Un anno, due papi

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È  il primo anniversario dell’elezione di Papa Francesco: e la nostra rubrica d’autore: «@Diaridilibri» resta in tema. Quante voci si erano scatenate, perfino in libreria, dopo il gesto senza precedenti delle dimissioni di Papa Ratzinger! Ce lo racconta lo scrittore Claudio Calzana, autore di romanzi come «Il sorriso del conte» ed «Esperia», direttore dei Progetti Editoriali e Culturali di Sesaab e direttore della libreria Buonastampa (via Paleocapa 4/d). Così i libri entrano nella vita e la cambiano, segnando i passaggi più importanti della Storia e delle storie di ognuno. 

 

«Cristo non può scendere dalla croce».

Quel prete sudamericano era stato chiaro, eccome. Erano i giorni delle “dimissioni” di Ratzinger, e in libreria il fermento era palpabile. Anzi, diciamo pure lo sconcerto. Per molti il gesto di Benedetto XVI era stato l’equivalente di una frustata, e in libreria trovavano l’ambiente giusto per manifestare il proprio turbamento.

«Ci vuole coraggio anche nel rinunciare» osai quella volta.

«Rinunciare?» mi fulminò il sacerdote.

Mettetevi nei panni del povero libraio: mica puoi contraddire il cliente, perdipiù talare e dunque assai titolato nel maneggiare certi capitoli. Però, insomma, un’idea me l’ero fatta pure io:

«Sì, nel senso che confessare la debolezza…».

«E Wojtyla, allora? Avrebbe dovuto lasciare anche lui nei giorni della malattia?» mi rintuzzò facile.

Un altro prete svolse la faccenda con un altro quesito, anzi due: «Un padre può forse smettere di essere padre? Un genitore non è genitore sempre?».

Eppure, proprio in quei giorni così complicati, in libreria ci furono voci diverse, non meno forti e vive.

«Benedetto non ha lasciato: ci ha consegnato il testimone, ora tocca a noi» sentii dire a un prete a chi lo interrogava tra gli scaffali.

Ricordo anche un’altra domanda, qui è una catechista che parla:

«Ci vuole più forza a riconoscere di essere deboli o a far finta di non esserlo?».

Tra tanti quesiti, una certezza: in quei giorni accadeva qualcosa di sconvolgente, di unico. D’altronde con la Chiesa è così: ci sono tradizioni millenarie, e altre che ti si scombinano nello spazio di un mattino.

E che succede a un anno di distanza da quella scelta?

«È giunto il tempo che Ratzinger torni al mondo, abbiamo bisogno della sua saggezza» diceva l’altro giorno un sacerdote, citando un articolo di Socci. E a ruota: «Francesco dice che Benedetto XVI è stato molto coraggioso, nessuno ha fatto più di lui per la Chiesa».

A quel punto un cliente, cambiando perlomeno prospettiva:

«Adesso esce un settimanale tutto dedicato a Bergoglio. Non è che stiamo esagerando?».

«Bergoglio stesso ha detto che non gli piace una certa mitologia di papa Francesco» ribatte il prete di cui sopra.

Pausa comune a setacciare il concetto. Poi di nuovo il cliente, a mezza voce:

«Due papi, ne vedremo delle belle…».

 

© Claudio Calzana
www.claudiocalzana.it
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