Senza confini

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Il Festival della Cultura 2014 scalda i motori: parte col botto da domani, con tre grossi calibri. Domani sera (8 maggio) tocca a Michael Cawley, il 9 maggio ci sono Zygmunt Bauman e Michela Marzano. Il filo conduttore della rassegna, giunta alla quinta edizione, quest’anno è la pace. Si lascia prendere per mano da San Giovanni XXIII e dalla Pacem in terris, e mantiene un forte legame anche con le grandi ferite del nostro tempo.

La serata inaugurale «Oltre i confini del presente» in programma giovedì 8 maggio alle 21 al Teatro Donizetti di Bergamo è organizzata in collaborazione con Sacbo. È una serata che apre l’orizzonte sul mondo e sul forte impatto che i viaggi aerei low cost hanno avuto sul mutamento della percezione dello spazio, del tempo e delle distanze. Interverrà infatti Michael Cawley, Chief Operating Officer & Deputy Chief Executive di Ryanair.

Subito dopo, spazio alla musica con l’esibizione della Filarmonica del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo, diretta da Pier Carlo Orizio, che eseguirà composizioni di Felix Mendelssohn-Bartholdy, di Petr Il’ič Čajkovskij e Rachmaninov.

Il sociologo della “società liquida” Zygmunt Bauman sarà la guest star di venerdì: condurrà insieme alla collega Aleksandra Kania un seminario con un gruppo di studenti dell’Università, nella sede di Sant’Agostino. Alle 20.45, invece, nella Sala Oggioni del Centro Congressi Giovanni XXIII, l’autore di «Modernità liquida» e de «La solitudine del cittadino globale» terrà una lectio magistralis sullo stesso tema che ha ispirato il titolo di questa edizione del festival, «Le frontiere del mondo e le speranze degli uomini».

Venerdì si parlerà anche d’amore con la filosofa e scrittrice Michela Marzano: appuntamento al Teatro alle Grazie di Bergamo. L’intervista sarà condotta da Vittorio Bo, membro del comitato artistico del Festival e fondatore di Codice. Idee per la cultura, e si inoltrerà nella difficoltà di definire i confini di questo sentimento, che sembra un moto irrazionale, ma che allo stesso tempo non può definirsi antitesi del pensiero. L’amore ispira le azioni dell’uomo, spinge a interrogarsi ed è una continua sfida per il pensiero razionale. Questo sentimento, complesso e sfaccettato, non deve essere totalmente tacciato di irrazionalità, come è ben descritto dalle parole di Dostoevskij: «La consapevolezza e l’amore, forse, sono la stessa cosa, perché non conoscerete niente senza l’amore, mentre con l’amore conoscerete molto».

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