#Omelia 4

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Arriva il momento, e tra le fila di bambine sedute davanti si alza una suora, va con fare posato al pulpito e si affaccia a noi, da lassù, come da una nuvoletta di un affresco. Sono tutti curiosi, io per prima, ma già dalle prime battute rimaniamo irretiti dalla sua voce e le sue parole sono immerse in un silenzio profondo. Si chiama Maurizia e fa parte dell’ordine delle Poverelle. È qui con molte ragazzine dalla quinta elementare in su e con altre congregazioni di suore perché fanno parte del progetto “Se vuoi seguimi”. Lo scopo è far conoscere Gesù alle bambine come una persona viva, consapevole dei problemi umani. Ma Maurizia non ha sempre voluto fare la suora. Un excursus autobiografico ci riporta a Vicenza, quando è in quinta superiore, decisa a diventare maestra e costruire una famiglia. Partecipa in alcune strutture di assistenza per bambini disabili, e si chiede: perché sono così fortunata, mentre a questi piccoli è stato sottratto un bene di prima necessità come la salute? Le Sacre Scritture e il Vangelo perdono attrattiva, e anche andare a messa non è più come prima. Il suo cuore ricerca una risposta, che metterà in crisi anche la storia col suo fidanzato. Un sacerdote le dice: «Io non conosco la risposta, ma pensa a quante persone questi bambini con handicap muovono a fare del bene..». Si rende conto, in meditazione davanti al Crocifisso, che ciò che sta dando non è abbastanza. L’amore di Gesù non si risparmia, è 100, 1000 volte più grande di quello dei nostri cari, ma anche semplice, perché agisce nel quotidiano e ci fa percepire la Bellezza. Insomma «l’amore non si ferma a ciò che basta e non dice mai basta», è uno scambio reciproco, e così come Gesù ci ama, lei sceglie di donare amore a chiunque. Dopo quattro anni e una laurea in scienze della formazione, comincia il percorso per diventare suora. Riportando la sua esperienza alla nostra, come dalle parole del Vangelo Secondo Matteo: bisogna essere consapevoli e coerenti con se stessi, ma non superbi, e non giurare mai («Sia invece il vostro parlare: “sì, sì” e “no, no”, il più viene dal Maligno») perché è così che si può giungere alle proprie verità.

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