Dall’aldilà

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“Chi crede in me, anche se muore, vivrà”: la resurrezione di Lazzaro narrata nel vangelo di Giovanni è, come scrive Tertulliano, “esempio formidabile della resurrezione dai morti”, e prelude al segno della stessa resurrezione di Gesù. Non sorprende, dunque, di ritrovare la rappresentazione di questo episodio in rilievo sul sarcofago paleocristiano del IV secolo esposto in questi giorni nel Museo e Tesoro della Cattedrale di Città Alta.
Un prestito eccezionale che arriva dai Musei Vaticani e che inaugura con la mostra “L’aldilà ai tempi di Costantino”, allestita fino al 29 giugno, un’alleanza duratura con la Fondazione Bernareggi, come ha sottolineato il direttore Antonio Paolucci nei giorni scorsi all’inaugurazione.

“Era originariamente una tomba – racconta Umberto Utro, curatore del reparto di antichità cristiane dei Musei Vaticani -, e apparteneva probabilmente alla coppia ritratta all’interno di una conchiglia al centro del pannello di marmo istoriato”. Scorrendo lentamente con lo sguardo da una figura all’altra, nella luce morbida delle sale del museo, si riconoscono diversi episodi delle Scritture che hanno come filo conduttore la guarigione, la salvezza, la resurrezione. Un tema squisitamente pasquale, che accompagna bene queste giornate della settimana santa. Nelle figure si individuano ben sedici episodi biblici, otto tratti dal Vecchio Testamento e altrettanti dai testi evangelici (due ispirati a testi apocrifi, che però all’epoca della realizzazione del sarcofago godevano di notevole credito tra i fedeli). Ecco la moltiplicazione dei pani e dei pesci, e poi il sacrificio di Isacco, il cieco nato, la predizione del rinnegamento, la consegna dei simboli del lavoro ad Adamo ed Eva, la visione di Mosé, l’emorroissa, le nozze di Cana, le storie di Giona, in una posizione centrale, proprio sotto la coppia dei committenti, e ancora Daniele tra i leoni e le storie di San Pietro.

Il sarcofago è uno dei pezzi più importanti tra quelli conservati ai Musei Vaticani, risale al 330 dopo Cristo, verso la fine dell’impero di Costantino, quando anche i nobili ormai non temevano più di convertirsi al cristianesimo e richiedevano sepolture consone al loro stato sociale, quindi riccamente decorate. Un pezzo particolarmente significativo per Bergamo perché coevo all’antica cattedrale che ora, trasformata in museo, ospita la mostra.

Se da un lato ammirare le sculture aiuta a immergersi nel mondo e nella visione dell’al di là degli antichi cristiani, dall’altro rappresenta sicuramente un invito ad approfondire e meditare il mistero della Pasqua in maniera suggestiva, attraverso l’arte antica. A supporto dell’esposizione è stato preparato un piccolo ma prezioso catalogo con testi a cura di Umberto Utro e Alessandro Vella. Oltre ad approfondire i temi della rappresentazione scultoria, questo catalogo offre un’interessante ricostruzione della storia del sarcofago e delle vicende della sua conservazione. Sul sito della Fondazione Bernareggi www.fondazionebernareggi.it si trovano informazioni sui percorsi guidati dedicati alle parrocchie e ai ragazzi. Per informazioni e prenotazioni 035248772, info@fondazionebernareggi.it.

Foto: copyright Direzione dei Musei – Governatorato dello Stato della Città del Vaticano

sarcofago

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