Expo: cercasi volontari. Ma i giovani quando lavorano?

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Nell’ultimo periodo siamo stati quasi bombardati di notizie relative all’Expo, indicata come una sorte di manna dal cielo che potesse migliorare in qualche modo la situazione economica del Belpaese. Lasciando da parte i recenti scandali legati al presunto giro di mazzette nell’ambito degli appalti dell’esposizione, su cui stanno indagando la Procura di Milano per turbativa d’asta e la Corte dei Conti per danno erariale, navigando su internet mi sono imbattuta in un curioso annuncio per l’Expo 2015. “Cercasi volontari per attività di accoglienza e supporto ai visitatori dell’esposizione universale. Offresi, in cambio, la possibilità di ampliare le proprie esperienze in un contesto internazionale, multiculturale e multilingue che arricchirà il proprio percorso formativo e di crescita”.
Obiettivo? Scovare e formare circa 10 mila operatori, che potranno scegliere quanto tempo mettere a disposizione per l’Expo. E, se si completa il primo periodo di servizio, addirittura un tablet in regalo. La richiesta di volontari arriva pochi giorni dopo l’annuncio dell’imminente apertura delle 640 posizioni di lavoro, tra apprendistato e tempo determinato. Dunque 640 posizioni retribuite, e il resto volontariato. E per giustificare ciò, si snocciola il grande numero di volontari che hanno preso parte ad altri eventi importanti: “A Londra 2012 erano in 70.000, a Torino nel 2006 18.000, all’Esposizione di Shanghai nel 2010 si sono attivati in 70.000. I volontari sono un network incredibile, alcuni di loro hanno dato vita ad associazioni dopo i grandi eventi – dalla Spagna al Giappone – e ancora oggi partecipano girando il mondo e stringendo nuove amicizie. Diventare un volontario significa entrare a far parte di qualcosa di più grande”.
Penso a mia sorella che in questi giorni ha appena sostenuto l’esame di maturità, indirizzo turistico, e che di stage nel suo percorso scolastico ne ha già fatti parecchi. Come giovane mi sento ancora una volta presa in giro e sfruttata. Lavoro gratis, ma se sono brava poi avrò un tablet in regalo. Perché invece del tablet non si garantisce una paga (anche piccola) a questi ragazzi? Ma questo non è l’unico caso: basta leggere i diversi annunci di lavoro: “non è prevista nessuna retribuzione, ma sarà un’ottima vetrina”, “Cercasi apprendista con esperienza” (ma allora che apprendista è?), “Cercasi ragazza di 23 anni, laureata con ottimi voti, con un’esperienza di tot. Anni….bla bla bla” (e poi cosa ancora? Ai giovani si chiede spesso di laurearsi in tempo e di fare contemporaneamente esperienze lavorative importanti: una contraddizione). Ci si lamenta che i nostri giovani prendono la via dell’estero e non tornano più indietro. Si dice che l’Italia sia un Paese per vecchi, ma non si fa nulla per cambiarla. L’Expo poteva essere un’occasione per dimostrare il contrario, per dimostrare la voglia di voltare pagina, di cambiare, di svecchiare questo Paese. Non una conferma che questo Paese, i giovani, li vuole solo sfruttati e sottopagati.

 

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