Sei opere

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La diocesi vende un immobile e chiede ai sacerdoti di devolvere una mensilità alle persone in difficoltà: sono segni forti per la Quaresima, posti come “chicchi di grano” dice il vescovo di Bergamo Francesco Beschi «che facciano germogliare il seme della solidarietà e la propaghino come un’onda». Nel buio di questo periodo, nella sofferenza di tante famiglie rimaste senza lavoro, la Quaresima quest’anno vorrebbe gettare un po’ di luce. Generando aiuto concreto in modo forte, ma – prosegue il vescovo – generando soprattutto speranza, un nuovo stile, con un invito a guardare il mondo da un’altra prospettiva. Un invito difficile perché “costa”, chiede di esporsi in prima persona, e non di offrire soltanto «il superfluo». Ma che può davvero trasformare profondamente la vita. La traccia da seguire è quella della testimonianza di Giovanni XXIII, in vista della sua canonizzazione, ormai vicinissima.

La diocesi mette sul piatto azioni concrete per realizzare alcune opere segno. Qui le accenniamo soltanto, poi approfondiremo il contesto in cui ognuna nasce e si sviluppa nelle prossime settimane.

La prima opera riguarda Haiti e prevede il sostegno economico offerto per tre anni alla gestione della scuola edile “Papa Giovanni XXIII” realizzata dopo il terremoto del 2010.

In Albania sarà realizzato un nuovo edificio di culto con alcuni luoghi di incontro e formazione.

A Bergamo prima di tutto sono previste la ristrutturazione e l’ampliamento di un luogo di accoglienza e servizio ai più poveri, nel cuore della città, per le persone senza fissa dimora.

Sarà poi sostenuta l’azione del Fondo Famiglia Lavoro che offre temporaneo sostegno economico e la ricerca di posti di lavoro a famiglie in difficoltà a causa della crisi. Il 27 aprile in coincidenza con la canonizzazione di Papa Giovanni sarà proposta a tutte le comunità parrocchiali una raccolta di offerte per incrementare l’entità di questo fondo.

Verrà creato un nuovo fondo “Famiglia casa” per promuovere specifiche azioni di temporaneo sostegno economico all’affitto per evitare di perdere la casa a famiglie che a causa della perdita del lavoro hanno difficoltà a pagare l’affitto. Questo fondo sarà costituito da una consistente somma proveniente dall’alienazione di una delle proprietà della diocesi di Bergamo e sarà avviato il 27 aprile, giorno della canonizzazione di Giovanni XXIII.

La sesta opera, infine, si rivolge ai giovani: da un lato crea un ponte ideale tra Bergamo e il mondo, sostenendo lo slancio missionario con il progetto Giovani per il mondo, dall’altro sostiene lo studio e le ricerche che riguardano Papa Giovanni attraverso la Fondazione a lui dedicata (con borse di studio pre-dottorato e post-dottorato). Oggetto di quest’opera sono “cammini di accompagnamento formativo ed esperienziale” per giovani dai 18 ai 35 anni.

«Questi segni – sottolinea il vescovo – nascono dal desiderio di manifestare una vicinanza grande e concreta a tante situazioni di sofferenza. Dalle difficoltà occupazionali al tema della casa, essenziale per le famiglie e per la società. Mettiamo in campo risorse consistenti, ma al di là di questo vorremmo che questa azione rappresentasse un segno di speranza che deve essere percepito in termini evidenti. Sentiamo la necessità urgente di entrare in questo clima e squarciarlo. La quantità delle risposte è importante, ma è solo un aspetto».

L’azione va più in profondità, fino a toccare la vita di tutti i giorni, il modo in cui percepiamo il prossimo e le relazioni: «Ci sono tanti progetti – indica monsignor Beschi – che si muovono sul territorio: le convivenze tra famiglie, le collaborazioni. Qualcosa di nuovo sta emergendo. Dall’altra parte ci sono tante persone che stanno faticando e morendo per le conseguenze di forme di egoismo da cui ci siamo lasciati irretire. Nessuno di questi segni è fine a se stesso. La canonizzazione di Giovanni XXIII deve avere delle conseguenze. Tutti devono essere raggiunti da un segno di attenzione, dall’aiuto reciproco».

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