Semi di parole

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«La scrittura è un costante stato di innamoramento. Chi scrive, anche quando non sta materialmente riempiendo le pagine, sta ugualmente componendo dei pensieri. Ha infiniti semi di storie che germogliano e vanno innaffiati e nutriti con perserveranza. Alcuni non sopravvivono, altri crescono». Elisabetta Bucciarelli nel suo saggio «Scrivo dunque sono» (Ponte alle Grazie) traccia un processo creativo fatto di parole. Oggi lo presenta a Bergamo, alle 18 alla libreria Ibs, proprio all’interno del contesto più adatto, un corso di scrittura creativa. Orhan Pamuk, citato sul frontespizio, dice «Scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola». E così evoca il potere delle parole, un potere da usare con accortezza, con cura, con pazienza. La Bucciarelli mette in fila esercizi e riflessioni adatte per scoprirsi, per prendere le misure, per imparare a «dare il nome giusto alle cose e ai sentimenti, perché solo riuscendo a nominare possiamo fare davvero esperienza. Una specie di caccia al tesoro, una sfida ingaggiata ogni giorno con la scrittura». Come fare a esprimere davvero quello che si sente, a trovare parole che corrispondano a quello che si vuol dire, che anche da sole sappiano dire chi siamo? «Siamo quello che scriviamo – scrive Elisabetta Bucciarelli – e rendercene conto a volte è una scoperta, altre un piccolo stupore, altre ancora potrebbe generare uno spavento». L’autrice (scrittrice, drammaturga, giornalista) offre un sentiero comodo e agevole per chi vuole avvicinarsi alla scrittura, in qualunque modo, e invita a un percorso di conoscenza di sé ancor prima che dei propri mezzi e potenzialità espressive. Abbondano anche i consigli tecnici: dalla scelta del punto di vista all’invenzione dei personaggi, alla ricerca delle parole «giuste». È bello pensare alla scrittura così come viene presentata qui, come una «scienza di precisione», dove non ci si improvvisa mai, neanche in nome dell’emozione più potente: proprio per renderle giustizia bisogna saper essere «esatti». «Se è vero che la scrittura e di tutti, è altrettanto vero che a ognuno è richiesto di utilizzarla con precisione, come direbbe Calvino, “con occhio, orecchio, mano pronti e sicuri”».

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