Primarie: Ongaro

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Vi presentiamo oggi tre interviste “gemelle”, che pubblichiamo in ordine alfabetico, per presentare i candidati alle primarie del Centrosinistra che si svolgeranno per scegliere il candidato sindaco della coalizione, quello che sfiderà il sindaco uscente alle prossime amministrative. Stesse domande e stesso spazio concesso per le risposte, per concedere a ognuno “pari opportunità”.

Lei chiede agli elettori del Centrosinistra di essere candidato/a alle prossime elezioni amministrative. Può dire in breve perché si è candidato/a e perché nel Centrosinistra?
«Ho accettato la richiesta degli amici e compagni della mia organizzazione politica, SEL, di candidarmi a sindaco di Bergamo nelle primarie della coalizione di centro-sinistra perché ritenevo e ritengo che sia necessaria anche a Bergamo una forte rappresentanza di idee, di valori e di programmi di sinistra».

In altre parole: quali sono le sue motivazioni ideali e personali? e in che misura le linee della coalizione coincidono – o coincidono solo in parte – con quelle motivazioni?
«Sono fortemente convinto che sono questi valori e queste idee che possono portare il paese fuori dalla crisi economica, morale e sociale in cui versa. Come ho detto io milito nella organizzazione politica SEL, Sinistra Ecologia e Libertà, il cui leader è Nichi Vendola. Le parole che compongono il nostro simbolo, sono il legame tra la storia e la tradizione dei grandi movimenti del passato e il nuovo mondo: sinistra è la tradizione dello spirito di socialità e di comunità che deve regolare la vita delle persone; ecologia rappresenta la consapevolezza e la volontà che oggi è necessario abbandonare il consumismo sfrenato di beni e risorse se vogliamo salvare la nostra terra, libertà è il riconoscimento che il senso di socialità e di comunità deve fondarsi sulla libera scelta degli individui e non essere imposto d’autorità».

Rispetto alle linee nazionali della coalizione per la quale lei si presenta, a quale gruppo o corrente appartiene e perché? E in ogni caso che cosa di quel gruppo o di quella corrente apprezza di più e che da che cosa intende eventualmente prendere le distanze? Lei accetta di essere definita “di sinistra”?
«Certamente accetto di essere definito una persona di sinistra. La cultura di sinistra, storicamente, ha avuto sempre un fortissimo senso dello Stato come bene comune, anche e spesso in conflitto con la stessa Chiesa cattolica che non ha mai riconosciuto allo stato una valenza etica».

Oltre alle preferenze politiche interne in che cosa si distingue dagli altri candidati o, se preferisce, quali sono le idee più “sue” che qualificano la sua candidatura rispetto alle altre?
«Sono consapevole che l’autoritarismo e la mancanza di democrazia del c.d. “socialismo reale” ha compromesso questa fiducia. L’ha compromessa anche, nelle nostre società capitalistiche, la corruzione dello Stato cui stiamo assistendo anche nel nostro paese, e il trionfo della ideologia liberistica e di mercato dominato dalla legge del più forte. Ebbene noi siamo convinti che questa fiducia debba essere ricostruita, e debba essere ricostruita una idea forte e giusta di stato come bene comune, a difesa dei più deboli. La crisi economica, crea miseria e diseguaglianze che il mercato non può correggere, E’ necessario allora che lo stato torni ad essere l’elemento di riequilibrio della società in senso egualitario e di giustizia. Questo vale anche per il Comune, il “pezzo” di stato più vicino ai cittadini. Dobbiamo mettere insieme due principi: una più forte autorità e centralità dello Stato, del Comune, e insieme una più forte democrazia e partecipazione: il Comune come Comunità partecipata».

Nell’area dei possibili elettori, lei ha qualche gruppo sociale, culturale al quale intende rivolgersi di preferenza? O che rappresenti un settore per lei esemplare della società?
«Noi ci rivolgiamo agli strati più deboli e più indifesi del “mercato”: chi lavora, i giovani, che non riescono ad entrare nel “mercato del lavoro”, gli anziani che, espulsi, restano marginali e inutili anche nella società, le donne, costrette da nuove necessità inderogabili di “cura” familiare, devono abbandonare lavori e carriere, i migranti, che producono ricchezza, ma che vengono mantenuti nei ruoli di servitù e subordinazione, senza diritti». 

A questo proposito che senso hanno per lei i disoccupati, i giovani, le donne… ? Sono soltanto categorie di cui occuparsi o possibili protagonisti di una amministrazione da lei guidata? E, in caso positivo, in che modo lo potrebbero essere?
«Il Comune deve promuovere l’integrazione, l’inclusione, la partecipazione. Non solo assistenza ma promozione di opportunità, di creatività, di nuove forme di organizzazione civile».

A Bergamo si dice esserci una delle comunità diocesane che qualcuno dice essere tra le più vive d’Italia. La Chiesa di Bergamo, per lei, che cosa significa? Un gruppo di potere con cui trattare? Una risorsa culturale e sociale? E quale risorsa e per che cosa, nella fattispecie? Pensa, anche in questo, di avere una sua posizione originale rispetto agli altri candidati? E in che cosa precisamente?
«Io sono laico, non credente. La Chiesa?  Ha due volti, uno di potere e uno di carità. Ho sempre ammirato la capacità anche personale dei cattolici di testimonianza e di aiuto ai deboli, agli emarginati, la rete di organizzazione cattolica del volontariato. Una azione ed una funzione insostituibili nel progetto dello sviluppo del Comune come Comunità. Ho sempre lottato più per i diritti che per la carità. Ma oggi, forse,con il nuovo orizzonte che si delinea con Papa Francesco, le due dimensioni non appaiono più incompatibili e possono integrarsi».

Da candidato sindaco quali sono in sintesi le sue priorità per Bergamo? A quali questioni metterebbe mano per prime?
«I primi obiettivi, immediati? Comincerei con le case per i giovani, rinnovando e ristrutturando il patrimonio immobiliare pubblico e favorendo l’uso sociale degli appartamenti sfitti. Bisogna fare tornare i giovani nella nostra città. Poi nuovi diritti di cittadinanza e di famiglia. Poi via le automobili dal centro. Una nuova economia fondata sulla grande cultura di Bergamo».

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