Primarie: Ghisalberti

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Vi presentiamo oggi tre interviste “gemelle”, che pubblichiamo in ordine alfabetico, per presentare i candidati alle primarie del Centrosinistra che si svolgeranno per scegliere il candidato sindaco della coalizione, quello che sfiderà il sindaco uscente alle prossime amministrative. Stesse domande e stesso spazio concesso per le risposte, per concedere a ognuno “pari opportunità”.

Lei chiede agli elettori del Centrosinistra di essere candidato/a alle prossime elezioni amministrative. Può dire in breve perché si è candidato/a e perché nel Centrosinistra? «Mi riconosco nei valori del centrosinistra che vuole vedere attuati i principi fondamentali della Costituzione: difesa dei diritti, equità, legalità».

In altre parole: quali sono le sue motivazioni ideali e personali? e in che misura le linee della coalizione coincidono – o coincidono solo in parte – con quelle motivazioni?
«All’interno della coalizione, mi candido a rappresentare i valori propri del civismo, primo tra tutti l’impegno per il bene comune e lo spirito di servizio. Dopo anni trascorsi tra i banchi del consiglio comunale con il Patto Civico, è stato naturale candidarsi per dar voce e forza a queste istanze».

Rispetto alle linee nazionali della coalizione per la quale lei si presenta, a quale gruppo o corrente appartiene e perché? E in ogni caso che cosa di quel gruppo o di quella corrente apprezza di più e che da che cosa intende eventualmente prendere le distanze? Lei accetta di essere definita “di sinistra”?
«Il tratto distintivo della mia candidatura è l’esperienza amministrativa maturata in questi anni e la non appartenenza ad un partito, che caratterizza invece gli altri due candidati, ma comunque all’interno del centrosinistra. Il mio riferimento è il civismo di Umberto Ambrosoli, che in città si è consolidato grazie a Roberto Bruni. Vivo l’impegno civico come assunzione di responsabilità, lontano dalle logiche di partito che i cittadini non sono più disponibili ad accettare ciecamente. Questo non significa essere contro i partiti, che nel nostro Paese hanno costruito la democrazia, ma ci sono aspetti anche recenti dei partiti che hanno creato una spaccatura tra cittadino e politica. Al civismo il compito di ricucire!».

Oltre alle preferenze politiche interne in che cosa si distingue dagli altri candidati o, se preferisce, quali sono le idee più “sue” che qualificano la sua candidatura rispetto alle altre?
«Mi candido perché voglio una cittá che non lascia solo nessuno. Le città moderne rischiano di diventare luoghi di solitudini: quella della vecchiaia, della povertà, della malattia, della ricerca della casa, di chi si sente discriminato. È necessario affrontare il futuro con progetti innovativi e inclusivi e, viste le scarse risorse, valorizzare il grande patrimonio umano e sociale di Bergamo, rafforzare nei quartieri le reti di associazioni, dei cittadini, degli oratori e creare tavoli di partecipazione e collegamento tra quartiere e amministrazione».

Nell’area dei possibili elettori, lei ha qualche gruppo sociale, culturale al quale intende rivolgersi di preferenza? O che rappresenti un settore per lei esemplare della società?
«Non mi rivolgo ad un cittadino-elettore particolare ma a tutte le persone che ancora credono nella buona politica che nasce per risolvere i problemi e migliorare la qualità della vita. Certamente per i temi di cui mi sono occupata durante questi anni in commissione cultura sono più conosciuta nell’ambito politiche culturali».

A questo proposito che senso hanno per lei i disoccupati, i giovani, le donne… ? Sono soltanto categorie di cui occuparsi o possibili protagonisti di una amministrazione da lei guidata? E, in caso positivo, in che modo lo potrebbero essere?
«Sono sempre più necessari progetti di innovazione sociale tra  settore pubblico, privato e terzo settore che rispondano ai bisogni della comunità, in grado di offrire nuovi posti di lavoro e di creare nuove relazione tra giovani studenti, disoccupati ed anziani a rischio di emarginazione. Tra l’altro proprio su questo tema l’Unione Europea ha costruito un bando che premierà tre idee vincitrici. Per quanto riguarda le donne, credo nelle pari opportunità come una risorsa per tutti: il 50% della mia Giunta sarà rosa».

A Bergamo si dice esserci una delle comunità diocesane che qualcuno dice essere tra le più vive d’Italia. La Chiesa di Bergamo, per lei, che cosa significa? Un gruppo di potere con cui trattare? Una risorsa culturale e sociale? E quale risorsa e per che cosa, nella fattispecie? Pensa, anche in questo, di avere una sua posizione originale rispetto agli altri candidati? E in che cosa precisamente?
«La Chiesa spesso arriva dove il Comune non ce la fa. In Italia e soprattutto a Bergamo, ha sempre avuto un ruolo sociale molto importante. Da amministratrice mi interessa l’enorme lavoro svolto dalla Diocesi oltre le mura delle chiese, negli oratori, nelle associazioni, con i lavoratori e con chi il lavoro lo ha perso, con gli emarginati. Dobbiamo continuare sulla strada della sussidiarietà e della collaborazione su progetti comuni, dove i valori laici e quelli cristiani si incontrano».

Da candidato sindaco quali sono in sintesi le sue priorità per Bergamo? A quali questioni metterebbe mano per prime?
«Mi occuperei prima di tutto delle connessioni dei percorsi ciclopedonali per mettere in sicurezza i ciclisti e ricucire i quartieri, poi della riapertura della pinacoteca Carrara e della revisione del modello di gestione scelto dall’Amministrazione e non attuato».

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