Ci si sposa di meno: scommettere sull’amore per sempre costa

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I dati Istat parlano chiaro, in Italia ci si sposa di meno: dal 2005 al 2012 si è passati da 247.740 a 207.138 matrimoni. Anche Bergamo non è da meno: nel 2005 si sono celebrati 3.880 matrimoni poi, ad eccezione del 2007 in cui c’è stato un aumento e si è arrivati a 4.101, si è andati sempre diminuendo, fino ad arrivare ai 3.356 del 2012, ultimo dato disponibile.
Ma a che cosa è dovuta questa diminuzione? Difficile scommettere sull’amore per sempre? Oppure le motivazioni sono altre? Lo abbiamo chiesto a tre ragazze, sposatesi recentemente. Marta si è sposata lo scorso agosto, con una cerimonia civile: «Il mio è un caso particolare, in quanto mio marito è straniero e la sua famiglia vive all’estero. Era da tempo che pensavamo al matrimonio, dato che ci conoscevamo da tre anni e convivevamo da uno e mezzo e questo aveva rafforzato la nostra relazione. Quello che ci bloccava era la nostra situazione economica: entrambi con lavori precari ed entrate non fisse a cui si aggiungeva il problema del Paese dove festeggiare. Alla fine ci siamo decisi, pensando che di questi tempi, se avessimo dovuto aspettare di avere una situazione economica più stabile, avremmo pronunciato la nostra promessa d’amore con i capelli bianchi».
Così, dato il budget limitato della giovane coppia, 25 anni lei e 29 lui, parte l’operazione «matrimonio low cost»: «All’inizio avevamo pensato di fare la cerimonia civile in Italia a porte chiuse e l’anno successivo fare una festa vera e propria in Marocco – racconta Marta -, per coinvolgere entrambe le famiglie. Poi abbiamo aperto la cerimonia ad amici e parenti, ma all’ultimo minuto: purtroppo non siamo riusciti a far venire i genitori di mio marito a causa della burocrazia legata ai documenti per cittadini non comunitari». Per quanto riguarda le spese per un matrimonio, spesso indicate come la voce che frenerebbe i molti giovani che vorrebbero pronunciare il fatidico sì, Marta commenta: «Contenere le spese non è una missione impossibile: capisco che per questo giorno speciale si vorrebbe che tutto fosse perfetto, ma credo che arrivare ad indebitarsi, come ho sentito diverse coppie, per potersi sposare, sia esagerato. Piuttosto meglio puntare sulla semplicità, ma partire con il piede giusto. È anche vero che noi siamo stati fortunati: la mia famiglia ci ha regalato il rinfresco, che ad ogni modo è stato molto semplice. Gli invitati erano una cinquantina e dopo la cerimonia in comune siamo andati in una sala che abbiamo affittato per qualche ora, dove era allestito il rinfresco: pizzette, tramezzini, pasticcini, mini porzioni di torte e bibite. Per le bomboniere, ci sono state regalate dalla famiglia di uno dei testimoni. Mentre per gli abiti siamo andati in un outlet dove ho trovato un abito bianco, non lungo, ma comunque molto bello e di marca, a 150 euro, mentre mio marito ha dovuto comprare solo le scarpe e la camicia, in quanto il completo gli era stato regalato da un amico. Per l’acconciatura sono andata la mattina stessa da una parrucchiera del paese e per il trucco ci ha pensato mia sorella».
