#bananaselfies

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Quella banana lanciata dagli spalti doveva essere un gesto di spregio verso Alves, giocatore di colore del Barcellona. Un gesto di razzismo (sei come una scimmia, di una razza inferiore). Ma lui l’ha raccolta e se l’è mangiata. Un gesto simbolico, si è trasformato all’istante in una estemporanea campagna antirazzismo.
Un suo compagno di squadra, Neymar, ha raccolto l’invito e si è fatto scattare una foto con suo figlio: lui mangia una banana, il piccolo stringe un pupazzo che ha la forma di quel frutto. E su Instagram scrive:  “È una vergogna che nel 2014 esista ancora questo preconcetto” e poi si è fatto fotografare insieme al figlio con in mano una banana. “Per dare il mio contributo perché tutto questo finisca, ho deciso di fare come Dani Alves. Se anche voi la pensate così, fatevi fotografare mentre mangiate una banana e usiamo quello che loro hanno contro di noi a nostro favore”. Detto fatto: in un baleno quest’idea ha attraversato la rete, conquistando tutti, anche i bergamaschi. Alzi la mano chi, tra i propri amici, non ne ha almeno un paio che si sono scattati un “selfie” mentre mangiavano una banana. Tanto che adesso c’è già qualcuno che dice che era tutto programmato.
Tra le tendenze del giorno su Twitter impazza l’hashtag #somostodosmacacos, “siamo tutti scimmie”, che ha raccolto milioni di cinguettii indignati. E ancora sarete sommersi dai #bananaselfies. L’attaccante del Brasile Fred ha scritto: “Il razzismo è un male che macchia lo sport e la società in generale”. Si sono uniti alla campagna antirazzismo tantissimi personaggi del mondo dello sport, della politica, della cultura, dello spettacolo, dal premier Renzi al ct azzurro Prandelli, da Raffaella Carrà a suor Cristina, la star di The Voice, fino ai politici locali. C’è già chi ha raccolto l’idea al volo con una bella campagna pubblicitaria per le stesse banane che suona così: “Dai un morso al razzismo”. Sarà vero che, come scrive qualcuno, è un esempio di come i social possano portare a una maggiore consapevolezza sociale? Sarà, sappiamo comunque che sul web le mode si bruciano in poche ore. Speriamo che, passata l’ondata dell’entusiasmo social, di questa campagna antirazzismo non restino soltanto “le bucce”.

 

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