libera alle iniziative che portano profitto, di tutto il resto si può fare a meno.

Nuccio Ordine con il suo “L’utilità dell’inutile” (Bompiani) ribalta la prospettiva: dice che è davvero utile solo “tutto ciò che ci rende migliori”. Il suo, stando al titolo, sembrerebbe un raffinato saggio per intellettuali oziosi, in realtà è un manifesto con valore politico che punta a fare opinione sul serio. Non è un caso che abbia “bruciato” tre edizioni in nove mesi in Francia, e in Spagna ne abbia già collezionate cinque, conquistando il secondo posto nella top-ten dei tascabili. Anche in Italia ha venduto 46 mila copie in quattro mesi. E sta per essere tradotto in tedesco, rumeno, coreano, cinese e bulgaro. Fabio Fazio ha invitato Ordine, docente di lettere e filosofia all’Università della Calabria a «Che tempo che fa». E lui instancabilmente sta portando il suo libro in giro per le scuole, su e giù per lo stivale: «I ragazzi – spiega – recepiscono i valori e hanno bisogno di purezza». Domani, 12 febbraio, alle 15,30 sarà nella sala conferenze dell’Università di Bergamo in piazzale Sant’Agostino 2, e presenterà il libro dialogando con il rettore Stefano Paleari e con Guido Baldassarri. Alle 11 incontrerà gli studenti del liceo Paolo Sarpi.
Il volume in 250 pagine scritte in modo molto accattivante, sostiene che “è utile soltanto ciò che ci rende migliori” mentre l’ossessione per il possesso e una cultura interamente orientata al profitto finiscano per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche valori fondamentali come la dignità dell’uomo, l’amore e la verità. A sostegno cita le riflessioni di grandi filosofi e celebri letterati, da Platone a Bruno (di cui il professore ha curato fra l’altro le opere), da Democrito ad Aristotele e a Kant, fino a Kakuzo Okakura e Garcia Marquez. Riflessioni spesso “fresche” e attualissime, come se fossero state scritte apposta per noi.

«Sono partito – racconta Nuccio Ordine – da un’urgenza che avvertivo come professore che insegna nel triennio nell’università e riceve ogni anno le matricole del liceo. Vorrei far capire ai giovani prima di tutto che non si viene all’università soltanto per superare degli esami e prendere la laurea ma per diventare migliori. Vorrei che avessero chiaro che la scuola aiuta a crescere, a diventare uomini e donne in grado di ragionare con la propria testa, dotati di senso critico, capaci di capire se stessi e il mondo. È difficile trasmettere questo perché i giovani di oggi vivono in un mondo intriso di utilitarismo, parole come gratuito e disinteressato sono sparite dal vocabolario. In questo saggio ho messo insieme testi letterari che attraverso una metafora o una bella immagine fanno capire che la dignità dell’uomo non risiede tanto nei soldi che guadagna ma nei valori che riesce ad abbracciare: la solidarietà umana, l’amore per il bene comune, la tolleranza».

Letteratura, filosofia, arte, musica e le istituzioni che le veicolano sono considerate “inutili” perché non producono profitto: «Ma nel libro cerco di far capire – aggiunge Ordine – che se trascuriamo questi saperi e queste istituzioni, l’umanità si impoverisce. L’idea che la dignità dell’uomo possa essere misurata sulla base di soldi e profitto è falsa. Ma sei i governi tagliano sempre in quest’ambito finiscono con inaridire la società».

Tra i testi citati di Nuccio Ordine c’è il discorso di Victor Hugo del 1848 all’assemblea costituente contro i tagli alla cultura: «È un momento di crisi e l’assemblea vuole tagliare i fondi: ma è sbagliato, perché, come dice Hugo, proprio nei momenti di crisi bisogna raddoppiare gli investimenti per la cultura, per il teatro, per la scuola perché laddove esistono luoghi dove l’uomo viene invitato a pensare, a raccogliersi e a diventare migliore, là ci sono delle possibilità per riscattarsi, per superare i problemi».

E qui il legame con l’attualità si instaura spontaneamente: «Davvero – sottolinea Nuccio Ordine – questa crisi deve spingere i governi a tagliare fondi per cose ritenute inutili e per la vita sociale? È giusto che non ci siano più soldi per i malati di sla, i disabili e chi li accompagna nella scuola? Che non ci sia più la possibilità di fare investimenti per far crescere il lavoro? La Corte dei conti ha fatto un’analisi secondo la quale noi in Italia spendiamo tra corruzione ed evasione fiscale 150 miliardi all’anno. Bisognerebbe partire da lì per recuperare risorse, e impegnarsi a fondo per formare generazioni lontane dalla corruzione e dal disprezzo per il bene comune».

L’egoismo è una malattia: «Se educhiamo i giovani – continua Ordine – a lottare esclusivamente per la propria soddisfazione personale perdiamo di vista il bene comune. Le scuole e le università devono essere un luogo dove l’egoismo non deve entrare. È lì che i ragazzi trovano i germi che poi li convincono che tutto con i soldi si può comprare. Ma il sapere no, perché è il frutto di uno sforzo personale, che nessuno può svolgere al posto nostro. Tutto l’oro del mondo non basta: il sapere va conquistato».

Il sapere è l’unico bene che, una volta scambiato, si moltiplica: «Il sapere resiste all’idea del commercio. In ogni scambio commerciale, infatti, c’è una perdita e un acquisto. Quando io insegno, invece, non perdo nulla, anzi, mi arricchisco grazie al rapporto con i miei studenti. Se noi mettiamo in una stanza due persone che possiedono una mela, nel caso in cui se la scambiassero tornerebbero a casa ognuno con una mela. Se in una stanza mettiamo due persone che si scambiano un’idea tutte e due torneranno a casa con due idee. Così la cultura sconfigge la logica del profitto: può arricchirci tutti. La ricchezza interiore non è monetizzabile». Il disastro della politica di oggi, sottolinea il professore «è che abbiamo una classe dirigente corrotta, specchio di una società altrettanto corrotta in cui le persone pensano solo al proprio particolare interesse. Bisognerebbe invece abbandonare il perimetro dei propri interessi per abbracciare valori universali». Oggi le università sono aziende: «Anche il lessico – sottolinea Ordine – è corrotto: uno studente deve ottenere crediti e pagare debiti formativi come se tutto dovesse essere commisurato secondo una logica economicistica e questo non va bene. Mi commuovo quando rileggo Olivetti, secondo il quale il compito di un’azienda è produrre bellezza e libertà. Il contrario di quello che accade oggi, quando i soldi spariscono nei paradisi fiscali e le perdite vengono “socializzate” pesando sui lavoratori».

Nel «Mercante di Venezia» di Shakespeare si paga un debito con la carne viva: «È lo stesso che accade adesso con i lavoratori, quando gli uomini diventano merce e vengono espropriati del diritto di avere diritti (come diceva Hannah Arendt). Ormai sempre di più quei diritti conquistati nella storia non vengono più riconosciuti e viene espropriata perfino la dignità umana. L’unica possibilità che abbiamo è coltivare lo spirito, educare le nuove generazioni all’amore universale e combattere questa visione riduttiva dell’uomo».

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