Don Andrea Mazzoleni tra i campesinos a Munaypata

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Don Andrea Mazzoleni, originario di Sant’Omobono Imagna, dal 2008 ha deciso di cominciare una nuova avventura, dall’altra parte dell’oceano, tra le Ande e i campesinos, più precisamente nella parrocchia di Munaypata, alla periferia di La Paz, Bolivia.
“L’esperienza di missione è nata in me durante gli anni di formazione nel seminario ed è maturata nei miei anni di servizio pastorale nella comunità di Gandino (dal 2001 al 2007, ndr) – spiega don Andrea -. Nel periodo del seminario ho sempre cercato di vivere con entusiasmo e curiosità tutte le proposte che giungevano dai miei superiori: dall’esperienza estiva a Calitri, nelle zone terremotate, a quella di Torre Boldone con gli anziani, fino alle Missioni Giovani nelle nostre comunità. Tutte esperienze ricche ed entusiasmanti che mi hanno aiutato a formare uno spirito missionario guardando con un occhio di predilezione alle nostre periferie”.  Don Andrea in Bolivia ci ha messo piede per la prima volta nell’estate del 2000: “Ho potuto conoscere seppur in forma limitata questo Paese – prosegue – attraverso una missione con alcuni miei compagni di classe, entrando in contatto con i nostri missionari Fidei Donum e le loro realtà”. Così, dopo aver svolto il suo servizio pastorale come curato dell’oratorio nella comunità di Gandino, don Andrea si rende disponibile al Vescovo Roberto Amadei per fare un’esperienza Missionaria.  Ed è eccolo qui, nella parrocchia di Munaypata “Apostol Santiago”, la prima missione fondata dai preti bergamaschi. La parrocchia conta quasi 60.000 abitanti ed è una realtà molto giovane: nella giurisdizione parrocchiale sono presenti 14 scuole tra  materne, elementari, medie e superiori. Oltre al cammino ordinario con le sue attività pastorali quali la catechesi, la celebrazione dei sacramenti e l’accompagnamento nei tempi forti, nella parrocchia, tra le altre attività, si trovano 16 comunità di base dove i partecipanti si incontrano ogni quindici giorni per riflettere sulla parola di Dio secondo il metodo del “Ver, Juzgar y Actuar” “Vedere, giudicare, agire”. Senza contare la scuola parrocchiale “Marien Garten”, che accoglie 2000 studenti; ilComedor”, una mensa per bambini frequentata ogni giorno da 200 bambini tra i più bisognosi della parrocchia, ai cui genitori si propone un  cammino di formazione spirituale, umano e igienico sanitario; il Centro Parma, centro di riabilitazione per bambini (motoria, psicologica, neorologica…). Inoltre vi è il gruppo “Creando sogni”, un gruppo di bambini disabili che si incontra una volta al mese per vivere momenti ricreativi e di formazione e allo stesso tempo accompagna i loro genitori con un supporto medico e psicologico ed il gruppo degli anziani, con un incontro settimanale dove si celebra la messa e dove si propongono dei piccoli laboratori di cucito, di lingua castellana e di pittura, terminando l’incontro con un piatto di “Sopa” , “zuppa”.  “La Caritas parrocchiale – spiega don Andrea – cerca di dare risposte concrete ai bisogni urgenti della gente, proponendo anche alcuni progetti come  prestiti economici per chi necessita di un capitale per poter aprire un piccolo negozio o per  comprare il necessario per la casa, oltre alla vendita di alimenti a prezzi convenienti e campagne mediche”. Un ruolo importante è svolto dall’ufficio parrocchiale: “Ogni giorno arrivano bambini, giovani e adulti che chiedono i documenti e confidano le loro difficoltà. In questi incontri si percepisce dietro ogni volto il dramma di una famiglia: quante violenze, quanti dolori, quante incomprensioni, quanti abbandoni e divisioni che affiancati alla povertà aumentano il dolore e le problematicità”. Ma nella parrocchia di don Andrea si trovano anche diversi gruppi giovanili che con la loro creatività vivono la fede e accompagnano il camino pastorale: “La chiesa di Bolivia sta vivendo il tempo della missione permanente – racconta -, un tempo che vuole essere di rinnovamento e grazie anche al nuovo impulso di papa Francesco si cerca di vivere con più vitalità e profondità la nostra spiritualità. I giovani sono la forza e la ricchezza della comunità e allo stesso tempo necessitano di un accompagnamento di formazione spirituale”.  Tante le storie, i volti incontrati e le parole ascoltate, ma alcuni giorni prima di tornare in Italia, un episodio particolare: “Un pomeriggio ho incontrato un giovane seduto in chiesa che guardava in giro impaurito, mi chiamò e mi chiese di potersi confessare – racconta don Andrea -. Dopo averlo tranquillizzato un poco, iniziò  ad aprire il suo cuore  confidandomi  che faceva parte del “Sendero Luminoso”, quel gruppo che in Perù ha ucciso molte persone tra cui anche il nostro missionario don Dordi.  Questo giovane mi confidò che era stato inviato a La Paz  per uccidere una famiglia intera, ma alcune ore prima, nella stanza dell’albergo dove alloggiava, trovò un rosario nello stesso cassetto del comodino dove appoggiò la sua pistola. Da quel momento incominciò a riflettere sulla sua vita e su quanto aveva fatto, uscì dalla sua stanza e si mise a camminare tutto il pomeriggio finché incrociò la mia chiesa e sentì la necessità di entrare. Lì avvenne questo incontro di conversione e di grazia: dopo la confessione il giovane uscì dalla chiesa per rientrare in Perù, dove lo aspettava la sua famiglia per poter scappare, per la paura che i membri del Sendero Luminoso si vendicassero con loro per il mancato omicidio. Il Signore si serve di piccole cose per darci la possibilità di conversione”.

 

 

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