La grande estate dei Cre: 100 mila ragazzi al “Piano terra”

0

“Tira su le mani se ci sei, se ci sei”, dice uno dei brani più intriganti della colonna sonora del Cre 2014, un rap morbido, scritto da Roberto Cattaneo e Marco Cabrelli, con musica di Valerio Baggio. Contiene l’invito a fare un gesto simbolicamente forte: tirare su le mani, essere presenti, puntare al cuore dell’estate dei Cre che sta partendo già in molti oratori della diocesi in questi giorni e che coinvolge oltre centomila persone (novantamila ragazzi fino a 14 anni, il resto animatori, per la maggior parte adolescenti).
E’ una realtà straordinaria, che molte altre regioni italiane prendono a modello, la testimonianza di una grande vitalità e di una notevole generosità che le comunità del territorio riescono ad esprimere: un investimento sul futuro, ma anche sul presente. Il tessuto delle nostre parrocchie, infatti, viene da un lato, sicuramente, messo alla prova, ma anche alimentato e arricchito da queste esperienze estive.
E’ un’incredibile occasione in cui come sottolinea don Emanuele Poletti, direttore dell’Ufficio per la pastorale dell’età evolutiva, “tutte le generazioni si ritrovano all’oratorio e si fa una vera esperienza di comunità. E’ un’esperienza bella perché aggrega e diverte e poi aiuta i ragazzi a crescere, a scoprire che la vita è bella. L’obiettivo è educare le persone a vivere una vita buona, che è quella proposta dal Vangelo che è Gesù e si concretizza nelle azioni semplici che si compiono in comunità”.
Il tema di quest’anno “Piano terra, e venne ad abitare in mezzo a noi”, invita a scoprire che cosa significa “abitare il mondo” con rispetto e senza pregiudizi, con gli occhi aperti a un orizzonte ampio che abbraccia il mondo. Per prepararlo ci è voluto, come sempre, un anno intero, con un grande lavoro di équipe che da qualche tempo coinvolge una rappresentanza di tutti gli oratori lombardi. Fare squadra, anche in questo campo, premia: il risultato rivela infatti cura e attenzione educativa. Un’ottima partenza che ogni parrocchia può sfruttare per costruire il proprio personale percorso. Qualunque sia la scelta di ogni comunità, tagliata sulle caratteristiche del territorio e dei ragazzi che partecipano, è indubbio che a dare una marcia in più al Cre-Grest degli oratori rispetto alle moltissime proposte in circolazione è proprio la possibilità di mettere insieme generazioni diverse e creare occasioni in cui ognuno possa esprimersi e sperimentarsi: anche ai piccoli viene spesso affidato qualche lavoro, una piccola responsabilità. Così si crea un circolo virtuoso, un allenamento: pian piano si impara a prendersi cura degli altri, a sentire con semplicità come davvero da ogni azione che compiamo dipende anche il bene delle persone che abbiamo vicino.
Nella storia che fa da filo conduttore quest’anno, “I viaggi di Gulliver”, il protagonista incontra diversi mondi, li abita, ne scopre pregi e difetti e in questa scoperta cresce. Allo stesso modo nella vita del Cre-Grest, dice don Emanuele “si crea una circolazione positiva di energie tra persone di generazioni diverse, e i piccoli hanno la possibilità di interagire e di confrontarsi con gli adulti in un modo che in altri contesti non è possibile”.
Il fuoco di tutto il lavoro del Cre non è tanto dare vita a delle belle attività, quanto offrire opportunità di formazione, educare, offrire ai piccoli elementi validi per costruire la propria vita, le relazioni di amicizia, e così porre le basi per il futuro. Certo poi niente è lasciato al caso: le canzoni, le attività sportive, le feste, gli atelier. C’è sempre uno spazio speciale, curato con particolare attenzione, dedicato alla preghiera, al silenzio, alla riflessione, che diventa così naturalmente parte, com’è giusto che sia, della vita di tutti i giorni.
Piano terra, il tema del Cre, ricorda lo spazio della “casa” intesa come spazio privato, ma non solo, perché i ragazzi sono chiamati ad “abitare bene la terra”, a “convivere con altri diversi da sé”, guardare il mondo a partire dalla scelta di Gesù, appunto, di “venire ad abitare in mezzo a noi”. A ognuno viene chiesto di mettersi in gioco, ad essere protagonista. Non a caso l’ultima delle parole che fanno da guida alle attività delle settimane del Centro ricreativo – dopo entrare, custodire, costruire – è uscire: “Nessun luogo è fine a se stesso – conclude don Emanuele -: alla fine bisogna andare per la propria strada ma quello che i ragazzi hanno imparato di bello continua e si può giocare di nuovo in un’altra dimensione”. Per questo l’augurio è che sempre di più “l’esperienza del Cre diventi il compimento delle annuali attività dell’oratorio ma anche il volano per farle partire e renderle sempre più forti nel nuovo anno”. Qualcuno sta già provando a inventare forme nuove di “Cre” adatte a tutte le stagioni. E noi del Santalessandro approfitteremo dell’estate per incontrare e raccontare alcune esperienze, e attraverso di esse la vita di alcune comunità della nostra diocesi. Se avete esperienze, attività, testimonianze, fotografie che volete condividere mandatecele: le pubblicheremo volentieri.

Le immagini a corredo di questo pezzo: la prima giornata di ArteXiCre dei Dipartimenti educativi della Fondazione Bernareggi al Patronato San Vincenzo.

 

Share.

Lascia un commento