Una zuffa coi baffi

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paneenoci5baffiIl sindaco Foresti e don Biagio vanno dallo stesso barbiere. Del resto, il paese e piccolo. Immaginatevi la faccia del malcapitato quando se li ritrova nel suo salone nello stesso momento…. Ecco a voi la quinta puntata del nostro feuilleton 2.0 “Pane e Noci”. Il testo è dello scrittore Alessio Mussinelli, l’illustrazione è affidata a Matteo Gubellini.  Buona lettura.

Il sindaco Foresti teneva al suo aspetto e faceva tutto il possibile affinché il tempo non lasciasse sul suo volto visibili tracce. E quand’anche accadeva che una ruga fosse troppo profonda per essere nascosta, ne valorizzava forma e contorni per renderla il più possibile affascinante. Missione al limite dell’impossibile poiché il sindaco aveva un fisico sformato da decenni di eccessi alimentari, nonché geneticamente condannato a precoce calvizie ippocratica. In compenso, il sindaco s’era lasciato crescere i baffi, e alla loro cura dedicava tutto il tempo necessario. Li pettinava aiutandosi con una crema ammorbidente, li passava con il balsamo durante la doccia e li accorciava simmetricamente con la precisione trigonometrica di un architetto della quinta dinastia egizia. Tutto per sembrare, alla fine delle finite, un uomo con una setola di scopa sul labbro.

Don Biagio non sopportava quei baffi. Davano al sindaco un’aria da intellettuale consumato, cosa che di certo non era. A malapena sapeva leggere. A dire il vero don Biagio provava anche una certa invidia, ché a lui baffi e barba crescevano solo a ciuffi e li doveva tenere ben rasati per non assomigliare a una gallina spennacchiata. E siccome da essi non ricavava gioie, dedicava la sua attenzione ai capelli, radi ma ancora presenti, che teneva pettinati all’indietro in file parallele come le auto in coda sulla tangenziale est di Milano. Allineati e immobili.

La differenza tra i loro look era ancor più evidente quando i due s’incontravano dal barbiere, coincidenza che accadeva di rado, ma che non passava inosservata. La bottega del barbiere si trovava a un passo dalla nuova sala della biblioteca e il gestore Lucio, che aveva ereditato il mestiere dal padre, da un paio di mesi era intenzionato a cedere l’attività. Colpa della crisi, e del nuovo centro commerciale dentro il quale aveva aperto un parrucchiere di quelli moderni. Catene in franchising.

Il primo a entrare fu il Foresti, che doveva dare una spuntatina ai capelli e ripassare i confini dei baffi, cosa che solitamente faceva a casa ma già che c’era…Don Biagio si accomodò sulla poltroncina d’attesa, sfogliando uno di quei giornali di gossip che dovette presto abbandonare perché zeppo di foto di modelle e soubrette in costumi succinti.

– Don Biagio – salutò il Foresti vedendolo riflesso nel vetro. – Anche lei a farsi tosare come le pecore -.

– Ogni tanto, bisogna pure sistemarsi -.

– Già. Ed è pure fortunato che non ha i baffi –

– E lei lo è altrettanto. Scarseggia in capelli-.

Lucio, che già avvertiva una certa tensione nell’aria, ricordò la tipica scena del film di mafia, quando un boss va dal barbiere e quello gli dà il ben servito tagliandogli la gola. Ecco, immaginò la stessa scena, ma con il barbiere che usava il rasoio su se stesso. Mica era facile stare tra quei due.

– Ho saputo che il vostro amato oratorio ha riavuto le finestre grazie ad un certo intervento straniero -.

– Già, ad attendere l’aiuto dei compaesani si rischia di finire nell’oltretomba. Io invece ho saputo che il vostro derby è andato a finire male-.

-Già, è stata assegnata la vittoria agli ospiti. Tre a zero a tavolino causa inagibilità del campo. Se trovo quel maledetto del segretario della federazione, gli taglio i capelli con l’accetta-.

– Beh, cosa credeva, che vi avrebbero fatto giocare tra i vapori del gas?-

– Sarebbe stato nostro diritto disputare il recupero, così come previsto dal codice sportivo. E invece quell’animale ha deciso di fare il risultato a tavolino. Un uomo venduto -.

– È pur sempre una partita di calcio, mica una guerra-

– Ne va dell’onore della nostra squadra e del nostro paese intero. Valori del tutto estranei a un vaticanista del suo stampo-.

Don Biagio rise, ma il sindaco non trovò nulla di divertente, quindi calò il silenzio, profondo e fastidioso, come il pizzicore dell’etichetta di un vestito dietro il collo. Calò anche la veneziana, abbassata da don Biagio che aveva dritto negli occhi un raggio di sole. Calò pure il baffo del Foresti, tagliato di netto dalla forbice di Lucio.

Aldo stava scarrozzando il carrello dei libri della biblioteca quando don Biagio fece il proprio ingresso inseguito a ruota dal Foresti. Il sindaco non aveva più i baffi ma in compenso era fornito di un paio di forbici per sfoltire dalla punta arrotondata.

-È stato lui – sbraitava rabbiosamente il sindaco puntando l’utensile su don Biagio in modo minaccioso.

– Cos’ha promesso a Lucio per farmi tagliare il baffo? -.

– Non sia ridicolo, che vuole che m’interessino i suoi baffi-.

Angelo calmò le acque, invitò il Foresti a raccontargli l’accaduto e gli levò le forbici dalle mani. Si sa mai che ci scappi il taglio.

– Io non c’entro – disse don Biagio.

Angelo su questo non ci avrebbe scommesso un fico secco, ma prima di mettersi a giudicare voleva capire quel che era successo e alla fine, dimostrando spirito pragmatico e buonsenso in dosi maggiori rispetto agli altri due. Lanciò l’idea che avrebbe potuto risolvere la questione.

– Andiamo da Lucio e facciamogli un paio di domande -.

 

E se vi siete persi le puntate precedenti….Eccovi i link.

Primo episodio: L’inaugurazione
Secondo episodio: Cioccolato
Terzo episodio: Grigliata esplosiva
Quarto episodio: Chi la fa…

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