Voci dal Senegal

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raffaella brighenti e famiglia

Quando si pensa all’emigrazione italiana, ci si immagina solitamente connazionali diretti verso altri Paesi europei. Raffaella Brighenti, 38 anni, di Zanica, ha fatto una scelta diversa dal solito: è emigrata in Senegal, a Dakar, insieme al marito Ibra Diouf, di origine senegalese, e i figli. Raffaella in Italia era educatrice per bambini con disabilità mentre il marito lavorava come magazziniere per una cooperativa. L’unica volta che aveva messo piede in Senegal risaliva al 2009, per il suo matrimonio: “Siamo venuti qui – spiega Raffaella – per cercare di darci un’altra possibilità, data la crisi. All’inizio non è stato semplice, ma adesso va meglio e non so se ritornerei sui miei passi”. Il marito attualmente collabora con una società italiana di La Spezia, che si occupa di costruzione di pozzi. Anche i genitori di Raffaella hanno seguito la figlia in questo percorso, ed ora vivono insieme a lei dal luglio del 2012. La difficoltà maggiore? Trovare la scuola giusta per la figlia più grande, Lisa, di 10 anni, per non comprometterne gli studi. E scontrarsi con i pregiudizi che ruotano attorno ai “tubab”, così come viene chiamato “l’uomo bianco”: «I bianchi sono visti come i ricchi – spiega Raffaella -: perché provenienti dai paesi del benessere da dove provenivano all’epoca i colonizzatori. Anche a scuola mia figlia ha sofferto molto: i bambini le rubavano gli oggetti scolastici, perché tanto lei era figlia di “ricchi” e quindi si poteva permettere altri acquisti». Il problema della scuola, dopo la prima iscrizione fallimentare, è stato risolto: Lisa frequenta una scuola privata con programma francese, circondata da compagni di ogni nazionalità e in cui le lezioni vengono impartite in inglese e francese. “Il divario tra ricchi e poveri è pazzesco – continua Raffaella -: molte persone vengono dai villaggi a Dakar in cerca di lavoro, che non trovano. Tornare indietro dalla propria famiglia a mani vuote sarebbe un disonore, perciò si fermano qui, andando ad abitare nelle baraccopoli della periferia”. La mentalità è quella del “vivere alla giornata”: «Non si sa come riuscire a racimolare i soldi per procurarsi il cibo per i propri figli. Si cerca di mettere in tasca il più possibile, facendo il meno possibile – prosegue Raffaella -. Nonostante questo, non è vero che non ci sia voglia di lavorare: il lavoro in effetti non c’è e il costo della vita, perlomeno a Dakar, è elevato, anche per chi ha un tenore di vita alto, mentre lo stipendio medio si aggira sui 150 euro. Eppure molti giovani si rifiutano di emigrare, vogliono cercare di migliorare il proprio Paese e si impegnano. E’ un Paese che ha enormi possibilità, ma non vengono sfruttate». Un altro aspetto significativo del Senegal e che incide molto a livello sociale è quello dei cosiddetti “marabout”, una sorta di santoni con al loro seguito i “talibé”, bambini di strada o affidati dalle famiglie affinché possa insegnare loro il Corano. In realtà i bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina: molte associazioni cercano di toglierli dalla strada e lo stesso presidente della repubblica Macky Sall si sta impegnando per risolvere la situazione. «Il Senegal è sicuramente un Paese povero, appartenente al cosiddetto “terzo mondo” – conclude Raffaella -, che ha ancora tanto da imparare ma dal quale i Paesi sviluppati dovrebbero recuperare un valore affettivo fondamentale: quello della “teranga”, ossia della solidarietà, per la quale nessuno viene lasciato solo. Certi luoghi poi sono davvero meravigliosi: come Joual, l’isola delle conchiglie, a sud di Dakar, letteralmente ricoperta di conchiglie e dove si trova l’unico cimitero misto cristiano-musulmano del mondo islamico. O l’isola di Gorée, patrimonio Unesco, con la “Maison des Esclaves”, la casa degli schiavi dalla quale sono transitati milioni di africani strappati alla loro terra d’origine per essere portati, fatti schiavi, nelle Americhe. Un altro luogo suggestivo è il lago rosa, dove l’acqua ha questo colore perché ricca di sale, sale che viene distribuito in tutto il Paese».

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