Profumo di libri

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Cosa sono i libri? Prima di tutto volumi e quindi diciamo pure ingombri….Ci siamo lasciati così la scorsa settimana con «@Diaridilibri», ma oggi lo scrittore Claudio Calzana, autore di romanzi come «Il sorriso del conte» ed «Esperia», direttore dei Progetti Editoriali e Culturali di Sesaab e direttore della libreria Buonastampa (via Paleocapa 4/d) si spinge più in là: volete mettere il profumo dei libri? 

In un commento al mio pezzo precedente dedicato al peso dei volumi, il signor Bruno va oltre il peso dei libri, e con ragione:

“Non solo il peso, volete mettere l’odore? A me piace annusare il profumo di carta sia dei libri nuovi freschi di stampa che di vecchi volumi ingialliti con quel sentore meraviglioso di libro usato. A volte li accarezzo prima di aprirli. Un modo per attivare altri sensi insomma, un altro tipo di legame possibile con l’oggetto della propria passione, lasciarmi avvolgere ancor più dalla storia che sto leggendo”.

Ecco, io non ho evocato il profumo dei libri perché è roba da collezionisti, gente che incamera libri per poi scoprire, immancabilmente, che gliene manca qualcuno. Basta leggersi lo straordinario libro di Pablo Echaurren, Nel paese dei bibliofagi – che tra l’altro sfoggia una prosa straordinaria, futurista ed esplosiva – per rendersi conto del machiavello che afferra chi si consegna armi e bagagli ai libri, chi ne diventa in qualche modo schiavo, per non dire periferica. Mi sovviene giusto giusto il racconto di Ermanno Rea, “L’occhio del Vesuvio”, dove un anziano grecista è alle prese con un operaio polacco incaricato di costruire la libreria assoluta, unica e meravigliosa, quella capace di far vivere e insieme contenere un tesoro di storie e copertine.

Ma per i nostalgici dei libri di un tempo, i libri da perderci il naso dentro, magari legati a mano – altro che tenuti insieme con la colla, con quella carta da pacco che lasciamo stare – per i nostalgici, dicevo, segnalo – anzi segnalo a te, Bruno, che sei preda del morso di carta –  Smell of Books, il profumo che sa di pagine appena stampate, ovvero antiche, ovvero chissà cosa. Ecco il link al produttore, http://smellofbooks.com/, ovviamente americano, e ti pareva.

Trattasi di bombolette che per pochi dollari l’una promettono 5 diversi aromi: sapore di libri nuovi di pacca, freschi di torchio; ammuffiti, ovvero antichi al punto giusto, con retrogusto di polvere ed acari magari; la terza idea è nientemeno un concentrato dell’effluvio di 20mila libri di seconda mano, adatto a chi adora gli animali (ma come fanno a pensarle cose del genere? America, oh terra felice, popolata di sogni e sorprese…); senza scordare un aroma “emotivo” – questo me lo sento per gentili signorine alle prese con Jane Austen; e, per chiudere alla grande, ecco la fragranza alla pancetta croccante (!) dedicata a preferisce gli eBook, ma non disdegna la giusta attenzione alla linea, visto che si giura un basso contenuto di colesterolo.

Insomma, caro Bruno: quasi quasi spruzzo qualche lattina per la libreria e vedo l’effetto che fa: pancetta inclusa. Capace che qualcuno mi compra pure l’essenza…

 

© Claudio Calzana
www.claudiocalzana.it
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Se ti sei perso le altre storie di @diaridilibri? Eccole qua:

 

Cosa sono i libri? Prima di tutto volumi, quindi alla fin fine diciamo pure ingombri…
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Le manie di una misteriosa scrittrice
I gusti variegati di lettura dei religiosi
Papà, mamme, figli e nonne insieme tra gli scaffali
Il lettore da cucciolo
Quel libro giusto per un compleanno…

 

 

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2 commenti

  1. Pingback: Profumo di libri » claudio calzana

  2. mariangela paradisi on

    Sullo spruzzo propiziatorio in libreria, sono d’accordo. Compreso quello di pancetta, ma solo se vendi anche gli ebook. Se no ti freghi con le tue stesse mani.

    Peso e odore. E va be’. Ma ce lo vogliamo mettere pure il volume? Cioè nel senso di base per altezza per profondità. Il volume, insomma (ma si chiama volume perché “è” un volume? Boh…).

    La base per altezza è questione di casa editrice. La profondità, al netto della base per altezza che pure definisce il numero di battute per pagina, ci dice fin dall’acquisto quanto tempo quel libro ci resterà tra le mani. Quanto ci metteremo a sapere come va a finire. Quanto siamo distanti dalla sensazione che sempre proviamo appena finito di leggerlo. Lo rimpiangeremo? Ci entrerà nel cuore che poi magari il titolo ce lo scordiamo ma mai più i sentimenti che ci ha suscitato? Ci lascerà con l’amaro in bocca (“tutto qui?”)? Lo metteremo tra i libri preferiti o tra quelli che: “io i libri non li butto, ma questo quasi quasi…”? E poi, verso la fine, sfogliandolo col polpastrello del pollice, contare quante pagine mancano. Con lo stesso struggimento che ci prende quando sappiamo che un magico incontro d’amore – magari clandestino, come clandestino è il nostro rapporto con un libro che sempre ci fa essere nascosti altrove – è arrivato all’epilogo, e chissà quando ci rivedremo. E dopo sarà solo un ricordo.

    Ecco, questo è un libro. Mica lo puoi fare con gli ebook! Ché poi con quelli usi l’indice o il medio, mica il pollice, per sfogliarli. Ed è il pollice il dito nobile dei primati. Razza umana e scimmie, intendo. Vuoi mettere?

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