Aiutiamoli a vivere

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Anche se non se ne sente più parlare a livello mediatico, i bambini di Černobyl’ sono diventati adulti. Oggi ci sono i loro figli, che hanno ereditato, loro malgrado, le conseguenze dell’immane tragedia: tumori e leucemie infantili. Qualcuno prova a restituire loro un sorriso.

Si tratta di “Aiutamoli a vivere Lombardia”, un’associazione (fondata nel 1991), presente in diversi comuni della Bergamasca. Uno dei comitati è a Trezzo sull’Adda, ne fanno parte anche famiglie di Chignolo e Suisio. Lo scopo è di ospitare bambini bielorussi (della provincia di Dribin) dai 7 ai 9 anni, per un intero mese, una volta all’anno, nella propria famiglia. Per i bambini si tratta di una “vacanza di risanamento” dal momento che, ancora oggi, sono presenti numerose patologie causate dal disastro nucleare di Černobyl’ (1986). Il territorio è contaminato da una elevata radioattività.

I bambini provengono da villaggi dove gli unici punti di aggregazione sono la scuola e la figura femminile. Non esiste vita sociale all’interno del villaggio, riferiscono i volontari. Dopo lo spostamento e la ricostruzione dei villaggi più a nord da Černobyl , si è sfaldato completamente il tessuto sociale. Le donne lavorano e mantengono la famiglia. Le possibilità di lavorare per gli uomini, se non nell’ambiente statalista, sono assai poche. Il problema maschile della dipendenza da alcol è una piaga della società. Alcuni interpreti, residenti nelle  città, non conoscono minimamente le angosciose situazioni dei villaggi.

Il vice presidente Angelo Vavassori e Piera Perico raccontano di come hanno iniziato insieme quest’avventura. «Nel 2008, è stato quasi per caso, una sera in oratorio, a Suisio, ci fu la presentazione di quest’associazione e decidemmo di partecipare». E’ stato un incontro giusto al momento giusto. «Il nostro cuore era preparato ad accogliere, eravamo pronti per questa scelta». Il comitato ospita per due anni consecutivi lo stesso bambino. «Abbiamo deciso di dare la possibilità a più bambini di vivere quest’esperienza». Proseguono: «Uno dei nostri propositi è di mostrare, durante la loro permanenza in Italia, l’unità, il calore e il senso dell’essere una vera famiglia. I bambini non sono abituati a stare a tavola insieme ai genitori. I loro genitori, spesso, non sono sobri, oppure non sono presenti».

Il comitato accoglie 18 bambini all’anno, quante sono le famiglie disponibili. «In questo periodo – dicono Angelo e Piera – si fa fatica a trovare famiglie bendisposte ad ospitare». Anche perché i bambini in genere giungono in Italia solo con gli abiti che hanno addosso. Tutto il resto è a carico delle famiglie ospitanti. I bambini, durante il soggiorno, frequentano la scuola. Arrivano in Italia accompagnati da una maestra bielorussa e da un interprete.

Vedere, sentire e toccare con mano è un’altra cosa. Angelo e Piera sono stati due volte in Bielorussia: «Le persone sono dignitose, nonostante le situazioni climatiche e sociali avverse e la situazione politica non facile». Il comitato è impegnato non solo nell’ospitalità in Italia, ma anche a portare aiuto in Bielorussia. I volontari aiutano nelle più svariate necessità quotidiane. Contribuiscono nei settori idraulico, edilizio, elettrico per la realizzazione di centri per bambini disabili, case d’accoglienza per bambini che provengono da difficili situazioni familiari.

Rilevante è l’aiuto dei volontari per la costruzione di serre, in una regione dove le temperature scendono spesso sotto i -25°C : «In questo modo – dice Angelo – le persone possono iniziare ad autogestirsi e anche a vendere qualche prodotto. Il nostro intento è di coinvolgere la popolazione locale».

«Ospitarli – dice Piera – ci dà modo di riscoprire in modo diverso tutto ciò che abbiamo a disposizione. Sono bambini genuini che si entusiasmano a giocare all’aria aperta». Bambini gioiosi, che, qui in Italia, si impressionano a vedere, per la prima volta nella loro vita, una piscina, il mare o le montagne bergamasche. Bambini che esultano nell’assaggiare per la prima volta pane e nutella all’Oratorio di Chignolo. I bambini familiarizzano in fretta con i coetanei italiani, la lingua non è un problema. I piccoli hanno un modo tutto loro per comunicare e comprendersi.

«Questi bambini ci insegnano ad apprezzare le piccole cose. Anche il bambino apparentemente più scontroso comunica qualcosa. Sono bambini che hanno bisogno di affetto» afferma Angelo, sorridendo. «Invito chi è interessato a puntare su questa esperienza. Il comitato lavora in modo molto serio» conclude Angelo. Alcuni missionari in Africa riferiscono: «La gente qui non ha nulla, ma ha il sole». La Bielorussia non ha neanche quello. Per molti mesi all’anno freddo, buio e neve sono gli elementi imprescindibili del paesaggio. Per Piera, Angelo e le altre famiglie di «Aiutamoli a vivere» ciò che si riceve non è comparabile con ciò che si dona. L’aspirazione: cercare di riportare un po’ di sole nelle vite dei bambini bielorussi.

 

Ecco le altre associazioni di cui parliamo questa settimana:

Nuovi Orizzonti
Scout Agesci
Centro italiano femminile
Centro di aiuto alla vita

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