Focolare

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Anna Zanchi è una ragazza di 15 anni, vive a Prezzate di Mapello e studia al liceo linguistico Falcone. Sorridente allegra, a prima vista può sembrare un’adolescente come tante altre; se non che, da tutta la vita, segue il Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich nel 1944. Le ho chiesto di parlarmene un po’.

Come hai conosciuto il movimento dei Focolari?
«E’ come se lo seguissi da quando sono nata. I miei genitori si trovavano da giovani con altri amici del Movimento e da quanto mi ricordi, mi portavano agli incontri fin da quando ero bambina».

Spiegami che cos’è il movimento.
«Il movimento è nato durante la Seconda Guerra Mondiale grazie a Chiara Lubich e le sue amiche. Queste donne scelsero di non leggere semplicemente il Vangelo, ma di provare a viverlo quotidianamente. Ad oggi è presente in 182 paesi nel mondo. Il centro è a Roma, ai castelli romani. E’ formato dai focolarini e dalle focolarini, uomini e donne che hanno scelto di mettersi al servizio del Movimento in tutto il mondo. Vivono nei focolari, maschili e femminili, che sono delle vere case sparse in tutto il mondo abitate dai “capi dei focolari”, o come li chiamiamo noi, popi e pope. Seguiamo tutti un’unica regola d’oro: ama il prossimo tuo come te stesso. Solo amore, nulla di più».

Tu come ti inserisci tra i Focolarini?
«Io sono una ragazza gen (nuova generazione), la parte giovane del Movimento. I gen sono divisi in fasce d’età, il gen5 per i più piccoli, il gen4 per i bambini delle elementari, il gen3, di cui faccio parte io, per i ragazzi delle medie fino ai 18 anni, e infine il gen 2, con giovani anche di 30 anni. Chiara Lubich ci ha chiamati con questo appello: “Giovani di tutto il mondo, unitevi!”. Faccio anche parte di un’altra sezione del Movimento, i ragazzi per l’unità, meglio conosciuti come RPU. Il nostro scopo è di creare un mondo unito, senza differenze di pelle, religioni, costumi, ricchezza».

Esiste un focolare qui a Bergamo?
«Fino alla scorsa estate avevamo un focolare a Bergamo, in via San Bernardino; ci trovavamo spesso, le ragazze con le pope e i ragazzi con i popi. Dalla scorsa estate si è creato un unico centro a Brescia che raccoglie anche i focolarini di Mantova, Lodi, Cremona e Bergamo, così ora ci incontriamo una volta al mese, perché è più complicato».

Cosa fate quando vi riunite al focolare?
«Gli incontri del gen sono per me un vero appuntamento tra amiche che crescono con me. Prima di tutto leggiamo la Parola di Vita, il brando di Vangelo del mese, accompagnato da un commento scritto da Chiara Lubich. Ne parliamo un po’, discutendone, e poi raccontiamo di noi, di quello che stiamo facendo nella nostra vita, le nostre storie e avventure. E’ come stare in famiglia, sento che nessuno mi giudica per quello che sono. Alcune volte ci incontriamo anche con la parte maschile del gen, soprattutto quando abbiamo dei progetti da realizzare, come quello in Argentina previsto per questa estate, che coinvolgerà alcuni ragazzi per due settimane».

E come vivi la “regola d’oro” nella vita di tutti i giorni?
«Essendo nata e cresciuta con questa regola per me è sempre stato normale impegnarmi a seguirla. Non posso però dire che sia facile, anzi. Quando parlo di questa mia scelta di vita ai miei coetanei, spesso non vengo compresa e passo per la “suorina”, quella che vive solo nel catechismo. Io non ci do molto peso. Mi dicono che dovrei lasciarmi più andare, parlare in un certo modo, ma a me non manca nulla: sto bene così!  Vivo la mia vita prestando una particolare attenzione verso gli altri, li aiuto volentieri. Un esempio? Alcuni ragazzi non rifanno nemmeno il letto la mattina, mentre per me è fondamentale: è una fatica in meno per mia mamma che già fa tanto».

So che hai partecipato a un musical l’anno scorso.
«Esatto. E’ un musical creato dai gen e dai RPU d’Italia, basato sulla storia di Chiara Luce. Volevamo creare qualcosa di bello in suo ricordo e dopo un lavoro di due anni e mezzo siamo riusciti a portarlo in tournée. Per chi se lo fosse perso l’ultimissimo appuntamento sarà a Milano l’11 Maggio. E’ stata un’esperienza stupenda e dal musical ho capito una cosa».

Ovvero?
«C’è una frase che dice Chiara: «ho trovato il mio ideale di vita.» Si riferiva all’amore. Credo che anche io, seppur abbia ancora tanta strada da fare, posso dire che sia il valore della mia vita».

Qualche sogno nel cassetto?
«Uno per ora c’è: l’Argentina. Non potrò andarci questa estate, ma prima o poi, ce la farò!».

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