Ascoltare

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Carissima suor Chiara e sorelle tutte
Grazie delle belle opportunità di scambio e di ascolto che ci offrite attraverso questo portale!
E’ proprio dall’ascolto che vuole partire la mia riflessione.
Nello scorrere delle nostre giornate, sempre più piene di “tutto”, di tempi spesso impossibili perché la famiglia, i figli, il lavoro… chiedono sempre di più, lasciamo meno spazio all’ascolto.
Così, spesso prendere e “sprecare” del tempo, sedersi, ascoltare l’altro, adulto, bambino, giovane o anziano, diventa un momento sempre più raro e difficile. L’impressione è quella che non è il tempo che manca, ma forse è la paura di “stare ” accanto all’altro, o peggio ancora di mettersi in gioco con l’altro, perché l’ascolto non può lasciare indifferenti e richiede un coinvolgimento. Certamente la modernità spinge all’individualismo, ma ciò che più manca nel profondo è forse la speranza o la gioia?
Per quello che conosco, i monasteri, sono luoghi di ascolto autentico, di scambio profondo non staccato dalla realtà, ma dentro il nostro vivere e camminare, che sanno donare coraggio di rimettersi in cammino con sguardi diversi.
Quali consigli senti di poter dare, perché nelle nostre relazioni quotidiane trovi sempre più spazio l’ascolto vero?
Grazie della risposta che ci donerai e del tuo ascolto
Anna

Ascoltare è uno degli atteggiamenti più quotidiani che diamo per scontato, ma in realtà è uno dei più difficili da vivere, cara Anna. Nel nostro mondo così ricco di stimoli, parole, immagini, l’ascolto rischia di essere spesso molto superficiale, sfuggevole. Essere ascoltati è uno dei bisogni più profondi dell’uomo, ma è il più penalizzato: la frenesia del tempo non permette di “sprecarlo” per l’altro! Prova ne è l’elevata sofferenza per l’individualismo, la solitudine o addirittura l’isolamento, nel quale molte persone vivono. Forse per ascoltare occorre imparare ad “abitare il tempo”, ad essere presenti lì dove si è, si vive, non protesi nel domani o rinchiusi in un nostalgico passato. Esserci è uno degli atteggiamenti più difficili al quale occorre continuamente educarsi e convertirsi. È necessario per essere capaci di vedere l’altro, accorgersi della sua presenza. Quante volte sentiamo, ma non ascoltiamo, guardiamo, ma non vediamo! Eppure tutti necessitiamo di relazioni, di legami che danno calore alla vita, di rapporti umani profondi, autentici.

Occorre darsi tempo per ascoltare, con il cuore e con la mente. “Ascolta Israele!” è il monito che la scrittura suggerisce all’uomo credente di ieri e di oggi. Ascoltare Dio e l’uomo, sono un tutt’uno. Ascoltare Dio per imparare ad essere più umani. Ascoltare l’uomo per svelargli la sua vocazione divina. Qualcuno che sia lì, che dia il suo tempo, che riconosca il dono che è l’altro … è un’esperienza rigenerante, generativa. A volte basta solo ascoltare senza dire parole. Non è solo un atto di generosità, ma è ciò che rende più umani, che rafforza e fa essere, fa venire alla luce, accoglie e fa crescere, dona la possibilità di essere e dire la parola che siamo, strappa dall’isolamento e dalla chiusura e genera vita nuova.

Certo, ascoltare non è facile. Occorre accorgersi delle percezioni distorte, dei pregiudizi che ci abitano e sorgono di fronte all’altro; vincere ansie e paure di fronte al “mistero” che è l’altro; coinvolgersi e mettersi in gioco con tutto ciò che siamo, saper fare silenzio, ma anche accettare la fatica di metterci di fronte al tu che sono gli altri, Dio, gli eventi, me stesso … È stare in silenzio, ma anche porre domande che incoraggiano, parole che confortano e aiutano a dirsi e a venire alla luce. La qualità del nostro ascolto determina la profondità del nostro comunicare a volte così vuoto e superficiale. Ascoltare per non perdere l’altro e non perdere Dio. Inclinare l’orecchio del cuore per attraversare la vita così come si presenta e divenire uomini e donne “obbedienti” che sanno riconoscere la chiamata inscritta nella propria carne, carne amata, parola che narra la gioia e la sofferenza dell’oggi, dà speranza e dona il gusto dell’eternità, rende i giorni dell’uomo attraversati dalla pazienza e dalla provvidenza di Dio. Carne che edifica la fraternità.

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