Anche Ginevra, 27 anni, stessa età del marito, si è sposata lo scorso maggio con una cerimonia civile, dopo un periodo di convivenza di un anno e un fidanzamento di 7 anni: «Abbiamo rimandato questo passo non perché vi fossero incertezze nella nostra coppia, ma semplicemente per questioni economiche. Nonostante la laurea conseguita, non ho un lavoro fisso, quindi mi sembrava di sprecare i soldi che in questi anni ero riuscita a mettere da parte con i lavoretti saltuari, spendendoli per una sola giornata. Preferisco impegnare i miei risparmi in qualcos’altro, un progetto più a lungo termine per la famiglia, che spenderli tutti per la cerimonia. Per questo motivo abbiamo deciso di sposarci in comune: una piccola cerimonia, con una quindicina di invitati, preceduta da un piccolo rinfresco con qualche pasticcino, e seguita da un pranzo con i parenti più stretti. Certo, non nascondo che mi sarebbe piaciuto fare una festa in grande, ma quando ho sentito quello che mia cognata aveva speso ho preferito ridimensionare il tutto: 1.500 euro il fotografo, 2 mila il fiorista, un ristorante in media sui 100 euro a persona e il suo abito sui 1.000/1.500 euro». Ginevra non nasconde che le piacerebbe potersi sposare anche in Chiesa: «Il nostro sogno di sposarci in Chiesa rimane comunque: aspettiamo di avere qualche soldo in più da parte per poterlo fare. Ora con una bambina le priorità sono altre».
Per Giulia più che la questione economica a frenare i giovani oggi è il ritmo di vita che si conduce: «Siamo educati a scommettere su noi stessi – racconta -: bisogna fare un certo percorso di studi e poi alla fine di questo, se si incontra qualcuno si può pensare a mettere su famiglia. Ciò non esclude relazioni durante questo percorso, ma sono considerate piuttosto come distrazioni verso il vero obiettivo: la frase che mi ripetevano spesso i parenti era “lascia perdere il moroso, pensa al diploma”; per cui ci si apre alla relazione definitiva solo alla fine di questo percorso. Non è egoismo: c’è più libertà e in questa libertà si deve camminare da soli, cercando gli strumenti per farlo». Studio e lavoro dunque come fattori incisivi per questa scelta: «È una situazione “da centrifuga” – prosegue Giulia -: tra studio e lavoro il tempo per relazioni serie spesso non c’è. Conduciamo una vita esigente, in cui si punta molto alla formazione culturale e lavorativa. Poi quando si incontra la persona giusta, ce ne si rende subito conto, si riesce a riconoscere le proprie priorità grazie al percorso intrapreso e si arriva anche a mettere in discussione tutto questo». A Giulia è successo così, l’amore è arrivato inatteso a 32 anni: dopo sei mesi di conoscenza, la decisione di andare a convivere e poi, nel dicembre 2012, il matrimonio civile: «Abbiamo scelto di sposarci in comune per questioni pratiche. Io sono credente, anche se meno praticante rispetto a prima, ma credo che il corso per fidanzati sia più un ostacolo che un aiuto, soprattutto per quelle coppie che vengono da un percorso di convivenza e quindi si sono già messe alla prova. Noi avevamo già comprato casa insieme, stavamo pensando a un figlio, senza contare che avremmo dovuto aspettare ancora un anno per sposarci, mentre volevamo farlo in quel momento. Questo non significa che non battezzerò i miei figli in Chiesa, ma penso che il Signore ci abbia già dato la sua benedizione facendoci conoscere». Per quanto riguarda la festa di matrimonio, anche per Giulia ha prevalso il buon senso: «Dipende sempre da quello che si vuole, noi non abbiamo fatto spese azzardate ma siamo stati molto contenti di questa nostra giornata, festeggiata insieme a una ventina di invitati. Per l’affitto della sala civica abbiamo speso 250 euro; le bomboniere le abbiamo acquistate su internet a 3 euro l’una; per il pranzo siamo andati in un ristorante slow food sul lago di cui siamo clienti abituali, spendendo 40 euro a persona per un menù comprendente antipasto, primo, secondo e dolce. Per gli abiti, per mio marito siamo andati in un negozio di vestiti per uomo, non specializzato in matrimoni, mentre il cappotto l’aveva acquistato l’anno prima in un outlet per un’altra ricorrenza ma mai utilizzata; per il mio vestito ho provato l’abito esposto in vetrina: mi andava bene e non c’era bisogno di rifiniture, per cui ho speso sulle 1.200 euro per un abito in seta mikado, un pezzo unico di alta moda. Per parrucchiere e manicure sono andata in negozi che si trovavano nelle vicinanze. Le partecipazioni le ho prese in cartoleria e le ho scritte personalmente, spendendo sui 46 euro. Se si esce dal cliché del “pacchetto sposi” e si va dai fornitori normali, si risparmia».

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