Trasfigurazione

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In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Vedi Vangelo di Matteo 17, 1-9). Per leggere i testi liturgici di oggi, secondo domenica di Quaresima, clicca qui.

Tempo di quaresima. L’idea di un Gesù sofferente e morente sembra contrastare con la straordinaria parentesi di oggi: un Gesù luminoso che si impone alla meraviglia dei suoi discepoli. D’altra parte, la parentesi di oggi, sembra anticipare lo stato definito del risorto.

GRANDEZZA DIVINA

Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, i discepoli prediletti, testimoni privilegiati degli avvenimenti più importanti della vita di Gesù: sono gli stessi che assisteranno alla risurrezione della figlia di Giairo e all’agonia del Getsemani. La tradizione cristiana identifica il monte sul quale Gesù sale con il Tabor. È evidente il simbolismo del monte che, spesso nella bibbia, allude alla grandezza irraggiungibile di Dio. Si possono ricordare il Sinai e l’alleanza; il Carmelo e la lotta di Elia per l’unicità assoluta di Dio. «E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce», racconta Matteo. Si tratta di una “teofania”, di una manifestazione, apparizione di Dio. È un’anticipazione temporanea della “gloria” nella quale Gesù approderà definitivamente con la sua risurrezione. Il biancore e la luce, soprattutto, sono segni di Dio e soprattutto di Dio che si prende cura dell’uomo e quindi lo illumina. «Molta gente va dicendo: ‘Se ci togli la tua luce, o Dio, chi ci darà il benessere?’», dice il salmo 4. E il salmo 31: «Fa’ splendere il tuo volto sul tuo servo, salvami per la tua misericordia». E il salmo 67: «Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto».

Mentre Gesù si trasfigura, appaiono Mosè ed Elia. I due grandi protagonisti della storia ebraica rappresentano la Legge – Mosè – e la Profezia – Isaia: le due grandi divisioni della Bibbia secondo gli studiosi contemporanei di Gesù. Dunque tutta la Bibbia – “la legge e i profeti” – testimonia che Gesù è il figlio prediletto. Oltretutto, si pensava, da parte dei contemporanei di Gesù, che i due grandi personaggi dell’Antico Testamento sarebbero tornati prima dell’arrivo del Messia. Va ricordato anche che per Matteo Gesù è il nuovo Mosè che dà origine alla nuova alleanza. Dunque i significati di quello che sta capitando si accumulano: i grandi personaggi dell’Alleanza ritornano, la legge e i profeti, concordemente, testimoniano la verità di Gesù.

LA VOCE DALL’ALTO

Di fronte allo stupefacente spettacolo cui sono chiamati ad assistere, Pietro prende la parola e si rivolge a Gesù chiamandolo “Signore”, il titolo che il vangelo riserva a Gesù risorto. Pietro è commovente nella sua ingenuità: propone di piantare le capanne per prolungare il piacere dello spettacolo. Da ricordare che la tenda per l’uomo del Vecchio Testamento rimandava alla tenda del deserto, l’abitazione di Dio con gli uomini.

Ma nel racconto della trasfigurazione le iniziative che vengono dall’alto corrono più veloci di quelle che vengono dal basso. Pietro sta ancora parlando e una nube li avvolge e dalla nube arriva la voce del Padre che assicura: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». Nell’Antico Testamento la nube è ritenuta un elemento che manifesta la presenza di Dio. Dunque il fatto che ci sia la nube sul monte della trasfigurazione indica che Dio è realmente presente. Dalla nube il Padre afferma che Gesù, sintesi della Legge e dei profeti, cioè di tutta la Bibbia, è la forma definitiva di rivelazione che, proprio per questo, deve essere ascoltato.

Di fronte alla voce i discepoli cadono a terra: reazione tipica del credente di fronte alla rivelazione divina. La nuova economia ha eclissato l’antica. Ma la nuova economia è anche quella del Gesù, uomo come noi. E’ il Gesù “normale” che riprende la strada di Gerusalemme.

 IL GESÙ DIMESSO DI TUTTI I GIORNI

La tentazione di Pietro sta nel fatto che la fede “propria”, quella che nasce dalle convinzioni personali, non si abbandona alla luce “diversa” che viene dall’alto, dalla nube.

Ora, il vangelo di oggi ci dice che non solo va accettata la luce “diversa” che viene dall’alto, ma è necessario accettare il Signore “dimesso” di tutti i giorni e quello ancora più dimesso della Parola che ce ne parla. Come è povero, anche oggi, il Signore di una nostra normale assemblea liturgica. Deve fare i conti con quella precisa assemblea, le parole di quel prete, le mura di quell’edificio. Non disponiamo di voce dall’alto, di nube luminosa, del corpo splendente di Gesù… Noi, discepoli di oggi, dobbiamo fare come Abramo e metterci in viaggio verso la croce. Per Crucem ad lucem: si arriva alla luce attraverso la croce, infatti. La fatica del dolore di oggi è temperata dalla certezza della luce di domani. Il corpo opaco che intralcia attende il corpo luminoso perfettamente libero della vita che ci attende.

La quale, però, non potrà che conservare il ricordo della vita di oggi, di questa vita. Come affascina il carattere trasparente di certi volti: di bambini, di giovani, di vecchi… Riflessi di una profondità che li abita

TRASFIGURAZIONE

risplende la luce divina
nella povera carne umana

che ancora conoscerà
la sfigurazione della passione

ed è il nostro alla fine
un destino di gloria

poesia di Domenico Ciardi, monaco di Bose

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