«C’è un tempo per…» e l’integrazione diventa un film

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È partito ieri sera, al cinema Conca Verde, il Festival di cortometraggi «C’è un tempo per…l’integrazione», promosso da Cesvi, con la collaborazione di enti sul territorio tra i quali la cooperativa Interculturando, Sas, l’ufficio migranti della diocesi di Bergamo, l’agenzia per l’integrazione, Molte fedi sotto solo stesso cielo, L’Eco di Bergamo, la Fondazione Adriano Bernareggi, il comune. Giunto alla sua 8ª edizione, per la prima volta in veste estiva, ci propone i corti del progetto «Face2face – Facilitating dialogue between migrants and European citizens», promosso da Cesvi e un consorzio di partner europei grazie al contributo della C.E. – Fondo Europeo per l’integrazione. La serata «Face2Place – i volti delle città europee: storie di migrazione tra ieri e oggi» ha presentato una scelta di 5 cortometraggi, 3 dei quali in concorso nel progetto di quest’anno e 2 già realizzati l’anno scorso da Santicorna nell’ambito del progetto di co-sviluppo «Due Sponde», promosso da Cesvi e un consorzio di ong litaliane grazie al contributo della Fondazione Cariplo.
Migranti, giovani di seconda generazione e italiani sono i co-autori e i protagonisti dei cortometraggi in lizza, alle prese con difficoltà e piaceri della convivenza coi cittadini autoctoni, attraverso luoghi e non luoghi delle città europee. E proprio sul «non luogo per eccellenza», come lo definiva Bauman, ossia il tram, si svolge il primo corto: «90-91: Il tram come luogo d’integrazione» (Regia di Silvia Valenti). Una linea, la 90-91, che viaggia 24h su 24 attraverso i quartieri più frequentati da stranieri di Milano, fino ad esser considerata “malfamata” dai milanesi. Le riprese sono state fatte in diversi momenti della giornata, riprendendo la popolazione del tram nelle sue diverse occupazioni: dai pendolari e gli studenti la mattina alle donne che tornano dal lavoro e ai bambini usciti da scuola al pomeriggio, fino ai senzatetto la sera, i quali la utilizzano anche durante l’inverno come rifugio. I volti delle persone sono i protagonisti della scena, ci narrano una realtà controversa ma quotidiana, tra sguardi e vere e proprie interviste: dai veterani del mezzo tra cui una ragazza argentina ai più recenti fino ai nuovi arrivati. Il tram è diventato negli anni sempre più multietnico, si notano le differenze culturali dei diversi passeggeri, anche nelle piccole occasioni come quelle di spostare un pacco pesante o di scambiarsi gesti di affetto. In seguito vengono mostrati i due corti di Santicorna, un’agenzia creativa nata nel 2009 da un progetto di Ilaria Santi e Silvia Corna, le quali hanno aiutato i partecipanti a esprimersi tramite il videomaking. Narrano la storia di due peruviani, una ragazza ventisettenne immigrata di seconda generazione e un sessantottenne: «Storia di Cinzia Heather Villanueva» e «Storia di Victor Galvez Serpa». Cinzia, nata in Italia, per lo Ius Sanguinis mantiene la cittadinanza dei suoi genitori, e ci svela il suo percorso di ricerca della propria identità, dall’infanzia in Abruzzo in un paesino, in cui «andava in gita» in questura ogni due anni per rinnovare il permesso di soggiorno, al rifiuto degli anni dell’adolescenza, fino alla scoperta e alla presa di coscienza delle origini. Victor invece vive a Milano con la moglie dal 1999 e lavora come operaio, ma porta con sé la passione per la patata selvatica (in Perù ci sono 5000 varietà di patata) perché era agronomo ma in Italia non sono state riconosciute le sue competenze. Nel tempo libero coltiva patate in una serra, in modo che i suoi connazionali non perdano il contatto con i prodotti e il folklore della cultura da cui provengono.
«Storia di Rosita – l’integrazione si fa sul campo» (regia di Alberto Brevi, Sara Bonfanti, Amanda Estrada, Gabriel Ledezma) narra invece della passione per la pallavolo di una donna boliviana molto attiva nel sociale, la quale è anche la fondatrice di «Bergamo di tutti», un progetto per l’integrazione in cui gli stranieri, soprattutto boliviani, con la collaborazione di qualche italiano, si occupano dell’ambiente, cercando di ripulire graffiti e migliorare aiuole e parchi in 11 quartieri di Bergamo. Le riprese si svolgono nella palestra di Longuelo, in cui Rosita si allena coi suoi amici. In «Storia di Elyasid – l’integrazione sui banchi di scuola» (Regia di Alberto Brevi, Luana Rossin, Elyasid Tlemcani), un ragazzo figlio di genitori marocchini studia a Milano ingegneria informatica ed ha un amico italiano di nome Andrea che studia ingegneria elettronica. Si conoscono dall’asilo e si raccontano attraverso la videocamera, esprimendo le loro opinioni sul tema e le proprie esperienze. «Il mezzo cinematografico offre la possibilità di cambiare il punto di vista, trovando quello delle persone coinvolte nel processo di integrazione, le quali si esprimono in prima persona riguardo al proprio vissuto personale e ci riportano direttamente una realtà spesso celata da mass media e politici, giungendo più in profondità» ci spiegano Giangi Milesi, presidente di Cesvi e Giancarlo Domenghini, promotore del Festival. Questo è uno degli scopi dei progetti, sempre volti a una lettura del fenomeno meno parziale, che tenga conto dell’esperienza dei migranti e ce ne renda partecipi. Alla fine della serata alcuni tra i partecipanti hanno sottolineato l’importanza dei legami che si sono creati tra loro, alcuni anche di amicizia, e la reciproca conoscenza che si è sviluppata piano piano riguardo alle loro rispettive culture, arricchendoli umanamente e facendoli prendere coscienza della loro interazione quotidiana con le diverse realtà presenti nella società e del loro valore aggiunto.

Ecco il video «90-91: il tram come mezzo d’integrazione» di Silvia Valenti

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