#Omelia 6

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Non è usuale vedere una chiesa piena, alle 4 del pomeriggio di un sabato del tempo ordinario. A Sotto il Monte, invece, è successo, tanto che – arrivata puntuale – ho seguito la funzione non direttamente nella Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, ma tramite uno schermo installato nella Cappella della Pace, a sua volta abbastanza gremita. Non facile, quindi, tenere alta l’attenzione di persone che non stanno direttamente davanti al celebrante.
L’omelia, piuttosto breve (circa 10 minuti), ha dato molto spazio alla spiegazione del Vangelo, mentre le altre Scritture non sono state nominate. Fin dall’esordio, infatti, la Parola è stata molto presente, con un riferimento esplicito alla lettura della settimana precedente («Voi siete il sale della terra»), come punto di partenza del discorso.
Il passo di Vangelo è stato ripreso, con citazioni, più volte, ma è stato anche collegato a situazioni che tutti vivono: per esempio, le chiacchiere che «possono uccidere», oppure la tendenza, da cui Gesù mette in guardia, al «legalismo», ossia un’interpretazione meccanica dei comandamenti (per esempio, andare a Messa solo per dovere). Da qui è partita la seconda parte del discorso, che ha chiamato in causa il pubblico, anche se non direttamente, con parole chiave come «perdono», «servizio», «carità». Le ultime due, in particolare, sono state strettamente legate e presentate come entrambe indispensabili, pena la creazione di una «onlus» (citazione, dichiarata, da Papa Francesco) o di un «supermercato della grazia», metafora azzeccata che rimane impressa all’uditorio.
Se l’esordio dell’omelia, insomma, è stato centrato sulla Parola, la sua conclusione si è concentrata sui comportamenti di ognuno, facendo emergere bene il legame tra i due piani.

 

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