La storia di Etty

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«E se si distruggono i preconcetti che imprigionano la vita come inferriate, allora si libera la vera vita e la vera forza che sono in noi, e allora si avrà anche la forza di sopportare il dolore reale, nella nostra vita e in quella dell’umanità». È una testimonianza dirompente quella di Etty Hillesum, giovane olandese di origine ebraica, morta ad Auschwitz nel 1943, quando aveva solo 29 anni. Brillante, vivace, appassionata, ha lasciato un intensissimo diario scritto ad Amsterdam tra il 1941 e il 1943, che racconta in modo dettagliato gli ultimi due anni della sua vita. La sua storia e le pagine del suo Diario tornano a Longuelo nell’ambito dell’«Itinerario per l’eucaristia feriale» organizzato per la Quaresima dalla parrocchia domani sera con una serata su «Etty Hillesum, testimone di Dio nell’abisso del male». Appuntamento nella chiesa parrocchiale alle 20,45. Chiara Magri, del Teatro del Vento, fa rivivere Etty Hillesum recitando alcuni brani dei suoi scritti: il Diario 1941-1943 e le Lettere nel centenario della nascita. La accompagna con arpa e canto dal vivo Matteo Zenatti. Ingresso libero e senza prenotazione.
«Trovo bella la vita – scrive Etty – e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare sé stessi” non è proprio una forma di individualismo malaticcio. Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra». Etty riesce a trovare anche nel tempo oscuro in cui vive una «serenità mistica». Parla di Dio come «la parte più profonda e ricca di me, in cui riposo». Ha la possibilità di salvarsi, ma sceglie di condividere la sorte del suo popolo e viene uccisa insieme ai suoi genitori e ai suoi fratelli. La sua è stata definita da molti una «spiritualità del quotidiano».

ettyhillesum

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1 commento

  1. Bruno Fusari on

    Parafrasando Sant’Agostino «Non pensate che si possa imparare qualcosa da un uomo (HETTY). Possiamo attirare la vostra attenzione col suono della nostra voce (ARPA), ma se non c’è dentro Qualcuno che vi insegna, questo suono sarà inutile». Auguro che la serata sia per tutti apertura alla trascendenza.

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