Dobbiamo fare catechesi. Ma come?

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A fine anno pastorale nel Vicariato in cui si trova la parrocchia di Belsito è stato distribuito un questionario di verifica dell’attività catechistica. Manco a dirlo, il parroco di Belsito, trascurando il fatto che io sono emerito e quindi “fuori gioco”, ha voluto a tutti costi che io gli dicessi il mio parere almeno sulla parte più generale del questionario. Siccome parliamo spesso di queste cose, sa che in materia ho le mie idee, alcune delle quali mi stanno facendo groppo nelle vicinanze del pomo di Adamo.
Gli ho risposto a stretto giro di posta. Una pentola a pressione non si sarebbe sfogata più in fretta. Lette le mie risposte, ha letteralmente preteso che le pubblicassi sul nostro settimanale. Essendo, le mie, risposte di getto e destinate solo a lui, non mi pareva il caso. «Va bene così! – mi ha detto – La precisazione dei termini, l’approfondimento del tema e la discussione sulle idee si possono sempre fare dopo. Il sasso va buttato subito. Se non scrivi tu al settimanale, scrivo io». Come resistergli? Mi assumo le mie responsabilità ed ecco che giro subito ai miei quattro lettori quello che ho scritto a lui.

1) Quale impostazione viene data per i percorsi catechistici? 

Colgo l’occasione per esprimere il mio dispiacere per il totale abbandono dell’impostazione data a suo tempo dalla CEI attraverso il Documento base del Rinnovamento della catechesi e l’impianto degli otto catechismi della Cei, che erano lo strumento di un progetto catechistico di prim’ordine. Quando tempo fa ho posto il problema all’incaricato diocesano per la catechesi, mi è stato risposto che quella impostazione era superata. Ammesso e non concesso che ciò sia vero, mi domando qual è il progetto (e il relativo piano) catechistico proposto al presente dall’Ufficio Catechistico Nazionale o anche solo diocesano. Mi è stato risposto che ognuno si deve fare il suo!!!. Per quello che può valere, io insisto perché si ponga questo problema a chi è pagato per risolverlo e portarlo avanti (Ufficio catechistico diocesano e Ufficio catechistico nazionale). Non si doveva buttare a mare uno strumento prima di aver pronta una nuova proposta.

2) Formazione catechisti: in cosa consiste? Quanti incontri si fanno? Partecipano i catechisti?

Essendo emerito non entro a descrivere e valutare ciò che fanno i preti in servizio. Mi limito a dire che, dopo quanto detto sopra, sono da commiserare perché, pieni di lavoro come sono, si trovano a dover inventarsi la formazione dei catechisti sia quanto ai contenuti da proporre sia quanto ai metodi da utilizzare. senza dire della formazione degli stessi catechisti. A quest’ultimo proposito, il Documento-base rimane un’autentica miniera per la formazione dottrinale, liturgica e spirituale dei catechisti.

3) L’attuale impostazione della iniziazione cristiana quali ricchezze e quali limiti porta con sé?

L’attuale impostazione dell’iniziazione cristiana continua ad essere caratterizzata dal fatto che, nonostante la scristianizzazione galoppante, i sacramenti dell’iniziazione devono essere fatti a tutti. «Iniziazione multitudinista» si diceva quand’ero in Svizzera. Da un certo punto di vista questa rimane un’opportunità, perché bene o male tutti (o quasi) fino alla preadolescenza hanno modo di incontrare la Chiesa e, attraverso di lei, il Signore. I limiti però sono evidenti. Scadentissimo l’interesse a una vera educazione cristiana, sempre molto basso il livello di questo cristianesimo di massa, sempre maggiore la difficoltà di curare come si dovrebbe quelli a cui il rapporto con la Chiesa e con il Signore interessa ancora.

4) I percorsi per adolescenti e giovani sono un momento “critico”. È il momento “dell’abbandono o del consolidamento”. Quali strategie e proposte vengono messe in atto? Quali problematiche ci sono?

Dopo quanto detto, questo diventa il punto chiave della formazione cristiana. Qui, sociologicamente, diventa una prima griglia di appartenenza. (1)C’è l’abbandono per quasi tutti quelli che han fatto l’iniziazione solo per ragioni sociologiche. (2) C’è la tentazione di abbandonare la catechesi anche per altri che vivono in famiglie sane, perché frenati dalla pigrizia da una parte e dal gregarismo dall’altra. (3) C’è infine un gruppo che rimane aperto al discorso religioso.
Pubblico diverso, strategie diverse. I primi si possono, sia pure con dispiacere, lasciare andare, mettendo tutt’al più in atto iniziative che favoriscano anche solo un piccolo contatto con l’oratorio. I secondi si possono aiutare a vincere la pigrizia e a liberarsi dalla forza plagiante dei leaders negativi. Per questi e per il terzo gruppo può essere importante fare riunioni in cui a) si risponde alle domande che premono sul cuore dei ragazzi di questa età riguardo alle ragioni del credere, alle obiezioni di tipo filosofico, storico, scientifico, che i ragazzi sentono fare ai credenti da più parti, soprattutto a scuola; b) si predispone un programma di tratta-zioni scandito sui cinque anni delle superiori e concernenti gli aspetti principali della vita personale e socia-le, c) si fanno esperienze varie di preghiera; d) si comincia a proporre anche qualche forma di volontariato sempre più stabile.

5) La dimensione liturgica: la messa “dei/con i ragazzi”. I “PRO” e i “CONTRO”

Sottolineo soprattutto quelli che secondo me sono i CONTRO: rischio di infantilizzazione delle messe con i ragazzi; difficoltà poi dei ragazzi a passare alle messe normali; i bambini e i ragazzi han bisogno di vedere una pratica religiosa degli adulti seria, convinta, partecipe. Io mi impegnerei di più nell’aiutare gli adolescenti a capire e a vivere il valore dell’incontro con il Signore nella Messa.

6) Catechesi degli adulti: quali iniziative?

Non voglio scandalizzare, ma trovo tempo buttato quello dedicato alla catechesi tradizionale per gli adulti. Si tratta sempre e soltanto delle solite persone, per lo più pensionati del tipo di quelli che rispondono ad ogni campana. Io puntavo e suggerisco di puntare sui genitori dei sacramenti. Se si prevedono una decina di incontri all’anno per ogni classe, con un programma di contenuti progressivo in parallelo a quello che si fa per i ragazzi dalla prima elementare alla seconda media, in sette anni si hanno 70 incontri di catechesi che interessano un maggior numero di persone, e sono utili per loro stessi e per il loro rapporto con i figli.
Attualmente, da oltre due anni (con qualche interruzione) continuo a fare settimanalmente una catechesi per gli adulti attraverso la TV (Teleclusone) con la trasmissione intitolata L’AREOPAGO. Su Antenna2, da oltre vent’anni (!!!), c’è un’iniziativa analoga, la trasmissione MANE NOBISCUM, curata da Mons. Lussana.
(Per chi non è… della Val Seriana, le puntate di queste trasmissioni si possono trovare in Internet Youtube).

Come si augurava l’amico di Belsito, la strada è aperta alla discussione e all’approfondimento del tema, sul quale (attenzione!) è drammaticamente in gioco il futuro della fede della nostra terra già famosa per la sua cristianità.

 

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