Heidi Busetti: ci si sposa più tardi, ma la festa non si tocca

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Si definisce un vero e proprio “alfiere” del matrimonio. E come potrebbe essere altrimenti? Heidi Busetti, oltre a viverne uno splendido sulla propria pelle, ha fatto dei matrimoni la sua professione: è la prima “Wedding reporter” nel mondo. Se lo è inventato lei, questo lavoro. Va qua e là a raccontare i matrimoni: quelli reali (William e Kate solo per fare un esempio), e soprattutto quelli della gente comune. Chi, meglio di lei, può raccontare come sono le cerimonie degli ultimi anni? “Sicuramente – dice – ci si sposa un poco più tardi, sempre più spesso dopo i trent’anni. Ma non si rinuncia a una festa in regola: non si rinuncia all’abito bianco, al pranzo, agli invitati (sempre tra le 60 e le 180 persone) alla torta…insomma, ogni donna il giorno del sì lo vuole vivere un po’ da principessa, di questo non ci si priva.” Eppure la crisi avrà cambiato qualche aspetto del matrimonio.
“Nel settore – continua – la crisi è stata percepita: i mesi scorsi sono stati difficili per il mercato degli abiti, anche se ora pare che si stia risollevando, grazie anche a compratori stranieri. In fondo si sa, noi, in Italia, siamo bravissimi a creare bellezza, e l’abito bianco non fa di certo eccezione. Le coppie, se vogliono tagliare qualcosa, si concentrano sul fotografo, sul filmino, magari snelliscono un poco le portate del pranzo (sempre più spesso ci sono “solo” antipasti, due primi, un secondo, sorbetto e dolce) ma non scendono a compromessi per quanto riguarda l’aspetto visivo-estetico. Piuttosto rimandano il matrimonio di qualche tempo, ma non rinunciano di certo a qualche dettaglio.” Dettaglio, è questa la parola chiave. “La tendenza di oggi, sembra essere quella di voler trasformare il matrimonio da un evento per la coppia, – spiega Heidi – a un evento per stupire gli altri, gli invitati. In questo caso è internet a dare una grossa mano: sono moltissime le spose che mi confidano di aver trovato sulla rete particolari, oggettini, dettagli che impreziosiscano ulteriormente l’allestimento (e spesso made in U.S.A.) con una cura maniacale del dettaglio, sempre alla ricerca di un’originalità che stupisca.” Il matrimonio religioso comunque resiste, probabilmente perché si arriva alla scelta di sposarsi con più consapevolezza, magari dopo un periodo di convivenza che ha messo in un angolo le paure o le insicurezze della coppia. Il matrimonio civile invece va adeguandosi agli standard di quello religioso. “Ultimamente – spiega – ho notato che anche nei matrimoni civili vengono inseriti dei momenti più personali: non ci si limita più alla firma dell’atto, si cerca di leggere discorsi, poesie, di creare una dimensione meno burocratica e più umana, più suggestiva e con più pathos.”

Ancor prima di fare dei matrimoni il proprio lavoro, Heidi ha vissuto il proprio: conquistata dall’ironia e dalla capacità di farla ridere di Devid Rotasperti, un fotografo (di matrimoni ovviamente), che “ha saputo pazientemente abbattere tutte le mie paure, fino a condurmi all’altare. Quando sto con lui io sto bene con me stessa, ogni giorno ci si reinventa, ogni giorno è una sfida fatta di piccole follie, non ci si annoia mai.” E se lei, esperta di matrimoni a 360°, dovesse dare un consiglio alle giovani coppie? “Spesso si dice di andare dove porta il cuore. Per me non è così, bisogna ascoltare il proprio cuore, ma capire con la testa se ciò che si fa è la miglior scelta per se stessi. E soprattutto gettare le giuste basi al rapporto: amore, rispetto e una grande stima l’uno per l’altro.”

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