Kairòs

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I Greci erano soliti usare due parole diverse per indicare il tempo: al Kronos, che indicava lo scorrere inesorabile delle ore e dei giorni, si opponeva il Kairòs, cioè il tempo libero, carico di opportunità.
E quale migliore occasione si può trovare per creare un “tempo favorevole” alla preghiera e alla riflessione  che i giorni del Triduo Pasquale, centrali per la vita di ogni cristiano?

Proprio per questo motivo, da più di dieci anni, i giovani di Locate di Ponte San Pietro hanno pensato di vivere insieme i momenti forti del Triduo Pasquale, in un’esperienza chiamata proprio Kairòs. L’idea nasce dall’esigenza di trovare un po’ di tempo per riscoprire se stessi e il proprio rapporto con Dio, creando un’atmosfera di silenzio, ma allo stesso tempo di ascolto.

Il Kairòs coinvolge ragazzi dai 16 ai 30 anni e ha ogni anno un tema diverso, scelto da due o tre giovani che si occupano di strutturare alcuni momenti di riflessione e attività. Tutto è vissuto poi in condivisione, ossia per tre giorni l’oratorio diventa la casa dove convivere dormendo, mangiando e pregando insieme.
Quest’anno il Kairòs ha preso spunto da tre animali, che sono presenti nel Vangelo e sono simboli importanti durante il tempo di Pasqua, che hanno scandito le riflessioni di ogni giornata.
Così il Giovedì Santo è stato il gallo a introdurre l’argomento del tradimento, che prima o poi ognuno sperimenta nella propria vita, da “traditore” o da “tradito”. Si può tradire un amico, una fede, persino se stessi. La condivisione ha permesso a ciascuno di esprimere i propri stati d’animo e le proprie paure a riguardo, anche tramite una tela su cui disegnare, che però è stata poi trafitta con un pugnale, simbolo dello strappo del tradimento.
C’è però un modo con cui cercare di riparare un tradimento ed è il sacrificio, di cui l’agnello è simbolo, cuore del Venerdì Santo. Questa giornata è stata impreziosita dalla testimonianza di una ex tossicodipendente e ex detenuta, accolta poi dalle Suore delle Poverelle, presso Casa Samaria, dove ha iniziato il suo percorso di rinascita e di sacrificio, per riprendere in mano la sua vita.
La riflessione è continuata poi soprattutto sostando davanti alla Croce, dove il sacrificio di Dio è rappresentato proprio da un Cristo che si fa uomo e soffre fino alla morte per amore degli uomini.
Il Sabato Santo, invece, è stata la volta della colomba, già preludio della Pasqua e simbolo del perdono. Sì, perché un tradimento si ripara solo se c’è un perdono sincero e perciò ciascuno è stato invitato a ricomporre la propria tela stracciata.

Il Kairòs dei giovani si inserisce poi nella vita della comunità di Locate, con cui vengono condivise tutte le celebrazioni del Triduo, fino alla Veglia Pasquale del sabato sera. Altri momenti forti di questa esperienza sono stati infine la cena ebraica, svolta il Giovedì Santo proprio secondo il rito tradizionale, seguito da Gesù durante l’Ultima Cena, e l’adorazione eucaristica svolta a turno per tutta la notte tra venerdì e sabato.

Il Kairòs è un’esperienza da cui si torna cambiati, è un momento davvero unico per fermarsi un po’ dalla vita di tutti i giorni e trovare il coraggio per guardarsi dentro e riscoprire la gioia dell’amore di Dio che proprio nella sua Passione e Resurrezione ci ricolma di grazia e ci chiama a portare la testimonianza del suo amore ovunque andiamo.

 

Gli altri approfondimenti del dossier:
Don Emanuele Poletti racconta il senso delle convivenze per adolescenti e giovani all’oratorio
I giovani agli esercizi spirituali con il vescovo
L’esperienza degli universitari della Fuci

 

 

 

 

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