Gori sindaco. La lezione per chi ha vinto e per chi ha perso

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Il PD frena, così almeno titolavano alcuni giornali a commento del ballottaggio della scorsa domenica. E si capisce: lo scandalo di Venezia si fa sentire. Ma non frena a Bergamo, almeno nel capoluogo, dove Gori vince e vince bene. La vittoria del centrosinistra nella nostra città e le cifre inedite venute fuori dalle urne sono state già variamente commentate. Ma un evento così complesso offre il fianco a molte considerazioni, sia in rapporto ai problemi locali sia in rapporto all’intera società italiana.

IL “CAMBIO DI PASSO”

Gli elettori hanno evidentemente premiato un’immagine di sindaco che porta qualcosa di nuovo, un “cambio di passo”, come hanno più volte insistito i sostenitori di Gori durante la campagna elettorale. È il primo ovvio elemento. Ormai è il “nuovo” il marchio vincente in politica. O il nuovo allo stato puro, come i Cinque stelle, o il nuovo nei partiti tradizionali. Le forze che difendono il già dato non riescono a prevalere su quelle che propongono di smantellarlo. Ma il gioco, antico e risaputo, fra conservazione e rinnovamento, in queste elezioni e con il ballottaggio, ha preso qualche caratteristica inedita che riguarda soprattutto alcuni partiti e le loro linee politiche.

LA LEGA E LO SBRAITARE COME PROGRAMMA POLITICO

La Lega anzitutto. La sua campagna sulla veranda di Gori e sulle tasse del nuovo sindaco non ha pagato. O ha pagato poco. È probabile che la Lega non impari la lazione neppure stavolta, perché non l’ha mai imparata. Ma l’esito del voto la dice chiara. La Lega è abituata a ottenere qualcosa parlando d’altro. Per raccogliere consensi usa costantemente mezzi impropri: accentua la paura degli immigrati (Salvini ha pesantemente criticato il Papa, ancora una volta, su questo tema), aggredisce gli avversari, critica i tecnocrati europei… Fare la voce grossa su tutto costituisce, per i dirigenti del Carroccio, la patente sicura della buona politica. Ma se fosse così un tipo come Daniele Belotti sarebbe un genio assoluto della politica, perché nessuno come lui ha sbraitato durante la campagna elettorale. Ma che sia un genio forse ne è convinto lui, ma non gli elettori che non l’hanno mandato in Europa e hanno fatto mancare la loro fiducia a Tentorio, il quale è apparso molto, troppo forse, legato alla linea della Lega.

I CINQUE STELLE E SCEGLIERE DI NON SCEGLIERE

I Cinque Stelle: anche loro dovrebbero aver imparato qualcosa. Ormai è una costante. Sull’esempio del loro grande capo, sono bravi nel demolire. Li sono uniti e rendono molto. Poi, quando si tratta di fare scelte politiche, le cose cambiano. A Roma non hanno scelto fra Marino e Alemanno, nei tempi vicini a noi non sono ancora riusciti a scegliere con chi andare in Europa, a Bergamo non hanno scelto, a Seriate neppure. Questa incapacità di scegliere l’hanno chiamata, pomposamente, “libertà di coscienza”. Detto in altri termini: quando arrivano le grandi scelte non scelgono e dicono ai loro elettori di fare i cavoli che vogliono. Marino e Alemanno, Gori e Tentorio (per restare a scelte semplicemente amministrative) “per me pari sono”. Ma pari non sono e una politica che non sceglie salva se stessa ma non salva la società.

ADESSO VIENE IL BELLO. O IL DIFFICILE

Adesso viene il bello per Gori. Il bello per modo di dire: il difficile piuttosto. Dovrà dimostrare che la sua immagine di “uomo nuovo” e di imprenditore capace non era solo un’immagine. Siccome adesso è lui il sindaco gli auguriamo di farcela. Per lui e, soprattutto, per noi.

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