Ricordiamo

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“Ricordiamo”: ad Albino in questi giorni una mostra indaga nel lato più oscuro del nazismo, il programma Aktion T4, codice di eutanasia rivolto alle persone affette da disabilità, malattie mentali e genetiche. Una mostra che in questo tempo di Pasqua lancia un messaggio ancora più forte e un appello ad accogliere la “diversità”, perché nessuno mai più possa dire che la vita di persone con una disabilità non ha valore, come è accaduto ai tempi del nazismo.

E’ stato Mauro Carrara, membro di Sfera, a incappare casualmente nel progetto, a  decidere di farlo proprio e a portarlo nella realtà del paese e della città in cui vive. Sfera, associazione solidale, è nata per offrire uno strumento di appoggio, che nomina volontari chiamati “amministratori di sostegno” incaricati dal tribunale, in grado di aiutare le persone più fragili e problematiche. Il progetto, la mostra “Ricordiamo” è sorto in seno all’Anffas (Associazione Famiglie di Disabili Intellettivi e Relazionali).

“In una società che si concentra sempre di più sugli individui – sottolinea Carrara – Sfera ha sentito un bisogno di comunicare, di condividere, di puntare sul supporto reciproco”.

LA STORIA

Il periodo della Settimana Santa non a caso ospita l’esposizione allestita ad Albino, che vuole essere un invito alla riflessione: racconta attraverso immagini e testi lo sterminio di 300.000 disabili, fra adulti e bambini, nella Germania di appena poco più di settant’anni anni fa, in nome della purezza della razza e del risparmio di risorse economiche, una storia di dolore e di sofferenza che diventa simbolica nei giorni in cui si ricorda la passione, la morte e la resurrezione di Gesù.

La mostra percorre le tappe fondamentali che ripercorrono la storia dello sterminio nazista, a partire dall’eugenetica, una teoria secondo la quale solo la razza pura meriterebbe di sopravvivere. Così accadde che disabili ma anche persone con problemi mentali, alcolisti e omosessuali furono torturati e sottoposti a crudeli esperimenti nei campi di sterminio. A questo si sommò una fitta e subdola propaganda di regime. Una gigantesca manipolazione delle coscienze supportata da medici, infermieri e direttori di ospedali, che anche oggi non può lasciarci indifferenti.

E OGGI?

“Anche oggi c’è un disinteresse generale nei confronti dei più fragili che in qualche caso sconfina anche nell’ostilità e nell’emarginazione” puntualizza Carrara. “Neppure oggi siamo del tutto fuori da questa logica che vede nei “diversi” delle vite senza valore”, quando leggiamo scritte razziste sui muri o le sentiamo per strada o negli ambienti di lavoro, oppure quando sul web o in televisione compaiono filmati di violenza nei confronti dei più deboli. O ancora, se ogni volta che si deve risparmiare sulla spesa pubblica si taglia sull’assistenza, quasi fosse una misura superflua. Anche la pubblicità ci inculca che solo i sani e i belli hanno diritto ad avere un posto al sole, gli altri è meglio che siano messi in disparte”.

“Per il ruolo che ricopro – sottolinea Mauro Carrara – mi sento messo in discussione laddove incontro grosse disabilità, quando sono chiamato a scegliere o a dare il consenso informato su determinati interventi medici o sulla sospensione delle cure. Ma per ciascuno di noi è fondamentale porsi degli interrogativi rispetto alla qualità di ogni vita e prestare attenzione alle dinamiche del passato perché non vengano riproposte nel presente e nel futuro”.

L’esposizione sarà visitabile fino al 27 aprile ad Albino, nella Sala Mostre dell’Oratorio Giovanni XXIII, in Piazza San Giuliano 9: da lunedì a venerdì: 9-12 e 15.30-18.30, sabato e domenica: 9.30-12-30 e 14.30-19.

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