Preti tra i libri

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Continua la nostra rubrica d’autore: «@Diaridilibri». Lo scrittore Claudio Calzana, autore di romanzi come «Il sorriso del conte» ed «Esperia», direttore dei Progetti Editoriali e Culturali di Sesaab e direttore della libreria Buonastampa (via Paleocapa 4/d) ci racconta in queste pagine di diario, scritte apposta per noi, come i libri entrano nella vita e la cambiano. Ci regala un po’ della polvere e dell’incanto che si respirano tra gli scaffali di una libreria. Questa settimana si parla di preti.

Se ne contano di varie età, favelle, abiti e intenzioni. Ma una cosa in comune ce l’hanno, e dobbiamo pur dirla chiara: in libreria i preti entrano da soli. Non ricordo due preti che compaiono abbinati, come invece accade per le suore descritte nel mio pezzo precedente. Semmai i preti si incontrano da noi, come per caso, e allora scattano le chiacchiere, i ricordi, dalla prima messa all’ultima funzione.

Certo, un distinguo s’impone: alcuni sacerdoti hanno la loro brava scorta: la perpetua, l’amica della quale, qualche ragazzo d’oratorio, uno o due animatori per tenere a bada la congrega. Insomma, in questo caso da noi non entra il prete, è la parrocchia in formato ridotto che ci viene a visitare; e ciascun membro del gruppo ha le sue specifiche richieste: chi i messali, le particole, magari qualche cero, i sussidi che arriva la Quaresima, riti e predicabili, o libri da masticare all’occasione. A volte van via tutti carichi come muli, sacchetti scatole cartoni: la macchina con le due frecce è appena fuori, tanto la Provvidenza scoraggia il carro attrezzi e relativi vigili ordinari.

Il prete privo di manipolo d’appoggio invece entra diretto e punta deciso quel che gli garba. Il più delle volte i libri, che sfoglia con una certa flemma, dandosi tutto il tempo che serve per non affrettar la selezione. In ogni caso, il talare in questione non ama i suggerimenti: come per la liturgia, sia chiaro, il ministro è uno.

Eppure anche il prete solista – chiamiamolo così per farla breve – si divide in due sfere: c’è l’amabile-espansivo, diciamo pure il gioviale, il parroco vecchio stampo che ama chiacchierare, ovvero il giovane con gli occhi illuminati: ecco, questo tipo di sacerdote talvolta passa in Buonastampa anche solo per gradire, e magari ai saluti si ricorda un titolo, un ordine, un motivo; e per converso c’è anche il prete più guardingo e ponderato, che nel gesto e nel tratto racconta una certa fatica, persino nell’incedere e nel dire. Diciamo un riccio sperduto tra i suoi chiodi.

Si nota anche una certa progressione: allo scaffale teologico il solista del tipo uno ci arriva con la giusta progressione: parte da esperienze di fede, da exempla e vite che ti possono spronare, su su fino al teologico convinto; l’altro, più cauto e riservato, piuttosto prende le mosse dalle vette del pensiero, per poi planare verso le scelte di vita, le preghiere, quell’ammirata fede che sostiene.

Per molti sacerdoti, il punto medio – per non dir bivacco – è fatto di romanzi e narrazioni; per tutti, la libreria è punto d’incontro per fuggire l’incudine del tempo, senz’altro scopo che interrogare libri e copertine. E magari intrecciare le rispettive vocazioni.

 

© Claudio Calzana
www.claudiocalzana.it
www.buonastampa.it

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L’illustrazione è «Vortice», un’opera dell’artista madrilena Alicia Martin

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