Che incontro “Mondiale”: musica, riso e pallone gettano un ponte tra Italia e Africa

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Un pomeriggio di festa che ha unito tante persone con ingredienti semplici: una partita di calcio “Mondiale”, Italia-Costa Rica che ha unito i cuori nonostante la sconfitta degli azzurri. La preghiera, con la scoperta che si può fare – e può essere “forte” – anche con persone di religioni diverse, in un clima di riflessione e rispetto. La festa, il gioco, la musica, il cibo consumato tutti insieme, scoprendosi vicini nonostante le differenze di origine, cultura e tradizioni. Un’occasione per guardarsi negli occhi, per andare oltre le tante divisioni che le fatiche e le cronache quotidiane alimentano. La giornata mondiale del rifugiato nella nostra diocesi è trascorsa così, lasciando un seme. Ecco il racconto di Bruno Goisis, presidente della cooperativa Ruah, e le belle foto di Piero Annoni.

Far memoria, non dimenticare, sono le parole che hanno caratterizzato la giornata mondiale del rifugiato a San Paolo d’Argon e ad Urgnano.

È ricordarsi che, secondo un rapporto pubblicato dall’Alto Commissario per i Rifugiati (Unchr), per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di rifugiati richiedenti asilo e sfollati interni in tutto il mondo ha superato il livello di 50 milioni di persone… È, purtroppo, la storia di un mondo senza pace.

Abbiamo ricordato questa giornata in modo concreto e tangibile attraverso una serie di iniziative che hanno coinvolto da vicino le 80 persone accolte dalla Caritas Diocesana nelle strutture collocate nelle due località bergamasche.

L’Ufficio Migranti della nostra diocesi e la Cooperativa Sociale Ruah hanno subito trovato la disponibilità e l’accoglienza delle rispettive comunità parrocchiali e civili che hanno aderito in modo concreto ai diversi momenti della giornata.

Il primo appuntamento ha riguardato, naturalmente, il match dei Mondiali, Italia-Costa Rica… È stato interessante ritrovarsi di fronte al maxi schermo e scoprirsi “tutti” tifosi degli azzurri! I profughi che stiamo accogliendo sono tutti africani ma, durante la partita, il tifo era da stadio e il gol subito dall’Italia con il conseguente risultato finale,  ha lasciato tutti nello sconforto, italiani e non.

Dopo la partita c’è stato il momento della preghiera, del ricordo degli affetti lasciati lontano e di quelli che, davvero tanti,  non sono riusciti ad attraversare il mare.

La preghiera si è basata sulla figura di “Giuseppe”, primo profugo nei testi Biblici ed anche nel Corano. Il testo, tradotto in 4 diverse lingue, ha orientato la preghiera guidata da don Massimo Rizzi (Ufficio Migranti) e da don Claudio Visconti (Caritas Diocesana).

Presenti un centinaio di persone sia a San Paolo d’Argon sia ad Urgnano, e tra esse anche alcuni gruppi di giovani degli oratori. L’evidente difficoltà della lingua è stata superata dalla partecipazione intensa e, a tratti, silenziosa della preghiera personale… Chissà dove stavano viaggiando il cuore e la mente dei nostri giovani ospiti… e chissà se avranno percepito che erano per noi loro stessi i “soggetti-destinatari” della preghiera.

Dopo la preghiera i due oratori profumavano già del cibo africano.  È iniziata la festa e  con essa la possibilità di avvicinarsi, incontrarsi, porsi delle domande. Erano tante le curiosità che i nostri giovani avevano da chiedere ai migranti. Il momento giusto per ascoltare i loro racconti… il tutto davanti ad un “colorato”  piatto di riso senegalese.

La serata è stata ancora lunga: ad Urgnano si è giocato un match mondiale Italia-Africa, spalti pieni, partita amichevole ma non troppo… d’altro canto… nessuno vuole perdere!!! Il risultato finale però non cambia: 2-0 per la squadra africana, con tutto ciò che il pomeriggio insieme era riuscito a creare, le emozioni delle storie condivise ed i nuovi amici trovati… e subito un accordo per organizzare la rivincita!!!

A San Paolo d’Argon, dopo la cena  in oratorio,  un bellissimo concerto della Bantu Band; se il cibo unisce potete immaginare cosa può fare la musica… E chi li ferma più i giovani che ballano?

L’iniziativa in entrambe le località ha visto la partecipazione di italiani ed immigrati residenti che hanno condiviso un pomeriggio ed una serata con i giovani profughi arrivati sulle nostre coste lo scorso marzo. Un modo credo bello e significativo per iniziare un percorso di condivisione e di accoglienza… già qualcuno chiedeva di poter insegnare l’italiano ai giovani profughi.

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